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L’INTERVISTA

Valore e gestione delle Denominazioni, il bio, la promozione: le riflessioni di Giorgio Ferrero

A WineNews l’Assessore all’Agricoltura del Piemonte, una delle Regioni più importanti per il vino e l’enogastronomia di qualità del Belpaese
AGRICOLTURA, GIORGIO FERRERO, PIEMONTE, vino, Italia
Giorgio Ferrero, assessore all'Agricoltura del Piemonte

“Dobbiamo insistere sul valore delle Denominazioni d’Origine. Sono un patrimonio di tutti, collettivo e democratico, dobbiamo averlo sempre presente, e anche le istituzioni devono investire su questo modello”.
Messaggio che arriva da Giorgio Ferrero, assessore all’Agricoltura del Piemonte, una delle Regioni più importanti del Belpaese quando si parla di vino, con i suoi Barolo e Barbaresco, con la Barbera e l’Asti, con il Gavi e l’Alta Langa, e le tantissime altre espressioni enoiche e a denominazione, che danno vita ogni anno ad un volume di vino Dop di 250 milioni di bottiglie, che per il 45-50% finisce all’export, con un valore di oltre 1 miliardo di euro che dal mondo arriva sul territorio, frutto di un lavoro che è espressione di oltre 18.000 aziende vitivinicole, tra realtà “industriali” e grandi artigiani del vino che, insieme, hanno fatto la storia del territorio.

“Nella nostra Regione - spiega Ferrero - l’80% della produzione enogastronomica è denominazione d’origine o indicazione geografica, e su questo dobbiamo continuare a puntare”.
Denominazioni, però, vuol dire regole e, in certi casi, quando si parla del vino, di albi dei vigneti “chiusi” nelle denominazioni. Uno strumento, quest’ultimo, nato in Toscana, altra Regione fondamentale del vino italiano, qualche decade fa, e che ha fatto scuola a livello nazionale, per gestire la crescita delle denominazioni stesse, e che ora la Regione ed i Consorzi stanno valutando di riaprire, per gestire al meglio il potenziale vinicolo ed equilibrio di mercato.
“La nostra impostazione è quella di lasciare la gestione delle Denominazioni ai “proprietari”, ovvero i viticoltori - spiega Ferrero - e finora circa la metà delle nostre denominazioni ha un percorso chiuso sulla gestione dei vigneti e degli impianti. Ma gestione degli albi e accesso alle denominazioni sono sicuramente temi su cui bisogna ragionare, insieme, senza esasperare le posizioni. La denominazione, come strumento, non si può trasformare in un privilegio o in un diritto acquisito, ci deve essere sempre la possibilità per chi vuole di aderirvi, perchè è un patrimonio costruito in generazioni, e dobbiamo chiuderlo definitivamente”.
Discorso delicato, in un Regione in cui risiedono i vigneti più preziosi d’Italia, quelli di Barolo, arrivati a quotazioni multimilionarie, anche superiore ai 2 milioni di euro ad ettaro, nei “cru” più prestigiosi.
Mentre non ci sono dubbi, invece, su due pilastri dell’agroalimentare piemontese, ovvero la promozione delle eccellenze del territorio intrecciate ad arte, cultura e non solo, di cui la Regione è da sempre pioniera e terra fertile (basti pensare ad eventi come il Salone del Gusto di Torino di Slow Food, o il festival “Agrirock” di Collisioni, a Barolo, per citare due delle iniziative più conosciute), e il percorso deciso sul biologico.
“La valorizzazione è una strategia che vive di integrazione - spiega Ferrero - non si può valorizzare un prodotto senza il suo territorio, non si può valorizzare un territorio se non si guarda a tutte le sue sfaccettature, sicuramente quella produttiva e paesaggistica, ma anche quella culturale ed artistica, le persone hanno bisogno a tutto tondo di trovare in un territorio risposta a bisogni ed esigenze diverse. Sul fronte del biologico, invece, dico che a livello regionale ci crediamo in maniera fortissima. È il futuro. Il biologico è previsto come priorità anche in tutti i bandi per i Psr. C’è sempre più è richiesta salubrità non solo nei prodotti ma anche nel territorio, per chi ci vive e per chi ci lavora, e abbiamo bisogno di implementare questo modello di agricoltura”.
Tra le tante eccellenze del Piemonte, c’è anche quella dell’efficienza nell’utilizzo dei fondi pubblici. Secondo i dati stessi della Regione, per esempio, il Programma di Sviluppo Rurale del Piemonte ha attivato circa il 90% delle risorse disponibili, equivalenti a 960 milioni di euro a fronte di un budget totale per il periodo 2014-2020 di 1 miliardo di euro di finanziamento pubblico. I progetti finora approvati ammontano a circa 712 milioni e i pagamenti a fine 2018 hanno raggiunto l’importo di 337 milioni, di cui 196 erogati nel solo anno appena trascorso.
Risorse fondamentali, per sostenere le imprese in un mercato sempre più grande e competitivo.
“Noi stiamo lavorando molto con gli strumenti che abbiamo a disposizione. Il comparto del vino, per altro, non ha aiuti diretti come altri comparti dell’agricoltura, ma strumenti molto mirati e utili, come l’Ocm vino per la promozione nei mercati extraeuropei, e i Psr, che noi utilizziamo per tutti i prodotti Dop, ed in una Regione come la nostra il vino, ovviamente fa la parte del leone. I bandi vanno sempre “saturati”, vuol dire che c’è grande richiesta, ed è un buon segnale”.

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