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IL PENSIERO

“Ferragosto, da capodanno agrario a quello società del “tempo libero””: parla Marino Niola

“Il cibo resta elemento centrale della festa”. A WineNews le riflessioni di uno dei più celebri antropologi d’Italia
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Marino Niola, uno dei più celebri antropologi italiani contemporanei

Un’Italia che, come il resto del mondo, cerca di superare la Pandemia, si prepara a celebrare un Ferragosto diverso, particolare, diviso tra la preoccupazione di contagi che risalgono e di un autunno incerto, e la voglia di tornare ad una normalità che sembra vicina ma che ancora è sfuggente. La certezza, è che come in tutti i momenti di festa degli italiani, seppur con qualche accortezza e limitazione ancora imposta dalle norme anti Covid, il cibo sarà elemento centrale, come racconta, a WineNews, Marino Niola, uno dei più celebri antropologi italiani e docente all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli.
“La tavola nel Ferragosto - spiega Niola - è importantissima, il 70% della festosità lo fa proprio la tavola, il resto tutto quello che è collegato, amici, famiglia, scampagnate e così via. Il Ferragosto del resto è un capodanno, storicamente agrario, ma di fatto lo è anche della “società del tempo libero”, che si è emancipata dall’anno agrario, dalle stagioni delle semine e dei raccolti, riducendo l’anno a due sole “stagioni”, quella del lavoro e quella del tempo libero. E Ferragosto rappresenta una sorta di giro di boa”.
Un Ferragosto che, paradossalmente, nonostante i vaccini, si vive in una situazione ancora più incerta di un anno fa, quando i nuovi contagi giornalieri erano poche centinaia rispetto ai numeri di oggi. “E proprio in queste circostanze il cibo ha ruolo fondamentale, ancora più forte - sottolinea Niola - perchè il cibo è rigenerazione, è nutrimento, non solo del corpo, ma anche dell’anima delle persone, riproduce il legame sociale. Ovviamente sarà un Ferragosto a scartamento ridotto, siamo divisi, è vero che per certi versi stiamo meglio dell’anno scorso, con il vaccino ed il Green Pass ci sono tante cose che rendono le persone più tranquille nel muoversi e nell’incontrare altre persone. Ma proprio per questo, in questo momento in cui tutto è un po’ più difficile del solito, apprezziamo di più quello che riusciamo ad avere, anche a tavola. È curioso, ma la pandemia sta rendendo le persone più consapevoli di quello che si ha, e le porta ad esserne più soddisfatte. Questo ci stupisce, ma c’è un sondaggio appena pubblicato in America che dice che la “disponibilità alla felicità” delle persone è cresciuta proprio nella Pandemia, come se questa avesse fatto da rivelatrice dell’importanza di quello che abbiamo, facendocelo apprezzare di più, mentre prima davamo tutto per scontato”.
Un ragionamento che vale anche per le produzioni agroalimentari e agricole d’Italia. “Il nostro è un grande Paese produttore di eccellenze agroalimentari, e anche per le limitazioni ai viaggi che viviamo, c’è una riscoperta dell’Italia da parte degli Italiani. E questo avrà ripercussioni anche sulle produzioni enogastronomiche. Per molti il prodotto italiano è sinonimo di salubrità, di genuinità, di sostenibilità, sono tutti valori che giocano a favore, e credo anche che il Green Pass, che oggi alcuni vedono come un danno economico, alla lunga aumenterà la fiducia dei consumatori, indurrà la gente a muoversi di più, anche nei ristoranti, con effetti positivi per tutti”.

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