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VINO E TERRITORI

Terre d’Oltrepò, nessuna irregolarità nello spumante sequestrato il 30 marzo

Venerdì 21 maggio altri vini sottoposti a controlli. Il presidente Giorgi: “le nostre analisi sono regolari, chiederemo il dissequestro”

Territorio di antica tradizione di grande vocazione soprattutto per il Pinot Nero, l’Oltrepò, suo malgrado, continua a finire sotto i riflettori per le cronache giudiziarie che, per fortuna, pur facendo sempre rumore, talvolta si risolvono in un nulla di fatto. “Lo spumante metodo classico sequestrato nel winepoint di Broni il 30 marzo 2021 (come raccontato qui e qui, ndr), facente parte della partita ritirata da un famoso brand della grande distribuzione, risulta privo di ogni sostanza vietata. Lo hanno confermato le analisi sui campioni prelevati dall’autorità giudiziaria”. A renderlo noto è la cantina Terre d’Oltrepò, una delle più importanti della denominazione (che già si era detta pronta a chiedere i danni per la vicenda), che ha fatto il punto della situazione sugli ultimi fatti, “a partire dall’ultima e semplice richiesta di campioni arrivata venerdì scorso. Il vino sequestrato il 21 maggio - spiega una nota - è costituito da una partita di Bonarda 2019 che non è altro se non il vino di un fornitore che la stessa cantina aveva indicato alla Procura come non conforme nelle difese e già segregato in cantina”.
Per il Pinot Nero vinificato in rosso 2018, spiega la cantina, si tratta di 526 ettolitri stoccati nella cantina Vilide di Stradella (deposito di Terre d’Oltrepo), che parrebbero essere interessati da un’ipotesi di irregolarità (il condizionale è d’obbligo perché è non stato comunicato il risultato delle analisi, che non sono state eseguite in contraddittorio, come richiesto da Terre d’Oltrepò). “La Procura ha ritenuto di sequestrare anche le giacenze di Pinot Nero 2018 presenti negli altri stabilimenti, arrivando così ai 500.000 litri sbandierati dalla stampa locale. La Cantina ha già fatto le analisi, come da prassi aziendale. Queste attestano la regolarità, Terre d’Oltrepò chiederà al più presto il loro dissequestro”.
Ma la notizia più attesa, spiega ancora la cantina, erano i risultati sul metodo classico al centro del sequestro del 30 marzo 2021, quello ritirato dalla Gdo e rimesso, regolarmente, in vendita nei winepoint. Sui campioni prelevati nel nostro negozio non è stata riscontrata la presenza della sostanza vietata. “Ci preme fare chiarezza nel pieno rispetto dei nostri soci e dei nostri clienti - spiega il presidente, Andrea Giorgi - assistiamo costantemente ad attacchi sensazionalistici che hanno il solo scopo di generare clamore e allarme sul territorio e tra i soci. La cantina continua a offrire collaborazione e chiede di essere un interlocutore degli investigatori, per far capire come non vi sia non solo nulla da nascondere, ma anche la certezza della non introduzione di sostanze vietate nei nostri vini. La Cantina, i suoi amministratori e soprattutto i soci sono parte lesa nell’ambito di questa vicenda ed è spiacevole che qualcuno consideri la stampa locale come il luogo dove anticipare i temi del processo, in assenza del contraddittorio previsto dalla Costituzione. La Cantina è aperta a tutti i soci che vogliono venire a vedere e rendersi conto personalmente di quale sia la reale entità di quanto viene, ingiustamente, contestato”. In ottica di trasparenza generale, il presidente Giorgi anticipa che, nel consiglio di amministrazione, del 28 maggio chiederà di convocare un’assemblea agli inizi di giugno. “Confido che l’anticipato passaggio della Lombardia in zona bianca ci consenta un’assemblea in presenza” spiega il presidente.

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