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FORUM A CASTELLO DI CIGOGNOLA

La vigna al centro, grazie alla ricerca: “l’indice Bigot”, per valutare la qualità di un vigneto

A crearlo l’agronomo friulano Giovanni Bigot. Angelo Gaja: “cambiamento climatico, abbiamo gli strumenti per affrontarlo. Ma serve più ricerca”

Il vino si fa nel vigneto. Sono ormai diversi anni che questa frase, come un mantra, risuona sulla bocca di tanti, dal semplice appassionato di vino al più esperto dei consulenti agronomi. Quello, però, che ha fatto l’agronomo Giovanni Bigot è un passo in più in avanti, ovvero quello di chiedersi se fosse possibile misurare la qualità di un vigneto. Agronomo friulano e consulente aziendale, ha inventato un indice per stabilire il potenziale qualitativo del vino partendo dalla pianta basato su nove parametri, come già spiegato a WineNews: produzione, chioma, rapporto tra foglie e produzione, sanità delle uve, tipo di grappolo, stress idrico, vigore, biodiversità e età del vigneto.
Il metodo è stato illustrato in un Forum al Castello di Cigognola, tenuta vitivinicola nell’Oltrepò Pavese di proprietà della famiglia Moratti. È stato l’amministratore delegato Gian Matteo Baldi a voler presentare l’indice Bigot in azienda perché questa si serve, da un anno, dell’indice.
Lo studio si basa - come sottolinea più volte Bigot - sull’osservazione, sulla deduzione e sull’azione. Dunque, un approccio empirico ma supportato da valutazioni numeriche e oggettive. Alla base, infatti, ci sono venti anni di camminate tra filari italiani e stranieri, tutte raccolte e archiviate: “il mio obiettivo - spiega l’agronomo - era rimettere il vigneto al centro del lavoro del viticoltore, ma anche di avvicinare i consumatori all’aspetto agricolo di ciò che bevono”.

Padrino di eccezione è stato Angelo Gaja che, qualche anno fa, saputo del lavoro di Bigot, contattò il consulente per una visita a Barbaresco e ai vigneti della sua tenuta. L’imprenditore piemontese racconta così il suo sostegno all’indice Bigot: “basta pensare alla mattinata di oggi, al caldo che fa, mentre dovrebbero essere “i giorni della merla”. I cambiamenti climatici sono ormai esempi quotidiani da approcciare con serietà ma con serenità perché le soluzioni ci sono. A cominciare dal fatto che sarebbe opportuno destinare una parte dei 7 miliardi di contributi per l’agricoltura italiana alla ricerca scientifica. Penso agli antiparassitari naturali, ai lieviti che aiutano a tenere i gradi alcolici più bassi nel vino, a una viticoltura di precisione che non significa invasività, ma intervento calibrato nel momento opportuno. Abbiamo gli strumenti utili a recuperare quello che temiamo di perdere”. Non c’è alcuna contrapposizione con la “rivoluzione verde” che nel mondo del vino sta portando avanti il biologico e ancora più il trend dei “naturali”, anzi, come dice Gaja, se parametri scientifici attenti sempre più alla sostenibilità si moltiplicano, lo si deve proprio a questi fenomeni: “non c’è parola più bella di naturale - sottolinea il produttore langarolo - perché ti porta a pensare che ci sia qualcosa di meno manipolato. Così è accaduto che grazie a una piccola percentuale di produttori, tutto il mondo del vino si sia ritrovato a un punto di svolta: non era più possibile non apportare accorgimenti nuovi e a non provare a fare meglio di quanto si fosse fatto in passato”. Ed è in questa necessità di cambiamento che, secondo Gaja, si inserisce un metodo come quello di Bigot che può essere eseguito da chiunque abbia scaricato l’applicazione 4grapes, che è necessaria per registrare i dati e attraverso la quale otterrà il valore finale dell’indice espresso in centesimi.
Parliamo, dunque, di uno strumento di autovalutazione aziendale che serve a fissare un livello/risultato atto a migliorare le annate successive, a classificare i vigneti, ad organizzare le scelte vendemmiali. Ed anche a conoscere il valore economico del vigneto. Tra gli interventi anche quello del professore Stefano Poni (docente dell’Università Cattolica di Piacenza) che ha sottolineato “come sia ancora tutta aperta una sfida, ovvero quella di dimostrare quanto i dati di questo indice mantengano una validità al variare dei cambiamenti di ambiente, di clima e di suolo”.

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