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ATTUALITÀ

L’azione dei viticoltori nella sfida al climate change: il “caso” della Valle del Rodano meridionale

Il sondaggio effettuato dall’Institut Rhodanien: il 73% dei vignerons ha adottato almeno una pratica contro il cambiamento climatico
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L’irrigazione dei vigneti per contrastare il cambiamento climatico

Se il cambiamento climatico, sempre più evidente e preoccupante per l’agricoltura, viticoltura compresa, tra picchi di caldo eccessivi e siccità, non si può fermare, la carta che il mondo del vino sta giocando sempre più spesso, per “difendersi” dal climate change, è quella di trovare pratiche di contrasto a questo fenomeno. Che siano soluzioni “temporali”, come la vendemmia anticipata, ad esempio, oppure più tecniche, come l’irrigazione, i ritmi e le pratiche in vigna stanno, di fatto, cambiando velocemente. Un esempio concreto, che va in questa direzione, arriva dalla Valle del Rodano meridionale, territorio, tra i principali del vino francese, dove l’Institut Rhodanien ha realizzato un sondaggio tra i viticoltori per valutare le eventuali pratiche che questi stanno adottando per contrastare i cambiamenti climatici. Tra i 98 vignerons che hanno risposto, 72 (il 73%) hanno riferito di aver adottato almeno una pratica contro il climate change mentre il 27% ha dichiarato di non farlo. Da sottolineare che il questionario è stato compilato dai viticoltori tra luglio 2025 e febbraio 2026, viene, quindi, da pensare che, con l’estate “bollente” 2026, probabilmente ci sarà una quota maggiore di chi ha deciso di “correre ai ripari”.
Tra le soluzioni maggioritarie prese in considerazione, il 63% adotta coperture vegetali permanenti e il 50% pratica il sovescio. Inoltre c’è un 70% che effettua la potatura tardiva mentre il 54% decide di anticipare la data di raccolta (delle uve, ndr). Ed ancora, il 63% effettua la vendemmia di notte o al mattino presto, il 50% adotta una gestione della chioma a portamento ricadente, il 50% ha detto sì all’irrigazione (di almeno una parcella di terreno), il 64% adatta il vitigno o il portainnesto, ma c’è anche un 32% che apporta maggiori quantità di sostanza organica. E se la grandine rappresenta una minaccia certa, un 21% dei 72 viticoltori che hanno adottato soluzioni, ha puntato sui cannoni antigrandine.
Tra le strategie adottate per “difendersi” dai cambiamenti climatici, ci sono, poi, l’utilizzo dell’assicurazione (39%), la diversificazione della propria produzione (39%), lo spostamento dei propri terreni (14%), l’utilizzo dei pannelli solari (28%). Le reti (per proteggere da grandine, gelo o ombra) sono in gran parte assenti dalle pratiche regionali, mentre riscuotono un successo inferiore, tecniche come l’idrologia rigenerativa, ma anche biocarburanti e robotica, tutti al 7%.
Accorgimenti presi dai viticoltori di una singola zona, la Valle del Rodano meridionale, che, però, considerata l’importanza, potrebbe rivelarsi una “case history”. Di certo c’è che il mondo del vino non resta immobile di fronte a quella che è un’emergenza e una vera e propria sfida (difficile) da affrontare.

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