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VINITALY.USA

Coldiretti in Usa “per promuovere un patto con la ristorazione per rilanciare il vino italiano”

“E per venire incontro alla voglia di italianità dei consumatori di tutto il mondo”. Nell’ultimo anno e mezzo persi 300 milioni di euro negli States
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Il vino italiano a Vinitaly.Usa negli States (ph: WineNews)

Il vino italiano è sbarcato negli Usa, mentre si avvia a conclusione una vendemmia 2026 ottima dal punto di vista della qualità, una buona notizia per un settore alle prese con gli effetti della crisi, con costi aumentati e tensioni sui mercati internazionali. A dirlo, Coldiretti e Filiera Italia, in occasione dell’inaugurazione del Vinitaly.Usa, di scena, in questi giorni, a New York, con Veronafiere e Ita-Italian Trade Agency (e dove è volata anche WineNews, intervistando, in apertura, Erica Di Giovancarlo, direttrice Agenzia Ice di New York, ndr), per rilanciare le bottiglie tricolori sul mercato a stelle e strisce dopo le difficoltà scatenate da conflitti e guerre commerciali.
In collaborazione con Veronafiere, Enoteca Coldiretti torna negli Usa per rafforzare la presenza del vino italiano in un mercato strategico, consolidare relazioni commerciali e raccontare la distintività delle nostre produzioni. Nell’ultimo anno e mezzo le vendite negli States hanno visto una perdita in valore di 300 milioni di euro, a causa di una combinazione di fattori nella quale hanno pesato sicuramente i dazi di Trump, ma anche gli effetti del dollaro debole, che ha diminuito il potere di acquisto dei consumatori americani. Eppure la popolarità del vino italiano resta alta, grazie anche al traino del Prosecco, dimostratosi non a caso il più resiliente rispetto alle difficoltà. Ed è da qui che occorre ripartire per rinsaldare il legame con il mercato americano, forti anche di un prodotto dalla qualità unanimemente riconosciuta.
Se le stime di Coldiretti indicano un calo della produzione intorno al -10-15%, dal punto di vista qualitativo la vendemmia 2026 sarà ricordata come un’eccellenza, grazie ad uve praticamente perfette. Il caldo record ha ridotto le rese ed elevato il grado zuccherino, ma ha anche evitato gli attacchi dei parassiti. I prezzi pagati ai produttori sono in calo fino ad oltre il 20% rispetto allo scorso anno, mettendo in difficoltà le aziende, anche alla luce dell’aumento spropositato dei costi di produzione, tra caro energia e aumento dei listini di tutti i materiali, dal vetro alla plastica. Pesano sui consumi anche le campagne di demonizzazione che hanno preso di mira in maniera ingiustificata un prodotto cardine della Dieta Mediterranea, ma anche il “caro bottiglia” che limita le vendite nei locali. Dalla cantina al tavolo del ristorante il prezzo moltiplica in maniera spesso inaccettabile, finendo per far scaricare sui cittadini e sui viticoltori gli effetti della crisi. Da qui la proposta di Coldiretti negli Usa di promuovere un patto con la ristorazione, a cominciare da quella internazionale, per rilanciare il posizionamento delle bottiglie tricolori sui mercati e venire incontro alla voglia di italianità da parte dei consumatori di tutto il mondo.
“Il futuro del vino italiano si riassume in tre parole: redditizio, accessibile e piacevole. Redditizio, perché senza margini non ci sono investimenti e futuro; accessibile, perché il vino non può diventare un lusso per pochi; piacevole, perché è cultura, convivialità e stare insieme - ha sottolineato Luigi Scordamaglia, Capo area mercati, internazionalizzazione e politiche europee Coldiretti e ad Filiera Italia, intervenendo alla cerimonia inaugurale del Vinitaly.Usa - essere forti nel mondo significa prima di tutto dare valore ai produttori. Promuovere il vino italiano non vuol dire solo vendere più bottiglie, ma difendere la filiera e il suo valore”.
Nonostante le difficoltà, il vino resta, comunque, uno degli ambasciatori più noti del made in Italy, oltre che uno dei pilastri dell’economia agroalimentare, con un fatturato che ha superato i 16 miliardi di euro, grazie all’impegno di 241.000 imprese viticole e una superficie di 681.000 ettari. Il 78% del Vigneto Italia è dedicata alle Indicazioni Geografiche (65% Dop e 14% Igp), ma il nostro Paese vanta anche il record di biodiversità vitivinicola, con 635 varietà di uve iscritte al registro nazionale.

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