I problemi, nel mercato del vino, sono evidenti e ben noti, e non vanno nascosti. Ma senza cedere al panico, perché si possono affrontare, analizzandoli, e cercando nuove opportunità. Con più flessibilità da parte delle aziende, più attenzione che in passato ai costi, ma continuando ad investire in promozione e nella presenza sui mercati, a partire dalle stesse fiere. Dove si deve continuare ad essere presenti, anche più di prima. Ma in maniera, magari, più leggera, “smart”, e pratica, e meno dispendiosa. O quanto meno con meno risorse dedicate allo “show”, concentrando tutto sull’aspetto più pratico del trade. Tenendo conto che, oggi più che mai, nessun mercato, grande o piccolo, storico o nuovo, può essere trascurato. È un sentiment, dunque, non illusoriamente ottimistico, ma concretamente proattivo, quello che arriva da ProWein, che si chiude oggi a Düsseldorf, e dalla quale lo staff WineNews, in questi ultimi tre giorni, ha raccolto le impressioni di tanti protagonisti del vino italiano e del trade, tedesco in primis, ma non solo.
Per un fiera, peraltro, dove, a fronte di numeri minori di espositori e visitatori professionali, i contatti commerciali, tuttavia, non sono mancati per chi si è preparato come si deve. Una fiera, forse, non più dalla vocazione “mondiale” come qualche anno fa, ma che guarda comunque ad un’area europea importante, che, per il solo vino italiano, Germania in testa, vale oltre 4 miliardi di euro di export. E che, come è evidente, e come confermato in uno scambio di battute con WineNews da Marius Berlermann, ceo Messe Düsseldorf, sta tornando un po’ “back to the roots”, alle sue origini, di fiera “regionale”, cioè, dedicata soprattutto al trade tedesco e dei Paesi vicini (che, solo per l’Italia, vuol dire dai 400 milioni di euro della Svizzera ai 309 della Francia, dai 260 dei Paesi Bassi ai 217 del Belgio, e ancora, Svezia, Austria, Polonia, Norvegia e Finlandia, guardando al non lontano Regno Unito, con 816 milioni di euro, e ancora ai Paesi più piccoli dell’Est Europa come Estonia, Lettonia e Bielorussia, ma anche ad altri partner in questi anni alle prese con la guerra, ma potenzialmente importanti come la Russia e la stessa Ucraina).
Girando in expo, in questi tre giorni, un aspetto, che può essere anche un’indicazione per il prossimo futuro, è apparso evidente: i maggiori flussi di visitatori e operatori professionali sono stati catalizzati dalle collettive di importatori o distributori tedeschi di vini italiani di reputazione, o dalle collettive di marchi aziendali importanti. Mentre molta meno affluenza si è vista nelle collettive “territoriali e consortili”, anche importanti, salvo qualche rara eccezione. Anche perchè in una fase di incertezza, come quella di oggi, è il marchio, il nome del produttore, il brand dell’azienda, ciò che rassicura di più il mercato, in tutti i territori, più o meno importanti.
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