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VINO & POLITICA

Da George Washington a Joe Biden il vino “strumento diplomatico” della Casa Bianca

“Time” racconta il ruolo che ha avuto per i Presidenti Usa come WineNews ha fatto con i nostri Presidenti della Repubblica. Senza dimenticare l’Eliseo

Di George Washington, primo presidente degli Stati Uniti d’America, è più che nota la passione per il Madeira, nel Settecento tra i vini più amati oltreoceano con il Porto e lo Sherry, tutti liquorosi e capaci di mantenere la loro qualità nei lunghi viaggi transatlantici. Ma quando si trattava di scegliere la bottiglia perfetta per un ospite speciale, aveva un consigliere d’eccezione: Thomas Jefferson, che aveva fatto scoprire all’America i migliori vini d’Europa, importandoli dalla Francia e dall’Italia, dalla Spagna e dal Portogallo, partito in missione diplomatica nel Vecchio Continente e tornato nel Nuovo Mondo come primo “ambasciatore” della storia della Borgogna e di Bordeaux, dello Champagne e della Toscana, prima di diventare il terzo Presidente della storia americana. Inizia da qui la cronistoria che il celeberrimo magazine Usa “Time” dedica al ruolo fondamentale che ha avuto il vino alla Casa Bianca, nell’accoglienza degli ospiti, nel sugellare rapporti e brindare alle alleanze politiche strette dai Presidenti americani (ispirato dal volume “Wine and the White House: A History” di Frederick J.Ryan Jr, ex editore e ad “Washington Post”). E che ricorda quella fatta da WineNews nel ripercorrere lo stesso ruolo che il vino ha avuto anche al Quirinale per i Presidenti della Repubblica Italiana, senza dimenticare, ça va sans dire, le “tavole del potere” imbandite all’Eliseo dai Presidenti francesi.
Washington e Jefferson, a cavallo tra Settecento ed Ottocento, provarono anche a produrre vino, ma furono meno fortunati di quanti ne poterono assaggiare per l’epoca: 20.000 le bottiglie acquistate solo da Jefferson, al quale si deve la creazione della cantina della Casa Bianca. A dar loro l’idea, era stato l’intellettuale toscano Philip Mazzei, illustre antenato della famiglia Mazzei del Castello di Fonterutoli, in Chianti Classico, che, amico di Jefferson, con il quale condivise anche la stesura della Dichiarazione d’indipendenza americana, nel 1773 era arrivato in Virginia e aveva piantato le prime viti europee in Usa. Dall’esperienza di Jefferson, invece, anni dopo, nascerà la Tenuta di Barbousville, acquistata nel 1976 dalla famiglia Zonin, ed ancora oggi punto di riferimento oltreoceano della Zonin1821.
Ma l’eredità in tal senso di Jefferson va ben oltre: la sua intuizione fu di prevedere che, come per i francesi, anche per gli americani il vino sarebbe diventato motivo di orgoglio, e avrebbe avuto un posto sempre più importante anche alla Casa Bianca, grazie al fatto che negli Stati Uniti si sarebbero potute piantare viti per produrre tanti vini quanti in Europa. Quello che non aveva previsto fu l’avvento, a metà Ottocento, del movimento della temperanza, contro il consumo di bevande alcoliche, che costò all’ottavo presidente americano Martin Van Buren ben più di quanto amava spendere in Champagne, impedendogli di essere rieletto e di vedersi succedere alla guida del Paese l’astemio William Henry Harrison. Tuttavia, il vino non mancherà neppure in tempi difficili come quelli della Guerra Civile, che portarono all’interruzione delle cene ufficiali, ma non nelle abitazioni private come a casa del sedicesimo presidente Abraham Lincoln. Per poi arrivare, dopo la fine della Guerra, all’apice, quando, nel 1870, per il ricevimento per il Principe Arthur d’Inghilterra del diciottesimo presidente Ulysses S. Grant il conto del vino ammontava a 1.500 dollari (44.059 dollari nel 2024). Per contro, con l’inizio del proibizionismo negli anni Venti del Novecento, mentre la Nazione era ufficialmente “a secco” al termine del mandato, il ventottesimo presidente Thomas Woodrow Wilson, solo ottenendo l’approvazione speciale richiesta dal Commissario per il proibizionismo, pot portare via con sé la sua sostanziosa collezioni di vini della Casa Bianca. Proibizionismo che, invece, sarà abolito con i suoi successori, Franklin D. Roosevelt e Harry S. Truman.
Nel secondo Dopoguerra la presenza del vino alla Casa Bianca, cresce di pari passo con il crescere del ruolo della diplomazia, diventando dono di Stato con Dwight David Eisenhower, presidente n. 34, in piena Guerra Fredda. Il presidente Richard M. Nixon per brindare all’apertura delle relazioni Usa-Cina con il Premier Zhou Enlai nella sua visita rivoluzionaria in Cina nel 1972, scelse personalmente uno Schramsberg Blanc de Blancs del 1969 dalla California, il suo Stato natale, dimostrando che lo spumante americano aveva raggiunto i livelli dello Champagne. Ma fu anche l’ultimo presidente a servire vini europei alla Casa Bianca, poiché dalla Cena di Stato per l’Italia del 25 settembre 1974 tutte le etichette servite dal trentottesimo presidente Gerald R. Ford in poi saranno americane. E se Ronald Reagan, quarantesimo presidente ed ex Governatore della California, sarà un vero e proprio ambasciatore dei vini californiani nel momento della loro ascesa negli anni Ottanta, la tradizione di servirli a Capi di Stato e politici di tutto il mondo, per promuovere l’industria del vino a stelle e strisce, prosegue fino a Bill Clinton e Barack Obama, notoriamente amante dei vini e della cucina italiana. E anche se, tre dei quattro presidenti del XXI secolo - George W. Bush, Donald J. Trump e Joe Biden - non bevono, il vino continua ad essere un grande protagonista nella storia dell’America.

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