Sessant’anni fa, l’ambientalismo era ancora una questione d’élite, quando, nel 1961, in Svizzera, il biologo Julian Huxley ed Principi Bernardo d’Olanda e Filippo d’Edimburgo fondarono il World Wildlife Fund. Il Wwf Italia nascerà pochi anni più tardi, nel 1966, grazie al grande ambientalista Fulco Pratesi. Alla guida c’è il Marchese Mario Incisa della Rocchetta, proprietario del purosangue da corsa Ribot, il “cavallo del Ventesimo secolo”, e, prima di inventare il Sassicaia con l’enologo Giacomo Tachis (la prima annata è il 1968, ndr) e dare inizio all’epopea di Bolgheri, fondatore, proprio accanto ai vigneti della Tenuta San Guido, tra i più pregiati al mondo, del primo Rifugio Faunistico privato d’Italia, il Padule di Bolgheri. Oggi il Wwf è la più importante organizzazione per la conservazione della natura, e, nei giorni scorsi, quando ha festeggiato i suoi primi 60 anni di storia, nei quali ha contribuito a rivoluzionare il rapporto degli italiani con l’ambiente - la più importante ricchezza del Belpaese, inserita nel 2022, con una storica riforma, nella Costituzione Italiana - ha ricevuto gli auguri più speciali dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha ricevuto al Quirinale, a Roma, il presidente Luciano Di Tizio, e da Papa Leone XIV con una “Benedizione Apostolica” e l’incoraggiamento a proseguire un’opera che richiede una vera e propria conversione ecologica nelle nostre vite.
Al 2025 le Oasi del Wwf Italia sono più di 100, per oltre 30.000 ettari di territorio custodito (di cui 6.500 di proprietà dello stesso Wwf), formando una rete di aree protette complessa ed articolata che rappresenta la più vasta gestita da un’associazione privata in Italia e tra le prime in Europa, capace di attirare ogni anno più di 350.000 visitatori di ogni età. E nella quale, proprio come agli albori della storia del Wwf, un piccolo grande contributo arriva anche dal mondo del vino, come WineNews ha curiosamente constato, andando a guardare la mappa della Oasi italiane, la prima delle quali, quella del Lago di Burano, a Capalbio, in Maremma, è nata nel 1967, sulle orme del Padule di Bolgheri.
“In principio fu Bolgheri, poi venne il Wwf Italia” è la celebre frase di Fulco Pratesi sul Padule di Bolgheri, ancora oggi Riserva Faunistica Privata di proprietà della Tenuta San Guido (che, dal 2023, oltre ad occuparsi della sua custodia, cura le visite, da maggio a novembre, quando c’è l’acqua e si può fare il birdwatching) affiliata al Wwf (il termine che indica, in particolare, proprio le Oasi di proprietà privata nel circuito Wwf, ndr) legata alla storia del Marchese Mario Incisa della Rocchetta, naturalista lungimirante che nel 1959 trasforma una parte dell’azienda di famiglia in un Rifugio Faunistico per la fauna selvatica legata alle zone umide - 80 ettari di palude d’acqua dolce, circondata da 440 ettari tra bosco allagato a frassino ossifillo, rarissimo ormai in Toscana, vaste praterie umide, un bosco costiero (tombolo), la duna e l’arenile, incolti, pascoli naturali per l’allevamento di bovini ed il riposo dei cavalli a fine carriera, e coltivazioni (cereali e foraggi), habitat di una grande varietà di piante ed animali, in particolare gli uccelli, qui censiti in oltre 250 specie, nei 2.500 ettari della Tenuta - consacrato da una visita di Filippo di Edimburgo nel 1965, anno in cui Incisa viene nominato presidente del Wwf italiano (carica che manterrà, negli ultimi anni in forma onoraria, fino alla sua morte nel 1983). Il Rifugio si sviluppa lungo la costa tra Donoratico e Cecina, e confina verso l’interno con il famoso Viale dei Cipressi che “alti e schietti van da San Guido in duplice filar”, come recitano i versi del grande poeta Giosuè Carducci nella poesia “Davanti San Guido”, piantati nell’Ottocento dal Conte Guido Alberto della Gherardesca, che scelse i cipressi perché sì belli, ma soprattutto pratici, visto che i bufali si mangiavano tutte le altre piante, e che oggi raffigura simbolicamente Bolgheri ed uno dei territori del vino più prestigiosi al mondo. Il Rifugio, recentemente riaperto al pubblico, rappresenta “la radice più profonda del legame tra Tenuta San Guido e la natura che la circonda - racconta Priscilla Incisa della Rocchetta, responsabile relazioni esterne della Tenuta San Guido, e che, con il padre Nicolò Incisa della Rocchetta, tra i “padri nobili” di Bolgheri, al quale si deve la fortuna del Sassicaia, è custode del territorio al quale si devono i suoi grandi vini - nasce dallo stesso principio che guida il nostro lavoro in vigna: osservazione, rispetto ed equilibrio. La biodiversità è la base viva dell’identità del nostro territorio e della sua capacità di rigenerarsi”.
Come, restando in Maremma, anche tra Marina di Grosseto e Castiglione della Pescaia, nella fascia delle zone umide del litorale tirrenico, parte della pineta del Tombolo, zona di protezione della Riserva Naturale della Diaccia-Botrona, in bilico tra mare e terra, ricca di biodiversità, di bellezze paesaggistiche, di odori, di voci e di colori che si rincorrono al mutar delle stagioni, insomma di natura selvaggia e incontaminata, dove c’è l’Oasi Affiliata San Felice, nata dalla collaborazione tra il Gruppo Allianz, uno dei primi del mondo nel settore assicurativo-finanziario, proprietario dei terreni, e il Wwf, e gestita dalla Società Agricola San Felice Spa (di cui fanno parte le Tenute vitivinicole San Felice in Chianti Classico, Campogiovanni a Montalcino e Bell’Aja a Bolgheri): un tratto di duna con una vasta pineta, impiantata quasi due secoli fa in funzione antimalarica dai Granduchi di Toscana durante la bonifica del territorio, per oltre 47 ettari abitati da specie ittiche ed uccelli acquatici, come la ghiandaia marina, simbolo dell’Oasi.
Dalla costa toscana all’Appenino Tosco-Romagnolo, l’Oasi Gregorina di Castrocaro Terme e Terra del Sole, a Forlì, tra foreste di querce, pioppi, aceri, ma anche salici, ontani e cornioli, coltivazioni e calanchi verso il Mar Adriatico, abitati da lupi ed istrici, si trova nella Tenuta Gregorina de Le Tenute Leone Alato, la holding agroalimentare e vitivinicola di Generali (con le aziende vitivinicole Bricco dei Guazzi in Monferrato, Vigneti Fassone nei Colli Tortonesi, Costa Arente in Valpantena, Torre Rosazza nei Colli Orientali del Friuli, Duemani nella Costa Toscana e Tenuta Sant’Anna in Veneto), e fa parte del progetto Act4Green, il progetto di Generali Country Italia che prevede, tra l’altro, la piantumazione di 1 milione di alberi in tutto il Paese. Da sempre vocata alla produzione agricola, la Tenuta mantiene e valorizza tale identità con l’affiliazione alla rete delle Oasi Wwf e adottando un regime di coltivazione biologico, per la produzione di vino, ma anche di miele millefiori.
In Piemonte, anche l’Azienda Agricola Forteto della Luja a Loazzolo, nella Langa Astigiana, è, infine, un’Oasi Affiliata Wwf, custodita dalla famiglia Scaglione alla guida della piccola, antica e caratteristica cantina del Forteto della Luja, con i vecchi vigneti scoscesi dove crescono anche numerose specie di orchidee selvatica, circondati da muretti in pietra a secco e da boschi maestosi di roverella e pino silvestre, immersi in un paesaggio unico, ricco di biodiversità ed abitato da farfalle, poiane, scoiattoli, caprioli e tassi.
Guardando al futuro, da 60 anni a questa parte, ha detto il presidente Wwf Italia Luciano Di Tizio, “la priorità resta proteggere e ripristinare la natura su larga scala, in linea con l’obiettivo internazionale di tutelare almeno il 30% delle aree terrestri e marine entro il 2030 e di riportare in salute almeno il 20% degli ecosistemi degradati. Un compito che richiede competenze, presenza sul territorio e capacità di pressione che il Wwf ha costruito nel tempo. A questo si lega la necessità di accelerare la transizione energetica, abbandonando il più velocemente possibile i combustibili fossili (le ondate di caldo che stanno soffocando l’Europa sono un promemoria stringente) per puntare sulle fonti rinnovabili e sull’efficienza”.
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