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RICONOSCIMENTI

“Premio Luxury Food” 2026: oltre 30 protagonisti dell’alta cucina italiana e mondiale in Senato

Da Bombana a Cracco, da Oldani a Crippa, da Bowerman a Uliassi, da Borghese a Bartolini, per valorizzare la cultura gastronomica legata ai territori

Che cosa significa oggi il lusso in cucina? Per alcuni è la capacità di emozionare attraverso un piatto, per altri il racconto dell’identità di un territorio, la cura delle materie prime o la trasmissione di un sapere alle nuove generazioni. Ecco le visioni di “Premio Luxury Food” n. 1, che, ieri, ha riunito oltre 30 protagonisti dell’alta gastronomia italiana e internazionale a Palazzo Giustiniani, nel Senato della Repubblica, a Roma. Il riconoscimento, ideato e curato dalla giornalista e docente universitaria Annalisa Cavaleri, con il sostegno del vice presidente del Senato Gian Marco Centinaio, è nato per valorizzare il contributo dei professionisti che, attraverso il proprio lavoro, custodiscono e rinnovano il patrimonio della cucina. Al centro dell’iniziativa, una visione del lusso enogastronomico che supera l’ostentazione e l’esclusività economica per valorizzare identità, etica, sostenibilità, creatività e legame con i territori. Un modello di eccellenza che riconosce nella cucina un patrimonio culturale da custodire e rinnovare, attraverso la trasmissione di saperi e tradizioni, il valore del lavoro e la capacità di lasciare un’eredità alle nuove generazioni (come hanno raccontato, in un’intervista a WineNews, gli chef Carlo Cracco, Cristina Bowerman, Davide Oldani e Alessandro Borghese).
Un tema importante e diverso dal solito che è stato approfondito nella talk, moderato da Angelo Mellone, direttore Intrattenimento Day Time Rai, con comunicazioni e testimonianze di Sebastiano Grandi, ordinario di Marketing all’Università Cattolica del Sacro Cuore, e Alberto Mattiacci, professore ordinario alla Sapienza Università di Roma, Giuseppina Violante, managing director Sky Media, Matteo Pauri, vice presidente Fondazione Barilla, e Francesco Malfitano del Ministero della Cultura.
Tra gli chef italiani e internazionali, insigniti del riconoscimento, figurano Umberto Bombana, del Ristorante 8 e 1/2 Bombana di Hong Kong, tre stelle Michelin; Hélène Darroze, alla guida di Hélène Darroze at The Connaught a Londra, tre stelle Michelin; Ana Roš, di Hiša Franko in Slovenia, tre stelle Michelin; Paolo Casagrande, del Lasarte di Barcellona, tre stelle Michelin; Sven Erik Renaa, del Re-Naa di Stavanger, in Norvegia, tre stelle Michelin; Massimiliano Alajmo, de Le Calandre a Padova, tre stelle Michelin; Enrico Crippa, del Piazza Duomo di Alba, tre stelle Michelin; Mauro Uliassi, del ristorante Uliassi di Senigallia, tre stelle Michelin; Davide Oldani, del D’O di Cornaredo, due stelle Michelin; Michelangelo Mammoliti, de La Rei Natura a Serralunga d’Alba, tre stelle Michelin; Riccardo Monco, dell’Enoteca Pinchiorri di Firenze, tre stelle Michelin; Enrico Bartolini, del ristorante Enrico Bartolini al Mudec di Milano, tre stelle Michelin; e Carlo Cracco, di Cracco in Galleria a Milano, una stella Michelin.
Il riconoscimento è andato anche a Valeria Piccini, del ristorante Da Caino a Montemerano, due stelle Michelin; Antonio Guida, del Seta del Mandarin Oriental di Milano, due stelle Michelin; Anthony Genovese, del Pagliaccio di Roma, due stelle Michelin; Matteo Metullio e Davide De Pra, dell’Harry’s Piccolo di Trieste, due stelle Michelin; Antonia Klugmann, de L’Argine a Vencò a Dolegna del Collio, una stella Michelin; Daniele Lippi, di Acquolina a Roma, due stelle Michelin; Salvatore Elefante e Vincenzo Tedeschi, dell’Olivo del Jumeirah Capri Palace ad Anacapri, due stelle Michelin; Jessica Rosval, del Gatto Verde di Modena, una stella Michelin; Moreno Cedroni, della Madonnina del Pescatore di Senigallia, due stelle Michelin; Alessandro Borghese, alla guida del ristorante Il Lusso della Semplicità a Milano; Domenico Candela, del George Restaurant del Grand Hotel Parker’s di Napoli, due stelle Michelin; Davide Guidara, de I Tenerumi del Therasia Resort a Vulcano, nelle Isole Eolie, due stelle Michelin; Franco Pepe, maestro pizzaiolo di Pepe in Grani a Caiazzo; Stefano Baiocco, di Villa Feltrinelli a Gargnano, sul Lago di Garda, due stelle Michelin; Cristina Bowerman, di Glass Hostaria a Roma, una stella Michelin; Alessandro Negrini e Fabio Pisani, del Luogo di Aimo e Nadia a Milano, una stella Michelin; Iginio Massari, maestro pasticciere di Pasticceria Veneto a Brescia; Pasquale D’Ambrosio, del Capogiro del 7Pines Resort ad Arzachena, in Sardegna, una stella Michelin; e Francesco Apreda, di Idylio by Apreda al The Pantheon Iconic Rome a Roma, una stella Michelin.
“Il “Premio Luxury Food” è il frutto di anni di lavoro per la ridefinizione di un nuovo concetto di lusso made in Italy, basato non su ostentazione e prezzo alto, ma su nuove parole chiave come identità, etica, sostenibilità, tradizione, creatività, valore del territorio e del lavoro umano, nonché collaborazione tra i vari settori del lusso - ha dichiarato la giornalista Annalisa Cavaleri - ma anche un nuovo inizio per dire ai giovani di avere fiducia nel futuro, perché il made in Italy è valore inestimabile da difendere, fatto di ingredienti eccellenti e storie di persone che rendono grande ogni giorno il nostro Paese”.
Il vice presidente del Senato della Repubblica, Gian Marco Centinaio, ha sottolineato il valore culturale della cucina italiana e il legame con i territori: “la Cucina Italiana è stata riconosciuta Patrimonio Immateriale dell’Umanità dall’Unesco grazie alla qualità dei suoi ingredienti, al legame con i territori, alla connessione tra processi produttivi e tutela dell’ambiente e della biodiversità, al sistema di valori che porta con sé”, ha concluso il senatore, evidenziando la necessità di valorizzare queste caratteristiche come parte integrante dell’identità nazionale.

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