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RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Riccardo Cotarella: “basta difendersi: il mondo del vino deve tornare a farsi sentire”

Per il presidente Assoenologi “serve un moto di orgoglio collettivo”. “Il futuro si gioca sulla distinzione tra consumo moderato e abuso di alcol”
ABUSO DI ALCOL, ASSOENOLOGI, COMUNICAZIONE, CONSUMO MODERATO, RICCARDO COTARELLA, Italia
Il presidente Assoenologi, Riccardo Cotarella

“Siamo giunti a un punto di svolta. Per troppo tempo il mondo del vino è stato sotto attacco: semplificato, banalizzato, spesso messo sul banco degli imputati senza distinguere, senza approfondire, senza rispetto per una cultura millenaria. Oggi, finalmente, qualcosa cambia. Le principali istituzioni internazionali iniziano a riconoscere ciò che noi sosteniamo da sempre: esiste una distinzione netta e imprescindibile tra consumo moderato e abuso di alcol. Ed è proprio su questa distinzione che si gioca il futuro del vino”. Inizia così l’intervento intitolato “Basta difendersi: il mondo del vino deve tornare a farsi sentire” di Riccardo Cotarella, presidente Assoenologi e tra i più importanti enologi italiani e mondiali, che, di seguito, riceviamo e volentieri pubblichiamo, e recentemente intervistato, da WineNews, nel lancio al Ministero dell’Agricoltura, nei giorni scorsi a Roma, della campagna istituzionale per la promozione del valore e della cultura del vino “Il vino è il nostro tempo - Coltiviamo ciò che ci unisce”, dal 15 febbraio su tv e radio nazionali e non solo.
“La recente posizione assunta in sede Onu sul tema della prevenzione delle malattie non trasmissibili segna un passaggio fondamentale - prosegue Riccardo Cotarella nel suo intervento - il linguaggio utilizzato parla chiaramente di “uso dannoso dell’alcol”, non di consumo in quanto tale. È un cambio di paradigma che restituisce dignità a una battaglia culturale che il mondo del vino ha condotto per anni, spesso in solitudine, contro approcci ideologici e generalizzazioni fuorvianti. Questo non significa eludere il tema della responsabilità. Al contrario: significa riaffermare con forza che il vino non può e non deve essere confuso con l’abuso di alcol. La cultura del vino, quella autentica, nasce e vive nella misura, nella consapevolezza, nel legame con il cibo, con il territorio e con uno stile di vita equilibrato. È proprio questa distinzione - che per anni abbiamo difeso quasi controcorrente - che oggi viene finalmente riconosciuta. Ed è su questo terreno che dobbiamo continuare a muoverci, con competenza e determinazione, senza accettare semplificazioni ideologiche o messaggi allarmistici che nulla hanno a che vedere con la realtà del nostro settore.
In questo contesto si inserisce anche la decisione dell’Irlanda di rinviare l’introduzione delle etichette sanitarie sulle bottiglie di vino. Una scelta che rappresenta un segnale politico e culturale rilevante. Non una resa, ma la presa d’atto che il tema è complesso e non può essere affrontato con strumenti comunicativi brutali, uniformi e privi di contestualizzazione. È la dimostrazione che il confronto è ancora aperto e che il mondo del vino, se unito, può e deve far sentire la propria voce. Non in modo difensivo, ma proponendo una visione fondata su conoscenza, responsabilità e identità.
A questo punto, però, non basta prendere atto del cambiamento. Ora serve uno scatto in avanti. Serve un vero moto d’orgoglio collettivo. Il mondo del vino deve svegliarsi, reagire, uscire da una posizione di attesa. Dai vignaioli agli enologi, dalle cantine alle organizzazioni di categoria, dai comunicatori ai responsabili marketing, fino alla distribuzione e alla ristorazione: tutti siamo chiamati a fare la nostra parte. È il momento di raccontare il vino per ciò che è davvero. Di spiegare, di informare, di diffondere una narrazione corretta e autorevole. E in tal senso auspichiamo che i mass media diano risalto a queste nuove posizioni, così come fecero quando si trattò di demonizzare il nostro settore. Servono articoli, campagne mediatiche, iniziative culturali, azioni di promozione coordinate e continue. Serve occupare lo spazio pubblico con contenuti seri, credibili, basati sui fatti. Non possiamo più permetterci silenzi, timidezze o frammentazioni. Quando eravamo sotto attacco, difendersi era necessario. Oggi che quelle posizioni iniziano a essere rimesse in discussione, dobbiamo attaccare sul piano culturale e comunicativo, con educazione, ma con fermezza.
Il vino non chiede indulgenza. Chiede rispetto. E il rispetto si costruisce anche attraverso la capacità di raccontarsi, di spiegare, di rivendicare il proprio valore economico, sociale e culturale. Se vogliamo rilanciare davvero i consumi, la fiducia e l’orgoglio di appartenere a questo settore, dobbiamo agire ora, insieme, con visione e continuità. Il vino è lavoro, territorio, identità, comunità. È parte integrante della nostra storia e del nostro modo di vivere. Oggi abbiamo una nuova occasione. Sta a noi decidere se subirla o trasformarla in un punto di ripartenza”.

Riccardo Cotarella

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