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I numeri della Toscana del vino, brand tra i più affermati al mondo, ma fatto di realtà territoriali affermate e di altre, piccole nei numeri, che cercano di emergere, Dna della Toscana dei Campanili. Dati e riflessioni dalle “Anteprime di Toscana”

Brand tra i più forti in assoluto nel panorama mondiale del vino, la “Toscana” è un piccolo gigante enoico che, ancorato alle dimensioni e al prestigio di poche denominazioni, è fatto anche di tante altre realtà del vino, più o meno grandi, ma ricche di storia e tipicità che, nonostante numeri relativamente piccoli, cercano di farsi conoscere nel mondo. Forse non sfruttando a pieno la forza del marchio regionale, ma tornando a raccontare la Toscana dei campanili e dei comuni ad un mondo che, forse, un giorno saprà apprezzarla anche sul fronte del mercato del vino. È la Toscana degli 11 consorzi che oggi a Firenze (con Sting come guest star) hanno dato il via alla settimana delle “Anteprime di Toscana”.

Nei calici i vini di Carmignano, Casole d’Elsa, Colline Lucchesi, Cortona, Elba, Maremma Toscana, Montecarlo di Lucca, Montecucco, Pitigliano e Sovana, Val di Cornia e Valdarno di Sopra. Espressioni meno conosciute, rispetto a Chianti, Chianti Classico, Nobile di Montepulciano, Vernaccia di San Gimignano, Brunello di Montalcino e Bolgheri, per citarne alcuni, che rappresentano l’altra faccia di un vino toscano che, raccontano i numeri di Ismea, è una realtà fatta da oltre 22.000 aziende contrassegnate da dimensioni prevalentemente piccole e medio-piccole ma con alcuni “campioni” di ampiezza rilevante; oltre due terzi di queste situate in aree destinate a produzioni Dop, che coprono oltre il 93% dei quasi 60.000 ettari di vigneto regionale (la media nazionale è il 56%).

Un vigneto vivace, dinamico e fortemente orientato all’innovazione come ci raccontano i numeri e i fatti della storia recente. Nell’ultimo decennio, la superficie a vite della Toscana si è ridotta solo marginalmente (-6%) e, anzi, di recente ha ricominciato nuovamente a espandersi ma non solo; l’utilizzo convinto degli strumenti messi a disposizione della politica comunitaria (la misura Ocm di Ristrutturazione e riconversione) ha fatto sì che oltre il 43% dei vigneti toscani si sia rinnovato e il 24% - oltre 14.000 ettari - lo abbia fatto nell’ultimo decennio.

Se la Toscana è terra di grandi rossi, il Sangiovese è il vitigno di riferimento estendendosi, con le sue varie declinazioni locali, per il 62% dell’intera superficie a inventario. A grande distanza seguono Merlot e Cabernet Sauvignon rispettivamente con 8% e 6%.

Il patrimonio ampelografico regionale è alla base di 58 riconoscimenti tra Dop e Igp, ma i punti di riferimento dimensionali rimangono Chianti e Chianti classico, rispettivamente con il 44% e 21% per cento della superficie, seguiti a distanza da Brunello di Montalcino e Nobile di Montepulciano con il 6% e il 4%.


Una Toscana florida, dal punto di vista del vino, ma che fa i conti con l’attualità. In quadro generico di frenata per i vini fermi italiani all’export, che rappresentano pressochè la totalità della produzione Toscana, le esportazioni, tra gennaio ed ottobre 2017, sono diminuite, sul 2016, in quantità, del -2,4%, a 705.595 ettolitri, ma hanno tenuto i valore, con 451 milioni di euro (+0,7%). Con stati Uniti (216.095 ettolitri, -9%, per 153 milioni di euro, -1,6%) e Germania (132.893 ettolitri, -2,2%, per 68 milioni di euro, -5%) di gran lunga primi mercati, seguiti dal Canada (59.718 ettolitri, +9,6%, per 43 milioni di euro +8%).

Sul fronte della promozione, il Granducato è stata come noto una delle Regioni più colpite: i numeri di Ismea parlano di una produzione 2017 da 1,6 milioni di ettolitri, con un calo del -38% sul 2016.

“E anche per questo cerchiamo di stare vicini ai produttori - ha detto a WineNews l’assessore all’Agricoltura della Regione Toscana Marco Remaschi - stiamo lavorando per alleggerire il carico almeno dal punto di vista fiscale e contributivo, parlando anche con le banche, per consentire alle aziende di affrontare meglio una situazione complessa, che ci porterà anche a rivedere la gestione di misure come l’irrigazione di soccorso nei prossimi anni”.

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