È una produzione legata alla tradizione norcina della Valle d’Itria, in Puglia, tramandata di generazione in generazione e caratterizzata dall’impiego nella concia del “mire cutte”, o vino cotto, ottenuto da uve Verdeca e Bianco d’Alessano. Peculiare è anche la sua affumicatura, con legno e foglie secche di fragno (Quercus troiana Webb), tipico della Valle, insieme all’utilizzo del budello naturale di suino, detto “muletta”, che contribuisce a conferire alla carne il caratteristico aroma affumicato. Il Capocollo di Martina Franca ha “convinto” l’Unione Europea e presto otterrà il riconoscimento come Indicazione Geografica Protetta (Igp), come annunciato dalla Commissione Europea che lo inserirà, nella prossima pubblicazione, nel regolamento di registrazione nella Gazzetta Ufficiale dell’Ue, portando a 332 le Dop e Igp agroalimentari italiane registrate a livello europeo.
“Un altro importante traguardo per le nostre eccellenze agroalimentari. L’Italia conferma la propria leadership europea, valorizzando produzioni che custodiscono storia, tradizioni e competenze dei territori come nel caso del Capocollo di Martina Franca - ha commentato il Ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida - proteggere queste denominazioni significa difendere il lavoro dei produttori e garantire a chi acquista qualità, identità e tracciabilità. Il riconoscimento Igp tutela il nome e la reputazione del prodotto, salvaguardando la tecnica tradizionale e il legame tra produzione, territorio e competenze locali”.
Il Capocollo di Martina Franca viene prodotto oltre i 350 metri sul livello del mare, beneficiando del clima fresco e ventilato della zona, oltre ad essere ben influenzato dalla vicinanza dei mari Ionio e Adriatico e dall’alternanza dei venti di maestrale e scirocco. Come in tante di queste produzioni tradizionali e locali, fondamentale è il sapere artigianale, che si esprime nella lavorazione manuale di tutte le fasi, dalla preparazione della carne alla salagione a secco che conferisce al capocollo la sua forma tipica.
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