“Un visionario” ma anche “eterno difensore del cibo” per 40 anni in lotta “nella promozione della sostenibilità della cucina locale” nonché “ostinato piemontese” che “ci ha insegnato che mangiare è un atto politico”. La notizia della morte del fondatore di Slow Food e Terra Madre, Carlo Petrini, 76 anni, da sempre dalla parte dei contadini e capace di portare la loro causa sui tavoli dei grandi della terra, da buon “amico di Papi e Re”, ha suscitato reazioni di cordoglio e commemorazione in tutto il mondo, a dimostrazione di quanto il movimento e la rete culturale da lui creati 40 anni fa, con i suoi progetti e visioni, abbiano nel tempo varcato i confini di tutto il pianeta: Slow Food, del resto, è oggi attivo in 160 Paesi, e ha cambiato la cultura del cibo in tante aree del mondo. Tanto che anche gran parte dei media internazionali ha dato risalto alla scomparsa di “Carlin” con editoriali e ritratti in memoria di uno dei più grandi pensatori del nostro tempo. A partire dal prestigioso quotidiano britannico The Guardian, che già nel gennaio 2008 incluse Petrini (unico italiano) nella lista delle 50 persone che potrebbero salvare il mondo, che ripercorre attraverso un articolo le gesta di “un’attivista che per quarant’anni si è impegnato nella promozione della sostenibilità e della cucina locale” e ricordando l’aneddoto di quando - come segno di protesta nel 1986 contro l’apertura del primo McDonald’s in Italia in Piazza di Spagna a Roma - insieme ai compagni attivisti si mise a distribuire piatti di pasta ai passanti gridando: “Non vogliamo fast food. Vogliamo slow food”. Un’immagine ricordata anche dalla Bbc Uk, che rimarcando anche la profonda e storica amicizia tra Carlo Petrini e Re Carlo III d’Inghilterra, ha sottolineato come Arcigola, il “seme” di Slow Food, nacque tra i vari motivi anche proprio in seguito a questo particolare episodio. Per il giornale francese Le Figaro, Petrini è stato un “sociologo” in quanto “sostenitore di un’alimentazione di qualità, sostenibile e accessibile al maggior numero di persone” nonché “eterno difensore del buon cibo”. In Spagna, El País scrive che “l’orientamento edonistico degli esordi di Slow Food si è evoluto in una causa globale che unisce il buon cibo all’ambientalismo e ai diritti di chi lavora la terra, di chi si affanna ogni giorno affinché gli abitanti di questo pianeta abbiano cibo sulle loro tavole” e che Petrini “lascia dietro di sé un solido nucleo di resistenza, forse il più dinamico a livello globale”. Il quotidiano madridista El Mundo dipinge la fondazione nel 2004 dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo come una “creazione visionaria” e Petrini come un “rivoluzionario, anticonformista e uomo coraggioso che, ben prima che diventasse di moda, comprese la portata politica del cibo” dando “significato e valore a parole come biodiversità, natura, conoscenza, tradizione e giustizia”. Per il catalano El Periódico, invece, l’Italia e il mondo dicono addio “ad un ostinato piemontese, uno dei visionari più indomabili e perspicaci degli ultimi decenni, artefice della più grande rete di attivismo alimentare del pianeta. Colui che ci ha insegnato che mangiare è un atto politico”. Un concetto ripreso anche dal quotidiano brasiliano Folha de S. Paulo, uno dei principali del Paese sudamericano, che titola: “Carlo Petrini fondò Slow Food e consolidò l’idea che mangiare è un atto politico”. Solo alcuni, tra i tanti articoli internazionali possibili, che testimoniano, a loro modo, come il carisma e le idee di “Carlin”, dal piccolo borgo piemontese di Bra, abbiano saputo conquistare il mondo.
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