02-Planeta_manchette_175x100
Consorzio Collio 2025 (175x100)
CULTURA

Accompagnare con solidità scientifica la cucina italiana nel post-Unesco: la mission di Casa Artusi

Nella Fondazione custode dell’eredità di Pellegrino Artusi, “padre” della nostra cucina, nasce una Comunità Scientifica di studiosi di fama mondiale

Custodire e portare avanti l’eredità di Pellegrino Artusi, il “padre” della cucina italiana, che con il suo celebre Manuale “La Scienza in cucina e l’Arte di mangiar bene” (pubblicato nel 1891 e tradotto in oltre 10 lingue, l’ultima in cinese), ha unito il nostro Paese a tavola, dando un contributo importante nel processo di unificazione della lingua, della cultura e dell’Italia stessa: quella cucina che, oggi, è Patrimonio Immateriale dell’Umanità dell’Unesco per aver costruito un modello identitario fondato sulla diversità e lo scambio, e che non è una somma, ma una moltiplicazione di saperi che si incontrano, si contaminano e si trasformano. È la mission di Casa Artusi, la Fondazione con il cuore a Forlimpopoli, città natale dell’Artusi, che rinnova il Comitato Scientifico, dando vita ad una vera e propria Comunità Scientifica. Rispetto al passato, le nuove nomine segnano un significativo allargamento territoriale, con l’ingresso di personalità di fama nazionale e internazionale, provenienti da università e istituzioni di ricerca italiane ed estere. Un ampliamento pensato per accompagnare con maggiore solidità scientifica i nuovi progetti della Fondazione, in particolare nella fase post-Unesco.
“La scelta di fare riferimento alla Comunità Scientifica - spiega il presidente di Casa Artusi, Andrea Segrè - è perché il Comitato nasce dalla volontà di adottare un modello scientifico più aperto, partecipativo e dinamico: un luogo vivo di confronto, cooperazione e visione condivisa. Una comunità, appunto, capace di integrarsi, rinnovarsi nel tempo e offrire contributi flessibili e qualificati alle azioni della Fondazione”. Il coordinamento è affidato a Massimo Montanari, figura centrale nella storia di Casa Artusi e tra i massimi studiosi internazionali di storia dell’alimentazione, professore emerito di Storia medievale dell’Università di Bologna (con il quale, WineNews, si è confrontata proprio sul valore della cucina italiana, nella nostra ultima intervista a “tu per tu”, ndr). Un incarico che rafforza il legame con i 18 anni di attività della Fondazione e con il percorso che ha portato al riconoscimento Unesco, di cui il professor Montanari è stato tra i principali curatori scientifici. Accanto a lui, fanno parte della Comunità Scientifica due figure storiche di Casa Artusi: Alberto Capatti, tra i maggiori storici della cucina e della gastronomia europee, e Giovanna Frosini, linguista di riferimento per gli studi sulla lingua del cibo, professoressa di Storia della lingua italiana dell’Università per Stranieri di Siena (con la quale abbiamo raccontato, in un video, le parole del cibo di Dante). Tutti gli altri componenti entrano per la prima volta a far parte del Comitato, contribuendo a un rinnovamento profondo della sua composizione: da Luca Falasconi, docente di Politica agraria e alimentare e coordinatore del Corso di laurea in Economia e mercato agro-alimentari all’Università di Bologna, ad Elisabetta Moro, professoressa di Antropologia culturale dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli (con la quale abbiamo spesso riflettuto sull’importanza della cucina italiana, così come abbiamo fatto con Carlo Petrini, fondatore Slow Food, l’antropologo Marino Niola, e lo storico Gianni Moriani), da Monica Alba, ricercatrice di Linguistica italiana all’Università di Urbino Carlo Bo, a Gianfranco Marrone, professore di Semiotica e linguaggi dell’enogastronomia dell’Università di Palermo, da Grazia Menechella, docente di Letteratura italiana contemporanea all’University of Wisconsin–Madison, ad Anabela Ferreira, docente di Lingua e cultura portoghese dell’Università di Bologna - Campus di Forlì, da Nicola Perullo, filosofo ed estetologo del gusto, rettore dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo di Slow Food (per il quale il cibo, come abbiamo raccontato, “è un’occasione formidabile per provare a cambiare il mondo”), a Rosalba Lanciotti, professoressa di Microbiologia alimentare dell’Università di Bologna.
La creazione di una rete di saperi per le sfide del dopo-Unesco rappresenta una scelta che segna un passaggio rilevante nella storia di Casa Artusi, rafforzandone il ruolo culturale e progettuale a livello nazionale e internazionale, in coerenza con le nuove prospettive aperte dal riconoscimento della cucina italiana come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità. La decisione di ripensare il Comitato Scientifico come Comunità Scientifica riflette la volontà di valorizzare la sua natura di gruppo di lavoro strutturato, ma aperto, caratterizzato da una forte eterogeneità di profili, discipline e ambiti di ricerca: dalla storia all’antropologia, dalla linguistica alla filosofia, dalla semiotica alle scienze e tecnologie alimentari fino all’economia e politica alimentare. Il termine “Comunità” richiama un insieme vivo di competenze, relazioni e responsabilità condivise in linea con la visione di Casa Artusi come luogo di cultura gastronomica praticata, non solo studiata. Non un organo chiuso, ma uno spazio di confronto continuo tra sapere diversi - storici, antropologici, economici, nutrizionali, agricoli, sociali - in risposta alle esigenze in continua evoluzione della Fondazione e del suo ruolo.
“Questo Comitato Scientifico, inteso come Comunità - conclude Segrè - rafforza la missione di Casa Artusi come luogo di ricerca, elaborazione culturale e alta divulgazione, capace di interpretare il presente e il futuro della cultura gastronomica italiana a partire dall’eredità di Pellegrino Artusi”.

Copyright © 2000/2026


Contatti: info@winenews.it
Seguici anche su Twitter: @WineNewsIt
Seguici anche su Facebook: @winenewsit


Questo articolo è tratto dall'archivio di WineNews - Tutti i diritti riservati - Copyright © 2000/2026

Altri articoli