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“Grandi Langhe e il Piemonte del vino”, racconto corale di una delle regioni top del vino italiano

Torna il grande evento con la regia dei Consorzi di Barolo, Roero e Piemonte Land, che mostra al mondo (e unisce) le tante anime del vino piemontese
CONSORZIO BAROLO BARBARESCO ALBA LANGHE DOGLIANI, CONSORZIO ROERO, FRANCESCO MONCHIERO, GRANDI LANGHE E IL PIEMONTE DEL VINO, LANGHE, PIEMONTE, PIEMONTE LAND OF WINE, SERGIO GERMANO, Italia
“Grandi Langhe e Piemonte del vino”: racconto corale di una regione top del vino italiano

Un tessuto produttivo diffuso che, pur vivendo le difficoltà del momento generale del mercato del vino, tiene, nel complesso, guarda al futuro con la fiducia nella qualità diffusa delle proprie produzioni e nella loro distintività, riconosciute a livello internazionale, e lavora sempre più facendo sistema per parlare con una sola voce capace di valorizzare ancora di più le tante peculiarità e soprattutto le denominazioni meno conosciute di una regione, il Piemonte, che è un pilastro storico, culturale ed economico del vino italiano, e che, con il Barolo ed il Barbaresco, il Roero e la Barbera d’Asti, l’Alta Langa, il Gavi e l’Asti, tra gli altri, vale da solo più del 14% delle esportazioni nazionali (553 milioni di euro nei primi 6 mesi 2025, secondo i dati Istat). E che sarà sotto i riflettori con “Grandi Langhe e il Piemonte del vino”, il primo grande appuntamento del calendario degli eventi enoici 2026, edizione n. 10 della rassegna professionale, nata da un’iniziativa del Consorzio del Barolo, Barbaresco, Alba, Langhe e Dogliani, e del Consorzio del Roero, e oggi supportata anche dal Consorzio Piemonte Land of Wine, e dedicata, oltre che alle nuove annate di Barolo, Barbaresco e Roero, anche a tutti gli altri vini che raccontano l’eccellenza enologica delle colline piemontesi, e che sarà di scena alle Ogr (Officine Grandi Riparazioni) di Torino, il 26 e il 27 gennaio. Con oltre 500 cantine da tutta la regione, Langhe e Roero in testa, ma anche da territori come il Tortonese, l’Ovadese, il Chierese, il Canavese e con un sempre maggiore coinvolgimento di realtà che raccontano come la kermesse sia diventata l’evento “en primeur” dell’intero Piemonte vinicolo.
Che, come detto, trainato dal prestigio di Barolo (territorio magico al quale, recentemente, WineNews ha dedicato anche diversi video, raccogliendo le voci dei e delle protagoniste sul suo passato ed il suo presente, e sul futuro, ma anche attraverso la peculiare visione delle “Barolo Girls”), e non solo, arriva con un trend reputazionale in ulteriore crescita. Come racconta, per esempio, il Golden Vines Report 2025, realizzato con sondaggi realizzati in 110 Paesi con il contributo di oltre 830 professionisti tra importatori, wine writer, Master of Wine, sommelier, distributori, ristoratori, case d’este, e non solo, secondo cui il Piemonte è la regione vitivinicola più promettente e attrattiva per il 2026 a livello mondiale, davanti a Champagne, Borgogna e Toscana. Ma anche come testimoniano i trend del celebre wine merchant Uk “Bibendum”, secondo il quale nel 2026 sarà forte anche l’interesse per i vini bianchi del Piemonte (con la Guida “Vini d’Italia” 2026 del Gambero Rosso che ha premiato come “Bianco dell’Anno” il Roero Arneis Incisa Riserva 2020 di Monchiero Carbone, ndr).
Senza dimenticare i tanti riconoscimenti internazionali, con tante etichette simbolo della regione premiate, da “sua maestà” il Barolo Monfortino Riserva 2019 di Giacomo Conterno tra i 10 vini italiani dell’anno secondo “Decanter”, al Barbaresco 2021 dei Produttori del Barbaresco tra i primi 10 per la “Top 100” 2025 by “Wine Spectator” (nella cui classifica ci sono anche il Barolo Cannubi 2021 di Damilano ed il Barolo 2021 di Matteo Ascheri), che ha anche inserito la Barbera d’Asti Le Orme 2023 di Michele Chiarlo nella sua “Top 10 Values” 2025 dedicata ai vini dal miglior rapporto qualità-prezzo, dalla “The Enthusiast 100” di “Wine Enthusiast”, nella quale figurano anche il Barolo Albe 2021 di G.D. Vajra, il Verduno Pelaverga 2023 di Diego Morra e due Cru di Barolo Monvigliero 2021, quello di Vietti e quello di Fratelli Alessandria, ai tanti top brand della “Liv-Ex Power 100” 2025 della piattaforma inglese di riferimento del mercato secondario, il Liv-Ex (da Gaja a Giacomo Conterno, da Comm. G.B. Burlotto a Produttori del Barbaresco, da Bruno Giacosa a Giuseppe Rinaldi, da Roagna a Vietti, a Bartolo Mascarello).
E tra gli atout di “Grandi Langhe e il Piemonte del vino” ci sarà la presentazione della mappa in 3D dei Cru del Barbaresco, firmata dal “cartografo del vino” Alessandro Masnaghetti (in una conferenza martedì 27 gennaio, dalle ore 14), ennesimo step di valorizzazione di quelle Menzioni Geografiche Aggiuntive che nessuno in Italia prima delle Langhe di Barolo e Barbaresco - in un percorso già avviato all’inizio degli Anni Sessanta del Novecento, con cantine come Giacosa, Ratti e Prunotto che sposarono per prime l’indicazione del maestro della critica enogastronomica italiana Luigi Veronelli di vinificare separatamente le uve dei vigneti di migliore qualità, e che ha poi portato ai riconoscimenti ufficiali delle Menzioni di Barbaresco, nel 2007, e di Barolo, nel 2010, ndr) - ha realizzato in maniera così compiuta, e che hanno aiutato molto il territorio a far crescere il proprio posizionamento ed il proprio valore nell’alto di gamma.
Ma farà anche lo stato dell’arte sull’ormai sostanzialmente compiuto percorso per la Menzione Geografica Allargata “Piemonte” nell’etichetta di tutte le denominazioni, iniziativa partita da Piemonte Land e lanciata a “Grandi Langhe e il Piemonte del vino”, e ormai adottata da quasi tutti i consorzi vitivinicoli piemontesi principali, che mira a dare un’unica voce al vino del Piemonte in un’ottica di promozione e comunicazione corale anche sulla scorta di esempi virtuosi già testati positivamente all’estero, per sostenere la crescita “soprattutto delle nostre denominazioni meno conosciute a livello mondiale”, commenta, a WineNews, il presidente Piemonte Land, Francesco Monchiero. Che aggiunge come il Piemonte del vino si avvicini al suo appuntamento principe con un sentiment, pur tra luci e ombre, tutto sommato positivo anche sul mercato. “Prima di Vinitaly 2025, quando il presidente Usa Trump lanciava cifre diverse sui dazi, temevamo un grande impatto, si parlava di possibili perdite intorno al -20/-25% sul mercato Usa e non solo, mentre sostanzialmente ad oggi siamo in linea con l’andamento nazionale delle esportazioni (-2,7% nei primi 10 mesi 2025 sul 2024, secondo i dati Istat analizzati da WineNews), e anche se, ovviamente, un calo non è comunque un risultato per il quale esultare, visto il contesto, un anno fa avremmo tutti firmato per raggiungerlo. Poi - aggiunge il presidente Monchiero - è chiaro che ci sono alcuni territori che tengono meglio, e addirittura crescono, e altri che soffrono di più, per molti motivi. Ma il lavorare uniti e facendo sistema, come sta avvenendo da qualche anno, è fondamentale”. Come dimostra, come detto, il consenso pressoché unanime sia dei consorzi del vino del Piemonte che della Regione Piemonte (con l’Assessorato all’Agricoltura, guidato da Paolo Bongioanni) al lancio della Menzione Geografica Allargata “Piemonte”, che, dunque, potrà essere inserita in etichetta insieme alle grandi denominazioni vinicole piemontesi, e che “è uno dei progetti più ambiziosi degli ultimi anni per la promozione del vino del Piemonte. L’idea alla base del progetto è chiara: promuovere le grandi denominazioni piemontesi - dalle Langhe al Monferrato, all’Astigiano, al Roero e all’Alto Piemonte - non solo attraverso le loro identità specifiche, ma anche sotto un’unica Indicazione Geografica “ombrello”, appunto “Piemonte”, capace di raccontare in modo immediato il valore complessivo di una regione che rappresenta una delle eccellenze assolute del vino italiano”, spiega Monchiero. Che aggiunge: “il Piemonte del vino è un sistema straordinario per qualità, storia e diversità, ma oggi più che mai dobbiamo essere in grado di presentarci in modo coordinato. La Menzione “Piemonte” in etichetta nasce per affiancare, non per sostituire, le singole denominazioni, offrendo loro una piattaforma comune di visibilità e di promozione”.
“La rassegna “Grandi Langhe” - aggiunge il presidente Piemonte Land of Wine - nata dall’iniziativa dei Consorzi del Barolo e Barbaresco e del Roero e poi, grazie alla collaborazione con Piemonte Land, allargata a tutti gli altri territori vitivinicoli piemontesi, dimostra come fare squadra paghi in termini di visibilità, massa critica e potere contrattuale in tema di comunicazione e promozione. Sulla scorta anche di altre vetrine vinicole simili, come i “Grands Jours de Bourgogne” (appuntamento che presenta tutta la produzione vinicola nel cuore della Borgogna) - dice Monchiero - abbiamo imparato che operare in team fa bene a tutti, alle denominazioni più blasonate come a quelle emergenti, perché in un solo evento possiamo presentare l’intera potenzialità e la splendida varietà e creatività di un Sistema Vino Piemonte, che è sempre più attrattivo e accattivante, come qualità e sostenibilità dell’offerta anche in termini di paesaggio, ambiente e turismo”.
Un’esigenza, quella dell’Indicazione Geografica “Piemonte”, sospinta anche dall’evoluzione dei mercati internazionali, dove la competizione è sempre più intensa e la capacità di farsi riconoscere diventa decisiva. “Spesso, all’estero, consumatori e professionisti riconoscono prima la regione che la singola Doc o Docg. Piemonte è già sinonimo di grandi vini: strutturare questa percezione e trasformarla in un vero progetto di comunicazione significa dare più forza a tutti”, sottolinea Monchiero. Raccontando, dunque, il percorso di un’iniziativa che prevede azioni di promozione integrate, dalla partecipazione coordinata a fiere ed eventi internazionali ad iniziative di comunicazione e incoming, con l’obiettivo di raccontare il Piemonte come un mosaico di territori uniti da valori comuni: qualità, identità, sostenibilità e legame profondo con il paesaggio. Un paesaggio che, nella maggioranza delle sue aeree vitivinicole, è riconosciuto, già dal 2014, ben prima di altre zone di pregio italiane e europee, come Patrimonio dell’Umanità Unesco. Un elemento, questo, che rafforza ulteriormente il posizionamento di “Piemonte” nel mondo e che, come segnalano recenti indagini, ha avviato flussi turistici importanti e promettenti legati anche alla produzione vinicola oltre che alla ristorazione e agli altri appeal di territorio, dalle città d’arte al trekking, dal benessere della “green therapy” alla riscoperta di borghi antichi. “Non si tratta solo di marketing - precisa Monchiero - è anche una visione strategica. Mettere insieme le denominazioni significa essere più incisivi sui mercati lontani e dialogare con interlocutori internazionali in modo più strutturato”.
Senza sconfinare nell’ottimismo, esprime fiducia, però, anche Sergio Germano, presidente del Consorzio del Barolo, Barbaresco, Alba, Langhe e Dogliani: “siamo entusiasti di “Grandi Langhe e il Piemonte del vino”, vediamo grande interesse sui nostri vini, come ci dicono i numeri, sia della partecipazione che delle certificazioni e degli imbottigliamenti, che, in generale, sono stabili, e in alcuni casi, come quelli del Langhe Nebbiolo, sono addirittura in crescita. E questo grazie al lavoro di squadra dei produttori ed alla loro professionalità a 360 gradi, che ci ha portato ad avere vini di grande distintività e qualità, che ci vengono riconosciute sui mercati”.
L’evento, il 26 e il 27 gennaio, è riservato ai media ed agli operatori professionali, buyer, enotecari, ristoratori, agenti commerciali, sommelier professionisti, mentre il 25 gennaio sarà aperto anche al pubblico e ci sarà un walk around tasting “Anteprima Grandi Langhe” nel Museo Nazionale del Risorgimento Italiano, firmato da Gambero Rosso, in collaborazione con il Consorzio del Barolo e del Barbaresco, del Consorzio del Roero e di Piemonte Land of Wine, “pensato per tutti i wine lovers che vogliono scoprire in anteprima le nuove annate dei vini Docg e Doc di Langhe, Roero e di tutto il Piemonte”. Per un racconto corale, e rivolto a tutti, dunque, delle “Grandi Langhe e del Piemonte del vino”.

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