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Dopo le previsioni arrivano i primi dati a certificare gli effetti negativi della Brexit sul commercio enoico: ad ottobre le spedizioni di Champagne in Europa giù del 21%. A livello globale perse 6 milioni di bottiglie (-2,7% sui primi 10 mesi 2015)

L’iter che porterà la Gran Bretagna formalmente fuori dall’Unione Europea deve ancora iniziare, ma dopo le previsioni, adesso arrivano anche i primi dati a certificare gli effetti negativi della Brexit sul commercio enoico. A farne le spese, almeno per ora, è lo Champagne, che registra un’inusuale crollo delle spedizioni: nonostante l’avvicinarsi del periodo natalizio, infatti, gli ordini a livello globale sono calati del 2,7% sullo stesso periodo del 2015, pari, come hanno ricordato dall’assemblea annuale dell’Association Viticole Champenoise i co-presidenti Jean-Marie Barillère e Maxime Toubart, a 6 milioni di bottiglie in meno. A far crollare gli ordini è il mercato più vicino, quello della Vecchia Europa, che nel mese di ottobre ha fatto segnare un preoccupante -21%, con Germania e Gran Bretagna in declino, anche se i dati Paese per Paese non verranno ufficializzati fino alla fine dell’anno. Secondo Barillère, però, è chiaro il peso del cambio sfavorevole con la sterlina, con le maison che lamentano un calo ancora peggiore di quello calcolato dall’Association Viticole Champenoise, pari al -22,6% in Europa.
“La Brexit - commenta Barillère - ha avuto un’influenza significativa sulle vendite di fine anno, tanto che ad ottobre la Gran Bretagna ha perso lo scettro di primo mercato per consumi di Champagne, superata dagli Stati Uniti”. E a rincarare la dose ci pensa il co-presidente dei produttori di Champagne, Toubart, secondo cui “è improbabile un cambio di rotta in tempi brevi, con la Brexit che impatterà anche sugli stock di Champagne, con un ulteriore aggravio nei bilanci delle aziende”. L’effetto della Brexit, in effetti, non si è sentito fino a settembre, quando le vendite di Champagne sono cresciute di un flebile 0,8% sullo stesso mese del 2015, un mercato essenzialmente stabile, ma che in un solo mese, ottobre, ha perso abbastanza da far diventare il saldo dei primi dieci mesi 2016 decisamente negativo, almeno in Europa: -5%. Chi non ha paura della Brexit è invece Dominique Demarville, capo enologo della griffe Veuve Clicquot, che al magazine britannico “Decanter” (www.decanter.com) ha confidato di “aver fiducia in un mercato che si bilancerà da solo: gli inglesi hanno una relazione di vecchia data con lo Champagne, ed il loro amore per i nostri vini permetterà di superare anche questo ostacolo, come tanti altri sono stati superati in passato”.

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