“Mors tua vita mea”, recita un vecchio adagio in latino, di origine medioevale. E vale, a volte, anche nel mercato del vino, nel quale le difficoltà di alcuni possono trasformarsi, più o meno cinicamente, in opportunità per altri. È il caso, per esempio, degli amanti dei grandi vini di Bordeaux, che negli anni scorsi hanno visto lievitare i prezzi grazie alla fortissima domanda cinese, negli anni in cui, nel Celeste Impero, possedere una bottiglia di un grande châteaux, da regalare o da bere, è stato uno status symbol potente, con tanti facoltosi asiatici, di Cina e soprattutto di Hong Kong, che si sono comprati quantità copiose di bottiglie di cantine ed annate importanti, se non addirittura diversi châteaux. Ma questo fenomeno è finito da tempo, ed il consumo di vino “quotidiano” non è riuscito, ad oggi, ad entrare nelle consuetudini dei cinesi. Come dimostrano, peraltro, gli stessi dati delle Dogane cinesi riportati dal quotidiano “South China Morning Post” sui primi 6 mesi 2026, secondo cui le importazioni di vini in bottiglia dai Paesi Ue sono diminuite del 16,6% in volume e del 7,9% in valore sullo stesso periodo 2025, fermandosi a 251 milioni di dollari. Con le spedizioni crollate del 24,9% dalla Spagna, del 17,7% dall’Italia e del 14,3% dalla Francia.
Con i vini europei che, peraltro, seguono un trend generale di calo delle importazioni in Cina, che torna a coinvolgere anche il primo fornitore del Paese, l’Australia, che ha visto un calo in volume dell’11,6% (anche se con una crescita dei valori del 20%, a 297 milioni di dollari), ed un più generale calo dei consumi di vino in Cina calcolato nel -13% nell’ultimo anno dall’Organizzazione Internazionale della Vite e del Vino (Oiv). In questo quadro, oltre ai consumi fermi, ci sono enormi collezioni che giacciono nei magazzini di Hong Kong, e sovente anche negli stessi châteaux di Bordeaux, che con i giusti canali possono diventare occasioni per i collezionisti d’Europa, con gli asiatici che, in buona parte, passata la moda dei vini europei, ora di fatto non sanno che farsene. Lo racconta, a WineNews, Raimondo Romani, titolare della prima casa d’aste italiana specializzata in vino (G&R Wine Auction), fondata a Roma e presente ad Hong Kong dal 2011, e Bertolami Fine Art, anche quest’anno inclusa dagli analisti del mercato dell’arte nell’elenco delle più importanti case d’asta italiane, e che, proprio in questi giorni (e fino al 15 settembre), sta battendo “live”, e online, un’asta dedicata ai “Fine Wines. Icons From France & Italy”, con quotazioni di partenza davvero interessanti, come i 2.200 euro per una bottiglia di Vosne-Romanée La Tache del Domaine De La Romanée-Conti 1988, o i 1.000 euro per 3 bottiglie di Château Margaux 2005, solo per fare degli esempi.
“Grazie al lavoro che abbiamo fatto in questi anni ad Hong Kong, che è la vera “cassa forte” del collezionismo di vino cinese ed asiatico, e alle relazioni ed ai contati che abbiamo costruito - spiega Romani - oggi abbiamo tante opportunità da proporre nei nostri cataloghi. Perché il vino come prodotto di consumo quotidiano, ad oggi, non è entrato nella cultura cinese, e passata la moda di collezionare grandi vini a prezzi elevatissimi, oggi ci sono collezioni intere da 40-50.000 bottiglie, spesso in giacenza nelle stesse cantine di origine o nei magazzini dei wine merchant francesi ed europei, e anche di annate vecchie e prestigiose, di cui i collezionisti asiatici tendono a disfarsi. E questo crea opportunità interessanti per i collezionisti di vino, europei e non solo. Di contro, ad Hong Kong, dove c’è una maggiore abitudine a bere vini di qualità, ci sono tanti vini francesi, ma pochi italiani, e, quindi, lavorando in senso opposto, dall’Italia, possiamo portare alla platea dei collezionisti asiatici bottiglie italiane di un certo spessore e di una maturità di annata che le rende appetibili, a vantaggio non solo dei vini che si muovono sul mercato secondario, ma della reputazione più generale del vino italiano in un’area di mondo ancora da conquistare”.
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