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L’alcool non c’è, ma lo zucchero sì e non poco: il vino dealcolizzato non fa rima con salute

Dalla Francia arriva una notizia che riguarda i quantitativi, spesso eccessivi. L’enologo Antoine Gruau: “c’è chi ne aggiunge più di 50 g/litro”
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Un calice di vino (ph: 8photo by Freepik)

Il mercato si sta facendo “tentare” sempre di più dai vini con poca gradazione alcolica oppure dealcolati, prodotti capaci di esprimere freschezza e trovare, in questo momento storico, un feeling più stretto con le nuove categorie di consumatori. La Francia, dove c’è una storica tradizione produttiva, sembra essere uno dei Paesi più attenti, con investimenti importanti che sono già partiti, come nel caso di Bordeaux Families, la cooperativa che raggruppa 300 famiglie di viticoltori e che ha investito 2,5 milioni di euro su un sistema di dealcolizzazione mediante distillazione sotto vuoto operativo a Sauveterre de Guyenne, come abbiamo riportato su WineNewsEppure, l’equazione “alcol free uguale salute” non è così scontata. Gli storici laboratori francesi Dujardin-Salleron, riporta il sito specializzato Vitisphere, sono sempre più richiesti per test di dealcolazione su piccole partite di vino. Ma qualche rischio c’è, come la possibile comparsa di agenti patogeni, senza dimenticare il trattamento con il dimetildicarbonato, un antisettico. Poi c’è un aspetto interessante, sottolineato dall’enologo Antoine Gruau e riguarda lo zucchero presente nei vini dealcolizzati, il cui quantitativo, sovente, sarebbe elevato: “c’è chi ne aggiunge più di 50 g/litro per ritrovare rotondità. La domanda dei consumatori c’è, ma dobbiamo organizzare bene questo nuovo settore per evitare abusi”.

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