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Accordo di libero scambio Giappone-Ue, la Commissione replica ad Assolatte e Coldiretti: “formaggi mai così tutelati”. E i dazi a zero offrono opportunità di crescita enormi per il vino italiano: sono 25 le Ig enoiche tricolori riconosciute

Chiuso a dicembre 2017, l’accordo di libero scambio tra Giappone e Ue torna, prepotentemente, in primo piano. L’Unione Europea, infatti, ha pubblicato la lista dei prodotti a Indicazione Geografica inclusi nell’accordo, più di 200 in totale, pari al 6% di tutte le eccellenze registrate dai Paesi europei, dove però, secondo Assolatte e Coldiretti, non ci sarebbero tutele sufficienti per i formaggi italiani, se non per quelli con nomi composti, come il Parmigiano Reggiano o il Pecorino Romano. In realtà, come ha replicato la Commissione Ue, con questo accordo “nessuna imitazione o etichettatura fuorviante sarà consentita e sia le autorità giapponesi sia quelle dell’Ue avranno il compito di applicare questa regola di protezione di base”. Del resto, anche nella Ue, ricorda ancora la Commissione, la protezione non può essere accordata a denominazioni come “mozzarella” o “camembert”, ma solo al nome completo del prodotto che ne indichi l’origine, come “Mozzarella di Bufala Campana” o “Camembert de Normandie”.
Fatta chiarezza sul fronte caseario, è importante sottolineare il potenziale di un accordo del genere, che porterà a zero i dazi per l’87% dei prodotti esportati verso il Giappone, un Paese che conosce ed ama particolarmente la gastronomia del Belpaese (non sono un caso i 3.000 ristoranti italiani), compreso il vino. Nel 2016, il fatturato del vino italiano imbottigliato in Giappone ha toccato i 137 milioni di euro (di cui 118 milioni dal vino fermo e 29 milioni dalle bollicine), nonostante dazi del 15% per i vini fermi (per un minimo di 67 yen/litro) e di 182 yen/litro per gli spumanti, oltre alle imposte sugli alcolici, che per il vino sono pari 80.000 yen al chilolitro.

Ma quali sono i vini italiani riconosciuti all’interno dell’accordo? Sono 25: Asti, Barbaresco, Bardolino, Bardolino Superiore, Barolo, Bolgheri (e Bolgheri Sassicaia), Brachetto d’Acqui (o Acqui), Brunello di Montalcino, Campania, Chianti, Chianti Classico, Conegliano Prosecco (Conegliano Valdobbiadene Prosecco e Valdobbiadene Prosecco), Dolcetto d’Alba, Franciacorta, Lambrusco di Sorbara, Lambrusco Grasparossa di Castelvetro, Marsala, Montepulciano d’Abruzzo, Prosecco, Sicilia, Soave, Toscana (o Toscano), Valpolicella, Vernaccia di San Gimignano e Vino Nobile di Montepulciano. Ci sono quasi tutti, ma all’occhio salta anche qualche assenza eccellente, come l’Amarone (comunque tutelato sotto la Valpolicella), il Trentodoc, specie in un mercato guidato dai consumi di vino bianco e bollicine, l’Etna, territorio in crescita con tanta strada ancora da fare all’estero, ma anche il Verdicchio, in tutte le sue declinazioni, che nel Giappone ha una delle sue mete preferite.

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