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THE EUROPEAN HOUSE

Il futuro del food & beverage, che oggi vale il 3,8% del Pil italiano, al Forum Ambrosetti

Appuntamento il 4 e 5 giugno a Bormio: focus sul sistema Valtellina e sul rapporto tra alimentazione e salute, tra denutrizione e obesità
AMBROSETTI, FOOD & BEVERAGE, FORUM AMBROSETTI, THE EUROPEAN HOUSE, Non Solo Vino
La Valtellina ospiterà il Forum Ambrosetti

Il Covid morde l’economia, ma il food & beverage resiste. I numeri lo confermano: l’industria agroalimentare ha saputo reggere l’urto violento della pandemia dentro i confini nazionali, mentre è addirittura cresciuta sul fronte export. Così i dati contenuti nel Rapporto The European House - Ambrosetti sugli scenari e le sfide per il settore agroalimentare, che saranno i temi portanti del Forum “La Roadmap del futuro per il Food & Beverage: quali evoluzioni e quali sfide per i prossimi anni”, di scena a Bormio, nel cuore della Valtellina modello di sviluppo per l’agroalimentare, il 4 e 5 giugno.
L’industria agroalimentare si è, quindi, confermata, anche in tempo di crisi, un pilastro della nostra economia: lo scorso anno - rilevano le analisi The European House - Ambrosetti - ha generato un valore aggiunto pari a 64,1 miliardi di euro, di cui 31,2 miliardi generati dal settore F&B, in leggero calo dell’1,8% rispetto al 2019, e 32,9 miliardi provenienti dal comparto agricolo. Un andamento che ha accusato gli effetti della pandemia, ma segnando pur sempre una performance generale migliore rispetto al dato di contrazione avvertito sul Pil nazionale (-8,9%).
“L’Italia è il secondo Paese in Europa per incidenza del settore agroalimentare sul Pil (3,8%), preceduto solo dalla Spagna (4%) e più alta di quella che si registra in Francia (3,0%) e Germania (2,1%)”, spiega Valerio De Molli, Ceo di The European House - Ambrosetti.
“Con 64,1 miliardi di Euro di Valore Aggiunto generato nel 2020, il settore agroalimentare si conferma al primo posto tra le “4A” del made in Italy, 1,9 volte l’automazione, 2,8 volte l’arredamento e 3,2 volte l’abbigliamento. Il valore aggiunto generato dal settore agroalimentare italiano vale 3 volte il settore automotive di Francia e Spagna e più del doppio della somma dell’aerospazio di Francia, Germania e Regno Unito. Non solo. Il settore food & beverage si è dimostrato il più resiliente alla crisi Covid-19 tra tutti i settori della manifattura italiana, con una riduzione del valore aggiunto pari a -1,8% nel 2020, rispetto al -8,9% del totale dell’economia italiana”.
Inoltre, nonostante le oggettive difficoltà legate allo spostamento delle merci da un Paese all’altro e alle restrizioni che hanno penalizzato molti canali di vendita, le esportazioni dei prodotti agroalimentari italiani hanno segnato lo scorso anno una crescita dell’1,8%, raggiungendo un valore record di 46,1 miliardi di euro. Le bevande rappresentano la categoria più venduta al di fuori dei confini, e generano oltre un quinto del fatturato (20,6%), mentre Germania, Francia e Stati Uniti rimangono i Paesi di maggiore approdo dell’export made in Italy. L’export regge e cresce, ma c’è comunque del terreno da recuperare rispetto ai principali peers europei dell’Italia che esportano di più a livello di food & beverage, vale a dire Germania (75,2 miliardi), Francia (62,5 miliardi) e Spagna (54,8 miliardi). Un gap che il Belpaese potrebbe colmare cercando ulteriori spazi in mercati in crescita, in primis quello cinese che non rientra ancora nei primi dieci bacini di approdo delle merci italiane. Una sfida per questo 2021 che dovrà anche vedersela con i possibili ed indesiderati effetti della Brexit, che potrebbero pesare quest’anno sull’export nostrano. Un timore da non sottovalutare, visto che il Regno Unito conta per il 12% sull’intero fatturato dai prodotti agroalimentari italiani commercializzati al di fuori dei confini nazionali.
Sulla base di questi dati, la discussione e l’analisi si sposterà a Bormio. Ad animare il Forum saranno una serie di tavole rotonde alle quali parteciperanno importanti vertici dell’industria alimentare, ma anche politici, medici e sportivi. Già confermata la presenza di campioni del ciclismo come Ivan Basso e Alberto Contador e di miti dello sci come Deborah Compagnoni. Le parole chiave di questa edizione saranno infatti “Alimentazione, salute e sport”. La corretta alimentazione dovrà guidare le scelte per contrastare l’avanzata di patologie e fattori di rischio causa di obesità che coinvolge oggi il 45,5% degli italiani adulti e quasi il 30% dei bambini, dati che molti studi prevedono in aumento a causa del perdurare della pandemia.
Secondo stime Onu-Fao, la pandemia Cpvid-19 rischia di generare da 83 a 132 milioni di nuove persone denutrite nel 2020 nel pianeta. E ricordiamo che malnutrizione non vuol dire solo scarsità di cibo: oggi si muore infatti per fame (690 milioni ne soffrono), per eccesso di cibo (2 miliardi di persone colpite), per cattiva alimentazione che porta squilibri nutrizionali (3 miliardi di persone).
Problemi che ci riguardano, purtroppo, da vicino: dopo il fumo, e prima dell’abuso di alcool, è infatti la cattiva alimentazione il primo fattore di rischio per la salute in Italia. Dati acuiti da uno stile di vita sempre più sedentario, con un 1/3 della popolazione che non pratica alcuno sport né attività fisica, percentuale che cresce ulteriormente al Sud, dove la combinazione tra scorretta alimentazione e sedentarietà è ancora più rilevante.
A Bormio si parlerà di salute e benessere e, quindi, The European House - Ambrosetti inviterà i partecipanti al Forum a dare il buon esempio partecipando domenica 6 giugno, a fine evento, ad una gara ciclistica non competitiva che attraverserà luoghi suggestivi intorno a Bormio, una delle località simbolo della Valtellina, “sfidando” proprio Basso e Contador. Scelta non a caso per ospitare il Forum, la Valtellina rappresenta una fetta di territorio nazionale particolarmente preziosa sotto il profilo agroalimentare (per la tradizione unica e le molte eccellenze del made in Italy, dalla Bresaola della Valtellina Igp, al Casera Dop, dal Bitto Dop ai Pizzoccheri Igp, dai vini Docg alle mele Igp), per l’unione virtuosa con ambiente e territorio - che la rendono una meta ambita anche per il turismo - e per l’indotto economico generato: basti citare il dato dell’export riferito alla provincia “capoluogo” di Sondrio che nel 2020 ha raggiunto i 96,3 milioni di euro.

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