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LA CURIOSITÀ

Le più grandi collezioni di vino al mondo, dove si gioca la scommessa della sua rivalutazione

Accanto al mercato reale, quello dei fine wines, tra investimenti ed aste mondiali, è fatto di pochi grandi vini che, storicamente, l’hanno vinta
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La cantina del Don Alfonso 1890 della famiglia Iaccarino a Sant’Agata sui Due Golfi

Anche nel mondo del vino, c’è un mercato reale, con i suoi dati e le sue urgenze, che fotografano istantanee in continuo divenire, tra trend ed aspettative (a partire dai dati Istat analizzati puntualmente da WineNews), specie in un’epoca come quella che stiamo vivendo, tra calo di consumi e vicende geopolitiche complesse, e c’è il mercato secondario dei vini da collezione, i fine wines, monitorato, in primo luogo, dal Liv-Ex, la piattaforma mondiale di riferimento il cui indice principale, il Live-Ex 100 (che osserviamo costantemente), è dominato inesorabilmente dai grandi vini francesi, tra Borgogna, Bordeaux e Champagne. Ma del quale per l’Italia fanno parte, oggi, il Barolo 2019 di Bartolo Mascarello, il Barolo Falletto Vigna Le Rocche Riserva 2016 di Bruno Giacosa, il Barbaresco 2019 di Gaja, il Barolo Monfortino Riserva 2015 e 2019 di Giacomo Conterno, il Masseto 2021 e 2022 e l’Ornellaia 2021 (Gruppo Frescobaldi), il Sassicaia 2016, 2021 e 2022 della Tenuta San Guido, il Solaia 2021 ed il Tignanello 2021 e 2022 della Marchesi Antinori, ed il 100% Sangiovese Igt Toscana 2020 di Soldera Case Basse. Protagonisti dei portafogli degli investitori e nelle aste mondiali, sono questi vini che non possono mancare in una collezione che si rispetti, accanto, solo per fare degli esempi, ça va sans dire, ai blasonatissimi cinque Premier Cru di Bordeaux (Château Lafite, Château Latour, Château Margaux, Château Mouton e Château Haut-Brion) ed alle icone della Borgogna (una realtà più frammentata e la cui disponibilità di bottiglie dei domaine “cult” come Romanée-Conti, Jayer, Leroy, Rousseau è davvero limitata), ed essendo storicamente dimostrato che sono tra quelle bottiglie che hanno una rivalutazione importante nel tempo.
Quella di Melestii Mici, la storica cantina fondata nel 1969 in Moldavia, è stata riconosciuta nel 2005 dal “Guinness dei Primati” come la cantina più grande del mondo, grazie alle oltre 2 milioni di bottiglie custodite nei suoi 55 km di gallerie sotterranee. Ma tra le più grandi collezioni al mondo, secondo “Wine Enthusiast”, si va dalle 500.000 bottiglie della Bern’s Steakhouse a Tampa, in Florida, con rarità come uno Château Gruaud Larose del 1845, alle 300.000 bottiglie conservate nell’ottocentesca grande cantina dell’Hôtel de Paris Monte-Carlo, amato dal Principe Ranieri di Monaco e da Grace Kelly; e, ancora, dalle 250.000 bottiglie dell’Hotel The Graycliff a Nassau, alle Bahamas, dove, nei decenni, il proprietario Enrico Garzaroli, italiano di origine, ha raccolto rarità come uno Château Lafite del 1865 e, addirittura, un Rüdesheimer Apostelwein del 1727; dalle 130.000 bottiglie che, dalla prima vendemmia, nel 1862, compongono la collezione privata di Marqués de Riscal, una delle cantine più antiche e grandi della Rioja, in Spagna (con le “biblioteche del vino” sempre più diffuse negli ultimi anni anche nelle grandi cantine italiane che vantano le collezioni di Riserve più prestigiose e quotate, come Biondi-Santi, che nella Tenuta Greppo, “culla” del Brunello a Montalcino, conserva la Riserva 1888), alle 100.000 bottiglie del ristorante Latour del Crystal Springs Resort nel New Jersey, con un focus particolare su Francia, Italia e California; dalle 30.000 bottiglie del Brush Creek Ranch nel Wyoming che, in omaggio ai vini di Bordeaux, vanta una delle più vaste collezioni di Premier Cru, alle 25.000 bottiglie dello storico ristorante stellato Don Alfonso 1890 della famiglia Iaccarino a Sant’Agata sui Due Golfi con più di 1.300 etichette ed una particolare attenzione sui vini di Campania, Piemonte e Toscana, fino alle 6.800 bottiglie del ristorante Antoine, a New Orleans dal 1840, che ha ricostruito la sua collezione dopo che l’uragano Katrina l’aveva spazzata via. Italia dove per “Wine Spectator” sono, invece, 6 le migliori wine list, dai “templi” tristellati dell’Enoteca Pinchiorri di Firenze e de La Pergola del Rome Cavalieri dello chef Heinz Beck a Roma, allo stellato Ristorante Cracco nella Galleria Vittorio Emanuele di Milano, dallo stellato La Ciau del Tornavento di Treiso dello chef Maurilio Garola, all’Antica Bottega del Vino di Verona, di proprietà delle Famiglie Storiche, grandi firme dell’Amarone della Valpolicella, guidata “dall’oste” Luca Nicolis, fino a Il Poeta Contadino di Alberobello di Leonardo Marco.
Un fenomeno quello del collezionismo enoico mondiale di vino che interessa, dunque, quei grandi vini capaci di aumentare il loro valore in modo significativo, e, in effetti, esiste una asset class, lo Swag (Silver, Wine, Art, Gold), dedicata agli investimenti in borsa che possono diversificare quelli classici (obbligazioni, azioni, etc.). Il vino è il risultato di un’attività tangibile, possiede un’ottima longevità, ha una reperibilità limitata, e le “performance” borsistiche sono relativamente correlate all’andamento dei mercati azionari e un default di fondi sovrani non cambierebbe nessuna di queste caratteristiche. Il punto critico, secondo un’analisi WineNews, resta, però, quello che, per ottenere ricavi interessanti dall’investimento sui grandi vini, oltre ad una buona/ottima dose di expertise, e aver costruito una rete di rapporti specialistica, perché il segreto fondamentale è quello di acquistare questi vini prima della loro effettiva uscita sul mercato, bisogna fare un po’ una scommessa. La logica è sostanzialmente quella collezionistica, per un bene, il vino, capace di crescere la propria qualità nel tempo, avere una diffusione relativamente scarsa e che nel tempo si riduce ulteriormente. Non ultimo poi il peso di un vero e proprio “mercato secondario”, rappresentato dalle case d’asta, i cui risultati sono poi amplificati in modo impressionante dai mass-media. Un mercato e un mondo, insomma, che va approcciato professionalmente e con buona/ottima disponibilità di denaro.

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