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FALSO PROSECCO? DA IERI FINIRA' IN TRIBUNALE. INIZIATIVA DELLA PROVINCIA DI TREVISO

Tutela a tutto campo per il Prosecco doc: da ieri, infatti, chi utilizzerà il nome del famoso spumante veneto al di fuori delle zone di Valdobbiadene o Conegliano sarà citato in giudizio ovunque esso si trovi, in Italia come nel resto del mondo. L’annuncio, che promette guerra totale ai falsificatori delle bollicine “made in Italy”, è arrivato, dalla Mostra nazionale degli spumanti di Valdobbiadene, per bocca del presidente della provincia di Treviso, Luca Zaia.

Una notizia accolta con entusiasmo dagli addetti ai lavori e dagli stessi organizzatori della kermesse dedicata al Prosecco, secondo i quali si tratta di “un nuovo clamoroso passo avanti dell’offensiva che le zone elette della spumantistica italiana hanno avviato nel corso degli anni più recenti in difesa di un prodotto italiano impunemente copiato con danni enormi di immagine ed economici”. Il fenomeno della “vinopirateria” è sempre più diffuso immettendo sul mercato prodotti falsificati di scarsa qualità che confondono i consumatori di tutto il mondo.

Nel 2003 state prodotte 35 milioni di bottiglie di Prosecco, in gran parte destinate all’export, a fronte di una produzione spumantistica italiana complessiva di 250 milioni di bottiglie. Proprio dall’export (+5%, nel 2003) vengono le conferme del successo delle bollicine italiane, in controtendenza rispetto al calo generalizzato del vino italiano (-3%). Una tendenza confermata anche dai più recenti dati sulle importazioni Usa nel primo semestre 2004, dove lo spumante ha segnato il riscatto tricolore. Se infatti l’export complessivo di vino italiano ha fatto segnare dopo 30 anni la perdita del primato tricolore a favore dell’emergente Australia, le importazioni statunitensi di spumanti italiani hanno segnato un aumento del 32,7% in quantità e del 43,2% in valore, passando a 46.680 ettolitri e 25,7 milioni di dollari dai 35.170 e 18 milioni di dollari nel corrispondente periodo del 2003.

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