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SPUNTATURE

Con la bollicina di montagna il gusto ci guadagna

Vigne che vengono coltivate a 700 metri in una Regione che sta puntando molto sul rispetto dell’ambiente e sulla sostenibilità. Il TrentoDoc, la bollicina di montagna italiana sta raccogliendo successi sempre più crescenti anche fuori i confini nazionali, anche grazie al trend complessivo e positivo che interessa tutta la spumantistica tricolore. Un Metodo Classico che aspira all'alta gamma, insomma. Secondo l’Osservatorio dell’Istituto TrentoDoc, il fatturato nel 2017 ha superato i 100 milioni di euro (+14% sul 2016), con una produzione di circa 9 milioni di bottiglie (+11% sul 2016). È una piccola nicchia, d'accordo, e forse è un suo punto di forza, ma il TrentoDoc ha un’identità forte: viticoltura di montagna che dà alle bollicine trentine una personalità spiccata, oltre un secolo di storia per una spumantistica dalle solide basi. In più, ed in generale, le bollicine sono il vino più moderno, più in linea con quello che il consumatore oggi desidera: bere vino insieme, nella socialità e, in questo contesto, gli spumanti sono ideali, anche perché si abbinano in modo perfetto alla richiesta di cibi sempre più leggeri, più delicati, dai sapori più nitidi. Il TrentoDoc deve tuttavia completare un percorso di consapevolezza che lo renda definitivamente la punta di diamante dell’enologia trentina, che si posiziona nell’alto di gamma, in una nicchia, lasciando la fascia bassa di prezzo al Prosecco, che la domina. Poi c'è una confusione da sciogliere: Trento e Doc, attaccato, staccato? Una delle solite criticità all'italiana che, specialmente all’estero, continua ancora a confondere e fuorviare. Decidiamo, una volta per tutte, cosa fare.

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