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Se una piccola azienda vuole crescere in un grande territorio, con quotazioni dei vigneti ormai proibitive, deve comprare le uve dei conferitori. E deve raccontarlo in maniera chiara al mercato: idea alla base del progetto “Transparency Farina”

Italia
Claudio ed Elena Farina lanciano il format “Transparency Farina”, per crescere in volumi e credibilità

Negli ultimi 50 anni il valore dei vigneti italiani è cresciuto e, soprattutto nelle denominazioni storiche e di maggior successo sui mercati, le rivalutazioni sono state impressionanti tanto da raggiungere quotazioni che, conti alla mano, possono risultare proibitive per l’acquisto da parte di imprese vitivinicole pure e più alla portata di realtà con grandi disponibilità finanziarie o di fondi di investimento. Rivalutazioni che, secondo una recente indagine di Winenews (https://goo.gl/Khe6Bs) sono nell’ordine del 2.500% per un ettaro di vigneto a Brunello di Montalcino, del 1.400% per l’Amarone della Valpolicella e di oltre il 700% per un ettaro a Barolo, escludendo i cru più pregiati. Una situazione che in queste aree si traduce spesso nell’impossibilità di fare impresa.
Dalla Valpolicella Classica, dove un ettaro di vigneto è quotato dai 450.000 ai 600.000 euro, arriva una sorta di quadratura del cerchio per superare questo limite. La case history è quella dell’azienda Farina che ha puntato ad aumentare la propria produzione senza acquistare nuovi vigneti, acquisendo altre uve da conferitori selezionati concentrando così gli investimenti nella trasformazione e nella commercializzazione. Oggi, con i 7 ettari di proprietà e i 70 dei conferitori, l’azienda di Pedemonte - 100 anni di storia alle spalle - produce 1,15 milioni di bottiglie per 6 milioni di fatturato (www.farinawines.com).

“Con 7 ettari di vigneto dove andiamo? Ce lo siamo chiesti anni fa - racconta Claudio Farina, che con la cugina Elena è la quarta generazione a guidare l’azienda - comprare terra non era possibile con i prezzi lievitati all’inverosimile in Valpolicella. Per ammortizzare l’acquisto di un ettaro di terra ci vogliono all’incirca 33 anni considerando un reddito netto ad ettaro variabile da 17.000 a 25.000 euro a seconda dell’annata! Ed allora, controcorrente, abbiamo deciso di non comprare vigneti e fatto una scelta in una logica non agricola ma commerciale, unica via possibile per fare qualità e impresa. Abbiamo quindi investito nella cantina, nella linea di imbottigliamento e nella rete commerciale, comprando le uve da conferitori per altri 70 ettari nella sola Valpolicella. Siamo così cresciuti negli ultimi 10 anni del 18% in media all’anno e abbiamo potenzialità ulteriori, quindi contiamo di aumentare l’acquisizione delle uve per arrivare a 100-120 ettari. Il nostro obiettivo è quello di fare qualità elevata portando avanti i valori che ci sono stati trasmessi dalle generazioni precedenti: il rispetto delle persone e della natura. Ed è per questo, per essere il più possibile trasparenti di fronte ai nostri clienti e ai consumatori finali, che abbiamo deciso di intraprendere un percorso di trasparenza”.
Si chiama “Transparency Farina”, iniziato tre anni fa e presentato nei giorni scorsi, il progetto con cui la storica azienda racconta e monitora i viticoltori che conferiscono le uve, i fornitori, gli importatori e i collaboratori dell’azienda (tutte le informazioni su www.farinatransparency.com). Molto dettagliate quelle dei conferenti con nomi e foto, le loro storie e le interviste. E poi le descrizioni dei vigneti - zona, superficie, altitudine, sistema allevamento, vitigni, esposizione, suolo - e le informazioni saranno aggiornate periodicamente durante l’annata.

“Con questo progetto - spiega Elena Farina - vogliamo raccontarci nel modo più aperto possibile non nascondendo nessun aspetto della nostra attività. Solo con la massima trasparenza crediamo di poter essere credibili e autorevoli nei confronti dei nostri clienti e dei consumatori in generale. Per noi la cosa più importante sono le risorse umane che sono alla base dei risultati di un’azienda. Troppo spesso compaiono solo i titolari dell’impresa. E noi abbiamo voluto raccontare tutti questi ruoli, tutte quelle persone che con competenza, determinazione e a volte anche pazienza, ci accompagnano in questo nostro percorso imprenditoriale. Senza di loro non avremmo mai potuto raggiungere i risultati attuali. Non è stato facile far comprendere il progetto e non tutti hanno voluto partecipare. Le interviste ai conferitori, fatte da noi stessi, sono state esperienze molto belle. Superato l’imbarazzo della telecamera si sono raccontati. I loro volti e le loro storie sono ciò che sta dietro ai nostri vini”.
“Con la crescita dell’azienda - continua Claudio Farina - mi trovavo sempre più in difficoltà a spiegare la nostra struttura. Con il progetto Transparency daremo con chiarezza tutti i numeri dell’azienda, dagli ettari ai dati produttivi, da quante bottiglie vengono prodotte da vigne di nostra proprietà a quante provenienti dalle uve di altri conferitori. Trasparenza significa anche avere il coraggio di raccontare se si producono vini per altri o se altri producono vini per noi. Come pure, se si esporta, non omettere chi ti aiuta a farlo, dai tuoi importatori a tutto il comparto dell’export management”.
Il progetto Transparency rafforza i legami di Farina con tutti coloro che a vario titolo hanno rapporti di collaborazione con l’azienda e al contempo rappresenta un modello, un esempio per altre imprese. La comunicazione delle aziende vitivinicole a seconda dei tempi fa riferimento a concetti e pratiche virtuose - recentemente, per esempio, tutti vantano sostenibilità - che a furia di essere raccontati, e non sempre con dati e prove, rischiano di perdere valore. La trasparenza di Farina non solo è innovativa, ma se altre aziende l’adottassero, il concetto non correrebbe il rischio di perdere significato, e farebbe bene, probabilmente, al sistema delle denominazioni.
Clementina Palese

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