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I vini affinati in mare, i cosiddetti “UnderWaterWines”, stanno vivendo il loro momento d’oro

Per gli esperti, riuniti nel primo Meeting mondiale a Milano da Jamin, il cantinamento subacqueo è sempre più un’opportunità di business sostenibile

I vini affinati in mare, i cosiddetti UnderWaterWines, stanno vivendo il loro momento d’oro, come raccontiamo su WineNews attraverso case history in tutta Italia e non solo, tra scienza (che dimostra come il fondo del mare rappresenti un ambiente ideale per l’affinamento, grazie a temperature costanti e assenza di luce), e marketing (grazie al forte appeal soprattutto nel settore luxury).
Tra queste c’è la Jamin Under Water Wines, la prima società italiana ad aver investito sui vini subacquei (e ad aver ottenuto il primo brevetto al mondo), e capofila di un network a cui hanno già aderito altre realtà simili nel Belpaese, che ha lanciato il primo Meeting mondiale dedicato agli UnderWaterWines nei giorni scorsi, all’Acquario Civico a Milano, dove sono emersi importanti risultati: 600.000 euro raccolti con il secondo aumento di capitale (a fronte di un obiettivo minimo di 250.000 euro); 115 soci (che si aggiungono ai 294 della prima adesione nel 2021); tanti riconoscimenti nei Concorsi (dal Premio per l’Innovazione a Merano al Premio SmartCup Plus 2023 per la Pmi innovativa a Genova); e i valori attribuiti nelle aste come, ad esempio quella battuta da Christie’s allo Champagne UnderWater -52 Cloe Marie Kottakis (1.500 euro).
“Numeri indubbiamente elevati - afferma Antonello Maietta, presidente Jamin UnderWaterWines (e, per 12 anni, presidente Ais - Associazione Italiana Sommelier, ndr) - ma in linea con le nostre aspettative, perché conosciamo il grande impegno messo in campo da tutta la nostra squadra”. “E che dimostrano - gli fa eco il founder Emanuele Kottakhs - la fiducia nel progetto, nel metodo che abbiamo sviluppato e nei risultati che si ottengono sui vini”.
Il metodo sostenibile brevettato da Jamin (da “giaminare”, nel dialetto dei marinai genovesi, che significa lavorare duro) prevede rigorose analisi sensoriali e di laboratorio, unite a complesse operazioni di immersione ed emersione di speciali gabbie modulabili, da 500 bottiglie, e coinvolge ingegneri, fisici, biologi marini, enologi, sommelier e subacquei. Appositi sensori, connessi alla piattaforma blockchain dedicata, consentono di rilevare una serie di parametri, tra cui temperatura, pressione e correnti. Viene così tracciato il percorso di ogni singola referenza in affinamento, monitorando l’habitat marino che, a determinate profondità, oltre a replicare le condizioni di una vera e propria cantina, aggiunge altri vantaggi non riproducibili a terra.
Grazie all’iniezione di capitale umano ed economico, ora tutto è pronto per passare a Jamin 2.0 e rendere applicabile e scalabile il know-how acquisito, permettendo a chiunque abbia spirito imprenditoriale di aprire, in autonomia, la propria cantina subacquea tramite l’affiliazione in franchising. Novità del piano di sviluppo - che si affianca al servizio di cantinamento conto terzi con attualmente oltre 200 referenze nei fondali marini - la rete in franchising di Jamin conta già 4 cantine sottomarine affiliate alla capofila di Portofino, nell’Area Marina Protetta - Ravenna, Termoli, Acquappesa e Scarlino - a cui se ne aggiungeranno a breve altre 4 in Campania, Abruzzo, Sicilia, Basilicata (tra i soci si contano, tra gli altri, Antonio Arrighi, che, all’Isola d’Elba, produce Nesos, il vino “marino”, e la start-up Cobalto e “LeProfondità”, ad oggi la più grande cantina subacquea italiana, di Termoli).
Nel Meeting Internazionale degli UnderWaterWines ha chiamato a raccolta produttori, enologi, ricercatori, operatori della filiera e giornalisti, per fare il punto su un settore che, seppur di nicchia, offre forti prospettive di crescita. Le ricercatrici del Dagri dell’Università di Firenze, Valentina Canuti e Monica Picchi, insieme all’enologo Alessio Bandinelli, hanno presentato i risultati della prima ricerca scientifica a livello mondiale sull’evoluzione chimica e sensoriale dei vini affinati in subacquea (pubblicata sulla rivista ufficiale di Assoenologi, “L’Enologo”, aprile 2023) e anticipato le linee guida dei nuovi progetti in corso sulle chiusure delle bottiglie. Il fisico Gianluca Grilli, founder Jamin, ha illustrato il progetto di un nuovo recipiente innovativo e specifico: una Smart Cage, in grado di facilitare la gestione delle operazioni di immersione, ridurre l’impatto ambientale e consentire la lettura dei dati remoti in tempo reale. Il passo successivo sarà la realizzazione di una chiusura tecnica, denominata Uww Cork, in sostituzione delle attuali capsule elaborate per ogni singolo vino, utilizzabile nelle normali linee di imbottigliamento, a beneficio ed efficientamento del sistema in termini sia energetici sia economici.
In collegamento dall’estero, gli interventi del professor Antonio Palacios dell’Universidad de la Rioja in Spagna e del professor Gérard Liger-Belair dell’Université de Reims Champagne-Ardenne hanno confermato come l’affinamento subacqueo sia in grado di produrre specifici cambiamenti organolettici e sensoriali rispetto a quello tradizionale, grazie a un insieme di fattori assicurati dall’habitat marino. Il professor Giorgio Bavestrello, responsabile ricerca del Distav dell’Università di Genova, ha relazionato sull’impatto dell’affinamento subacqueo nell’ambiente marino, mentre il professor Francesco Lenoci della Facoltà di Economia dell’Università Cattolica di Milano ha analizzato in chiave socioeconomica il tema della sostenibilità ambientale nel settore vitivinicolo. L’intervento del giornalista Andrea Radic ha evidenziato, infine, la necessità di sviluppare una comunicazione adeguata per questo particolare ambito produttivo. La Jamin ha poi annunciato che sta sviluppando nuovi progetti in collaborazione con Enti e Istituzioni scientifiche, destinando oltre il 30% delle risorse in ricerca e sviluppo.
Ad emergere è la fotografia, in generale, di un settore, che può rappresentare sempre di più un’opportunità di business sostenibile e nel quale vi è ampio margine di crescita, considerando anche che nel panorama attuale di 290.000 cantine vitivinicole in Italia, il 24% risponde al profilo “sperimentatore”, ossia chi abbraccia un metodo o una filosofia produttiva all’interno di una nicchia di qualità, e che, in un mercato del vino vale 310 miliardi di euro a livello globale e prevede una crescita del +23% entro il 2027, la nicchia di mercato degli UnderWaterWines ha generato, nel 2022, 400.000 bottiglie nel mondo, la maggior parte attraverso tentativi sperimentali gestiti in proprio dai produttori stessi, non sempre con risultati in linea con le aspettative.

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