Le ondate di calore stanno riscrivendo le regole dello Champagne. Come già riportato da WineNews, la vendemmia 2026 tra i filiari da cui nascono le bollcine più prestigiose del mondo, sarà ricordata (come in altri territori d’Italia, di Francia e non solo) per la precocità record, con la raccolta delle uve iniziata in molte zone già prima di Ferragosto a causa delle alte temperature. Ma in questo contesto particolare, con il caldo che non influisce solo sui tempi, ma anche sulle caratteristiche delle uve, più di qualche maison sta valutando di destinare una parte significativa delle uve idealmente destinate allo Champagne, alla produzione di vini fermi sotto la denominazione “Coteaux Champenois”. A fotografare questo scenario è il magazine francese “Vitisphere”, che riporta, tra le altre, la posizione di Odilon de Varine, chef de cave della maison Gosset, nome di prestigio della Champagne, a Épernay.
La decisione sarebbe già stata presa “al 90%, forse anche qualcosa di più”: i mosti con un potenziale alcolico superiore al 13% sono stati separati e saranno degustati al termine della fermentazione per stabilirne la destinazione finale. Secondo de Varine, “è molto probabile che questi vini risultino troppo lontani dalla freschezza e dalla mineralità che caratterizzano i Bsa (Brut sans année, Champagne non millesimato, ottenuto assemblando vini di annate diverse, compresi i cosiddetti vins de réserve conservati dalle vendemmie precedenti, ndr) della maison, per affrontare la seconda fermentazione in bottiglia, e che vengano, quindi, indirizzati verso la produzione di Coteaux Champenois”. In vista di questa possibilità, Gosset ha già aumentato l’estrazione per i vini rossi e intensificato il bâtonnage per i bianchi, con l’obiettivo di ottenere vini fermi di alta qualità. Non si tratta, però, di un caso isolato. Sempre secondo de Varine, “anche altre aziende stanno valutando di sfruttare le peculiarità di questa annata particolarmente calda per proporre ai consumatori qualcosa di alternativo”.
Una prospettiva condivisa, infatti, anche da Maxime Toubart, presidente Syndicat Général des Vignerons de la Champagne (Sgv), la principale organizzazione che rappresenta i viticoltori della Champagne, che considera “il 2026 un’annata particolarmente favorevole per la produzione di Coteaux Champenois. La qualità delle uve - sostiene Toubart - offre l’opportunità di realizzare vini di grande livello”, anche se non si parla di una categoria destinata ad esplodere, puntualizza. I vini fermi del territorio, infatti, ribadisce Vitisphere, sono destinati a rimanere complementari rispetto ai classici Champagne. Proprio per questo, davanti a livelli zuccherini tra i più elevati registrati negli ultimi anni, i viticoltori hanno chiesto all’Institut National de l’Origine et de la Qualité (Inao), l’ente pubblico francese, vigilato dal Ministero dell’Agricoltura, che tutela e gestisce le denominazioni di origine una modifica temporanea del disciplinare della denominazione Champagne. “Vogliamo eliminare la restrizione che impedisce l’imbottigliamento di vini con un titolo alcolometrico volumico superiore al 13% dopo la rifermentazione, in modo da allinearci alla normativa europea, che consente di arrivare fino al 15% per i vini non arricchiti”, conferma Toubart. “Il nostro obiettivo è evitare che le aziende che non possono assemblare i vini del 2026 con vini di riserva, oppure che desiderano produrre Blancs de Blancs millesimati, si trovino nell’impossibilità di farlo”. L’Inao dovrebbe pronunciarsi l’8 settembre.
Copyright © 2000/2026
Contatti: info@winenews.it
Seguici anche su Twitter: @WineNewsIt
Seguici anche su Facebook: @winenewsit
Questo articolo è tratto dall'archivio di WineNews - Tutti i diritti riservati - Copyright © 2000/2026



























































































































































































