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Arriva in salute, a Vinitaly, il vino italiano, almeno dai segnali che arrivano in questo avvio di 2018, all’estero e in patria. Ma non mancano le incognite economiche e politiche, che non consentono cali di tensione a produttori ed istituzioni

Arriva in salute, a Vinitaly, il vino italiano, almeno dai segnali che arrivano in questo avvio di 2018, all’estero e in patria. Ma non mancano le incognite, che non consentono ai produttori del Belpaese e alle istituzioni di rilassarsi troppo: dalle tensioni geopolitiche tra Usa e Cina, che condizionano le economie mondiali, all’impasse sul decreto Ocm, che si vorrebbe entro Vinitaly, ma che non arriva e, non da ultimo, la difficoltà di formare il nuovo Governo in Italia, che rallenta l’attività legislativa, anche in campo vitivinicolo.
I numeri, però, in vista del più importante appuntamento del vino italiano (15-18 aprile, www.vinitaly.com), regalano cauto ottimismo, a partire dalla solida chiusura di 2017, che ha visto il vino italiano sfiorare i 6 miliardi di euro nelle esportazioni, (5,9 miliardi di euro, +6,2% sul 2016). Ma, come accade da anni, grazie soprattutto alle bollicine, mentre i vini fermi, che sono la gran parte della produzione del vino del Belpaese, sono sostanzialmente stabili. A far sorridere i produttori italiani, in questo avvio di 2018, sono gli Stati Uniti, primo mercato straniero per l’Italia enoica, che aveva chiuso il 2017 con 1,6 miliardi di euro (+1,3% sul 2017), e dove le esportazioni del Belpaese, nei primi 2 mesi dell’anno sono cresciute del 3,8% (per 243 milioni di euro), secondo i dati di Vinitaly-Nomisma Wine Monitor. Usa che, come noto, saranno uno dei mercati più sotto i riflettori a Vinitaly, da “Opera Wine”, la degustazione firmata dalla rivista più seguita negli States, “Wine Spectator”, e VeronaFiere, il 14 aprile, al convegno inaugurale del 15 aprile, e dove le previsioni, secondo l’outlook Vinitaly/Wine Monitor, sono di una robusta crescita per le esportazioni di vino italiano, nell’ordine del +22,5% da qui al 2022. Ed a crescere, nei prossimi 4 anni, secondo le stime, saranno anche le esportazioni in Russia (oggi a 225 milioni di euro), del +27,5%, e ancor di più in Cina, dove le spedizioni di vino italiano, in valore (oggi a 143 milioni di euro), dovrebbero aumentare del 38,5%.
Previsioni che, per essere confermate, richiederanno un grosso sforzo promozionale, come sempre alle imprese italiane, ma anche il supporto del sistema Paese. Come quello fornito, per esempio, proprio da Vinitaly che, in collaborazione con Ice, ha investito molto, anche quest’anno, nell’incoming di operatori selezionati, con oltre 1.000 new entry, da 60 Paesi, che si aggiungono agli operatori in visita (in totale 128.000 nel 2017, dei quali 48.000 da 142 Paesi), protagonisti, tra le altre iniziative, di “Taste & Buy”, il servizio di matching business to business che Vinitaly offre agli espositori, e che propone incontri con buyer ogni anno nuovi, qualificati e selezionati.
Nel 2017 sono stati 7.800 gli operatori commerciali registrati a Vinitaly provenienti dal Nord America, e quest’anno saranno sempre di più, e non solo dalla East e West Coast, dove ad oggi si concentra il mercato del vino, ma anche dagli Stati interni, come Colorado, Kansas, Missouri e Illinois.
Sul fronte della Russia, invece, la selezione per l’incoming quest’anno ha fatto leva su due tipologie di buyer: aziende top, grossi importatori da anni espositori a Vinitaly Russia con fatturati alti, interessati ad espandere il proprio portfolio, e aziende di dimensione più piccola ma molto incentivate a trovare nuovi fornitori dall’Italia e creare da zero un portfolio di vini italiani.
Guardando alla Cina, invece, nella selezione degli operatori si è seguito un criterio “geografico”, per mantenere il presidio nelle città di prima fascia come Pechino, Shanghai, Hangzhou (il centro dell’ecommerce in Cina e sede di Alibaba) e Chengdu, che ha visto nel corso degli anni l’organizzazione di molte fiere dedicate al settore (tra cui Vinitaly Chengdu, parte del fuori salone del “China Food & Drinks Fair for Wine & Spirits”, uno degli eventi business to business più importanti del comparto vitivinicolo cinese, all’edizione n. 98), ma al tempo stesso addentrarsi all’interno del Paese, coinvolgendo aziende provenienti da città di seconda o addirittura di terza fascia: Beihai e Changchung (seconda fascia); Yantai (città di terza fascia), una delle maggiori aree della Cina per produzione ed importazione di vini e Foshan (terza fascia).
Tra i mercati più importanti e presenti a Vinitaly anche il Canada, destinazione n. 5 per il vino italiano, che ha fruttato alle cantine del Belpaese, nel 2017, più di 330 milioni di euro (+8% sul 2016), e grazie alla sinergia con Ice Canada, quest’anno in fiera ci saranno anche nuovi monopoli da Quebec, New Brunswick e Nuova Scozia, che si aggiugono a quelli storicamente presenti da Ontario, British Columbia e Manitoba, e che saranno protagonisti anche di “Destinazione Canada”, il 16 aprile, nello Spazio “Wine2digita”, per fare luci sui possibili sviluppi del mercato canadese per il vino italiano.
Paesi terzi, questi, fondamentali per il futuro del vino italiano, anche per cercare di diversificare i mercati in un quadro che, ad oggi, come ricordato dal dg VeronaFiere, Giovanni Mantovani, vede oltre la metà delle esportazioni enoiche del Belpaese concentrate in Usa, Germania e Uk. Mercati, questi ultimi due, dove le prospettive, nella migliore delle ipotesi, sono di sostanziale stabilità.
E per crescere fuori dall’Europa, il vino italiano, per la promozione, avrà bisogno anche del sostegno dei 100 milioni all’anno messi a disposizione dall’Ocm Vino. Il cui decreto, secondo le voci raccolte in questi giorni, potrebbe arrivare entro Vinitaly, anche per volontà del Ministero delle Politiche Agricole (oggi guidato, ad interim, dal Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, e con molte deleghe, compresa quella sull’Ocm, affidate al Vice Ministro Andrea Olivero, ndr).
Decreto che, con tutti i suoi limiti, sarebbe identico a quello dell’anno scorso, ma che almeno arriverebbe con un ritardo non troppo grande, rispetto agli altri competitor Ue come Spagna e Usa. Sempre che, come successo in passato, la Conferenza Stato-Regioni non voglia apportare modifiche, che farebbero slittare in avanti, e non di poco, le tempistiche.

In ogni caso, se questo è il quadro all’estero, buone prospettive, arrivano anche dal mercato interno, ed in particolare dalla Gdo, che, nel 2017, ha mosso 1,8 miliardi di euro e 648 milioni di litri di vino e che, secondo gli operatori, nonostante l’incognita presentata dai prezzi, previsti in rialzo dopo la scarsa vendemmia 2017, dovrebbe vivere un altro anni di crescita, per un canale fondamentale per il mercato enoico, le cui dinamiche saranno approfondite nel convegno firmato da Vinitaly e Iri, di scena il 16 aprile, il “Mercato del vino nella grande distribuzione in Italia e le opportunità di export nelle catene distributive degli Stati Uniti”.

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