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CULTURA ENOICA

“Handandland”, di Irene Coppola, è la prima opera a vincere il “Premio Scultura Ca’ del Bosco”

Edizione n. 1 del riconoscimento che rinsalda il legame vino e arte, di cui la cantina guidata da Maurizio Zanella è tra i più grandi esempi al mondo

Tra le ormai molte cantine che sostengono e promuovono progetti e legami con le arti, Ca’ del Bosco, stella del Franciacorta guidata da Maurizio Zanella, è una delle pioniere assolute, a livello italiano e mondiale. Una di quelle che “ha fatto scuola”, già dagli anni Settanta del Novecento, quando il territorio, diventato poi un punto di riferimento della spumantistica Metodo Classico d’Italia, stava muovendo i primi passi del suo “rinascimento” enoico. Un legame profondo, e “vero”, che si tocca con mano già entrando dal celeberrimo “Cancello Solare” di Arnaldo Pomodoro, e che si apprezza con la vista e con i sensi in ogni angolo della splendida Tenuta di Erbusco. Che oggi ha decretato la vincitrice della prima edizione del “Premio Scultura Ca’ del Bosco”, nato nel 2023 e riservato alle grandi sculture da esterni realizzate da artisti italiani under 40. Ovvero l’artista Irene Coppola con l’opera “Handandland”, una traccia poetica in neon soffiato sui gradoni esterni dell’area di produzione della cantina, destinata alla lavorazione delle uve. Le spirali, da cui emergono le parole “hand and land”, si rifanno alla struttura del viticcio tipico delle piante rampicanti come la vite, ovvero l’estensione tattile che le permette di sostenersi e crescere più in là del fusto. Proposta nata dopo un attento studio dell’area posta tra le vigne e il lungo corridoio del porticato, in asse con l’opera storica della collezione Ca’ del Bosco dal titolo “Eroi di luce” dell’artista Igor Mitoraj.
Con questa vittoria Irene Coppola, nata nel 1991 a Palermo, si aggiudica un premio in denaro a titolo di riconoscimento del merito personale, oltre ad una somma destinata alle spese per la realizzazione effettiva dell’opera che sarà collocata nel Parco sculture di Ca’ del Bosco, entrando così di diritto nella collezione d’arte della cantina. Il podio si completa con le scultrici Giulia Cenci con l’opera “Crescita Secondaria” e Benni Bosetto con “Perle”: un successo tutto al femminile. Vino, arte, cultura, Rinascimento, tradizione, innovazione, ecologia, etica, educazione: nel rispetto delle caratteristiche fondanti di Ca’ del Bosco, il presidente Maurizio Zanella ha fortemente voluto l’istituzione del “Premio Scultura Ca’ del Bosco”. Riconoscimento che è nato con un doppio intento. Il primo è rafforzare e rendere indelebile il forte legame che esiste tra l’arte e Ca’ del Bosco, una delle realtà enologiche eccellenti in Franciacorta e protagonista del “rinascimento” enologico italiano. Il secondo deriva dalla volontà di rendere istituzionale il forte rapporto già esistente con un’azione di mecenatismo in grado di rafforzarlo con le infinite capacità e possibilità immaginative della nuova generazione artistica.
“Ca’ del Bosco significa innanzitutto ascoltare la natura e dare alle sue variabili forme la possibilità di esprimersi attraverso l’aiuto dell’uomo che si fa custode di un territorio straordinario coltivandolo - ha detto Maurizio Zanella, presidente Ca’ del Bosco (“Wine Legend” 2023 per la rivista tedesca “Der Feinschmecker”) - ma non consumandolo. Irene Coppola ha saputo interpretare i valori di Ca’ del Bosco, fornendo una visione molto moderna e inedita del tralcio di vite. Il supporto di “Venetian Heritage” e, in particolare, del suo direttore Toto Bergamo nell’individuazione di una giuria di qualità che, a sua volta, sapesse interpretare il sogno di Ca’ del Bosco ha favorito la perfetta riuscita del progetto. Il motto di Venetian Heritage è “Restoring the past, building the future”, un concetto che non è molto diverso dall’equilibrio tra la tradizione e l’innovazione che, da sempre, guida la rinascita della nostra cultura del vino e che Irene Coppola ha voluto e saputo far suo”. “Venetian Heritage - ha spiegato il direttore della Fondazione, Toto Bergamo Rossi, che è anche presidente della giuria del Premio - si occupa di preservare, restaurare e promuovere l’immenso patrimonio culturale veneziano che necessita costantemente di cure e attenzioni. Attenzioni che vanno rivolte anche a chi si affaccia all’arte contemporanea nel nostro paese. Questa partnership con Ca’ del Bosco è atta a promuovere i giovani talenti dando loro visibilità e riconoscendo il loro operato”.
Il legame tra Ca’ del Bosco e l’arte nasce fin dagli anni Settanta del Novecento, quando Maurizio Zanella percepisce il profondo legame tra il vino e l’immaginazione artistica, entrambi un risultato di un’unione magica tra la natura, il pensiero, l’anima e i sensi. Ecco perché a Ca’ del Bosco si accede dal “Cancello Solare”, l’opera commissionata ad Arnaldo Pomodoro nel 1985 e posizionata in situ nel 1993, una struttura circolare di 5 metri di diametro che si apre in due semicerchi di 25 quintali di bronzo ciascuno. Ma questa è soltanto la porta di accesso in un mondo che, da quando furono piantati i primi vigneti nel 1968, è stato costruito come un avamposto del “rinascimento” enologico italiano in cui trova posto una delle più moderne e tecnologiche cantine italiane (“European Winery of the Year” 2023 per il magazine Usa “Wine Enthusiast”), oltre a una Galleria d’Arte diffusa che dialoga, all’interno e all’esterno, con opere di assoluta importanza. Come, tra le altre, “Eroi di luce” di Igor Mitoraj, “Codice Genetico” di Rabarama, “Il peso del tempo sospeso” di Stefano Bombardieri, “Blue Guardians” di Cracking Art, “Water in dripping” di Zheng Lu, “Il Testimone” di Mimmo Paladino e “Sound of Marble” di Tsuyoshi Tane.

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