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DOP ECONOMY

Se la “Dop-Economy” pesa in Italia 15,2 miliardi di euro è grazie alle cooperative alimentari

Confocooperative, dalle mele, che toccano quota 100%, al vino, dove hanno in mano il 52% della produzione Dop, le cooperative incidono sull’eccellenza
COOPERATIVE, DOP, ISMEA, Non Solo Vino
Terlano la terra del vigneto

Se nel settore vitivinicolo, la produzione enoica da parte delle cantine cooperative, nonostante realtà radicate nei territori da decenni, si stanno facendo largo negli ultimi anni nel mercato dei prodotti di qualità, anche all’estero, con riconoscimenti importanti e consumi in crescita, nel mondo delle Dop agroalimentari la cooperazione agricola ha sempre avuto un peso, e un merito, tale da aver permesso a grandi prodotti tipici italiani di raggiungere l’eccellenza in tutto il mondo. Il Rapporto Ismea-Qualivita 2018, analizzato da WineNews nei giorni scorsi (qui), racconta di una “Dop-Economy” che ha raggiunto la cifra record di 15,2 miliardi di euro in valore, soprattutto grazie al contributo fondamentale delle cooperative agroalimentari, che si confermano leader indiscusse di tante denominazioni italiane, tanto da pesare, in moltissimi casi, per più del 70% della produzione totale: caso emblema è, come ricorda Confcooperative, quello delle mele, come la Mela Val di Non Dop, ma anche la Alto Adige Igp, la Valtellina Igp e la rossa di Cuneo Igp, dove la produzione cooperativa è quasi il 100%. Tanto che, proprio nelle scorse settimane, Origin Italia è diventato interlocutore unico del settore, per riunire tutte le associazioni dei consorzi di tutela in un organismo che tuteli gli interessi di tutta la filiera delle indicazioni geografiche. “Gli obiettivi su cui occorre principalmente lavorare - dice il presidente Cesare Baldrighi - sono la valorizzazione e promozione delle indicazioni geografiche nell’ambito della nuova Pac, che deve essere ulteriore motore di sviluppo delle Indicazioni geografiche, insieme ad una revisione delle modalità di valutazione e modifica dei disciplinari di produzione”.
Tornando al mondo del vino, con anni di presenza, quasi silenziosa rispetto alle grandi griffe, le cooperative rappresentano il 52% delle produzioni delle Dop italiane e il 65% delle Igp. In Veneto proviene dalle cantine cooperative l’80% del Soave Doc, il 62% della Valpolicella, il 53% del Custoza e il 50% del Prosecco. Ancora più preponderante la quota cooperativa sui vini di qualità in Trentino, con percentuali superiori al 90% per le Doc di Teroldego Rotaliano, Trentino, Valdadige e Casteller. Primati cooperativi anche in Emilia Romagna, con oltre il 90% delle varie denominazioni di Lambrusco e il 75% del Sangiovese di Romagna. In Toscana spicca il 50% del Nobile di Montepulciano, mentre in Piemonte è cooperativo il 42% del Dogliani. Notevole anche il peso della Puglia, con quote superiori all’80% per ben 6 Doc.
Sono in mano a frantoi cooperativi anche molte denominazioni del comparto olivicolo, come l’Igp Toscana dove la cooperazione controlla circa l’80% del totale e la Terra di Bari (40%), seguite da altre Dop come Brisighella, Sabina, e la Dop del Garda. Ma non solo: la cooperazione ha da sempre un ruolo predominante nella produzione dei formaggi Dop, prodotti fortemente legati al territorio e rappresenta circa l’80% della produzione di Parmigiano Reggiano, il 70% del Grana Padano, l’80% della produzione di Fontina, il 70% della produzione di Asiago e il 65% di Pecorino Romano. Come già accennato, è notevole il peso che la produzione agricola cooperativa ha nel comparto dell’ortofrutta, dove oltre al caso delle mele, la quasi totalità delle percentuali produttive è in mano alle cooperative anche per le Pesche e Nettarine di Romagna Igp, delle Pere dell’Emilia Romagna Igp; ci sono quote rilevanti di produzioni a denominazione in cui la presenza delle cooperative è diffusa anche nelle Clementine di Calabria Igp, nella Ciliegia di Vignola Igp, la Carota del Fucino Igp, il Kiwi Latina Igp, il Radicchio rosso di Treviso Igp, l’Arancia Rossa di Sicilia Igp, la Nocciola del Piemonte Igp, la Patata del Fucino Igp, la Patata di Bologna Dop, il Pomodoro di Pachino Igp.
“Le cooperative, che sono fortemente legate al territorio - spiega Giorgio Mercuri, Presidente Alleanza Cooperative Agroalimentari - sono il vero motore che traina il settore delle denominazioni. Se non ci fossero le cooperative, molti dei prodotti a denominazione non raggiungerebbero le vette produttive che oggi vantano. Non solo, la cooperazione consente un’immediata ricaduta positiva sulla parte agricola: se molta della produzione primaria non fosse infatti gestita dalle cooperative, i prezzi alla produzione sarebbero più bassi. Ne è un esempio il Parmigiano Reggiano Dop, che guida la classifica dei prodotti a denominazione per valore all’origine (1,34 miliardi di euro), proprio grazie all’apporto dei caseifici sociali, ha registrato nell’ultimo anno un incremento del prezzo medio all’origine del 13,7%”.

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