Tra le ragioni messe sul tavolo riguardo ad uno dei problemi più grandi su cui sta facendo i conti il mondo del vino, ovvero quello del calo dei consumi, non c’è soltanto il trend del cambiamento e quindi di un interesse verso altre bevande, dai ready to drink agli analcolici (che tocca anche la questione del “salutismo”), ma anche il calo del potere di acquisto dei consumatori. Il tema dei ricarichi al ristorante, infatti - questione, comunque, complessa da analizzare nelle sue tante sfaccettature - viene vista da molti come un fattore che scoraggia i consumi. Anche WineNews ne parla da tempo e una sintesi sembra difficile da trovare, tra costi di gestione che cambiano da ristorante a ristorante, scelte nella gestione del magazzino, e così via, in un equilibrio non semplice tra player diversi, ovvero produttori, distribuzione e ristorazione, che vedono, in linea generale, margini di guadagno sempre più compressi, e, di conseguenza, una minore “libertà di azione”.
In Francia, a tal proposito, torna un’idea interessante, che è di riflesso anche un invito alle nuove generazione di wine lovers ad approcciarsi ad un prodotto, il vino di fascia alta, con cui magari hanno meno familiarità. E arriva da Duclot, storico négociant francese, fondato nel lontano 1866, di proprietà della famiglia Moueix, che ha lanciato il progetto “Carte sur Table”, che propone, nella sua edizione n. 14, per un mese, dal 15 marzo al 15 aprile, in 40 ristoranti selezionati sparsi in tutta la Francia (di cui 18 solo a Parigi), dagli stellati ai bistrot fino alle brasserie, una selezione di grandi vini di Bordeaux, 12 in tutto, pronti da bere ed a prezzi competitivi, “da enoteca”.
Nella carta dei vini si va da Château Malartic Lagravière 2023 di Pessac-Léognan (65 euro) ad un altro bianco, Le Petit Cheval Blanc 2023 (120 euro), da Château Rieussec 2021 di Sauternes (105 euro) a Château Haut-Bages Libéral 2016 di Pauillac (65 euro). Ed ancora, etichette come Château Lagrange 2016 di Saint Julien (75 euro), Château Gazin 2017 di Pomerol (90 euro), la magnum di Château Lafon-Rochet 2016 di Saint-Estèphe (130 euro), Château Bélair-Monange 2015 di Saint-Emilion Grand Cru (160 euro), Château Brane-Cantenac 2000 di Margaux (195 euro), Château Léoville Las Cases 2007 di Saint-Julien (250 euro), Château Montrose 2010 di Saint-Estèphe (350 euro) e Château Mouton Rothschild 2014 di Pauillac (675 euro).
Un elenco che comprende, quindi, grandi classici di Bordeaux, bottiglie che certamente non capita di degustare tutti i giorni, soprattutto a questi prezzi, dato che i consumatori sono solitamente abituati a pagare ricarichi più grandi. E se è vero che, comunque, serve una certa disponibilità economica, potrebbe essere un’occasione per scoprire e innamorarsi non solo di una fetta importante di storia dell’enologia francese, ma anche di farsi contagiare dalla magia del vino che rappresenta uno dei simboli culturali del Paese e sinonimo di condivisione e piacere a tavola.
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