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WINENEWS A TU PER TU CON I MERCATI DEL MONDO: DAGLI USA AL CANADA, DALLA GERMANIA ALL’UK, DALLA RUSSIA AL BRASILE, DALLA CINA ALL’INDIA, DALL’EST EUROPA ALL’ESTREMO ORIENTE, PARLANO I BUYER. CHE VEDONO CON OTTIMISMO IL FUTURO DEL VINO ITALIANO

Il successo del vino italiano, oggi e nel prossimo futuro, si gioca in gran parte all’export. E a sentire gli operatori di tutto il mondo, come ha fatto WineNews a Buy Wine, l’evento business to business by Toscana Promozione, anche se le difficoltà non mancano (e coscienti che tra raccogliere curiosità e interesse e vendere bottiglie il passo non è sempre breve) le cose sembrano promettere bene, a tutte le latitudini, sia in mercati storici e maturi, che in quelli nuovi ed emergenti.
In Usa, mercato fondamentale per l’Italia, per esempio, “vanno bene grandi classici come Brunello di Montalcino e Pinot Grigio, ma cresce la conoscenza e la curiosità per vitigni nuovi e produttori più piccoli”, spiega Emma Criswell di Italian Wine Merchants, e come conferma Darren McMahon di Vindagra Usa Inc.: “avete varietà di successo, come il Vermentino per esempio, e i consumatori sono curiosi, ma è molto importante investire in educazione”. E rimanendo in Nordamerica, anche in Canada “il vino italiano è fondamentale per i buyer - dice Jennifer Katona di Nova Scotia Liquor Corporation - dove sono conosciuti soprattutto i vini del Nordest, ma dove c’è grande curiosità per nuove Regioni e denominazioni”. In Germania, mercato più importante d’Europa per l’Italia, “oltre al conosciutissimo Chianti, stanno andando molto bene anche vini del Piemonte o del Sud Italia - dice Wolfgang Kaufholz di Weinlust - anche se c’è una polarizzazione di consumi tra vini di altissimo livello e vini di basso prezzo, e manca un po’ di movimento in tutta la fascia media”. E anche in Uk il sentiment è positivo, e non solo per i grandi classici dell’enologia italiana, “come Toscana. Piemonte e Veneto, ma anche per territori meno conosciuti fino ad oggi come la Maremma e i vini di Puglia e Sicilia - aggiunge Peter Ingram di Vagabond Wine - anche in fasce importanti di prezzo. E vanno molto bene i vini da vitigni autoctoni, che distinguono l’Italia dal resto del mondo”.
Se questa è l’aria positiva che si respira in mercati storici, anche in quelli nuovi l’ottimismo non manca. Come in Russia, dove c’è un mercato potenzialmente grandissimo, “dai vini di basso prezzo a quelli di alto livello - spiega Oleg Kuzmitsky di Gyrlyanda - e dove sono molto amati i vini di Toscana, Sicilia, Piemonte e Veneto, ma anche altri meno conosciuti come quelli delle Marche”. Positivo il sentiment anche in India, come spiega Navin Sankaranarayanan di Aspri Spirits, “un mercato giovane per il vino, e dove sono conosciuti i grandi nomi come Tignanello e Sassicaia, ma dove tutta l’Italia, non solo nel vino, sta crescendo”.
E la grande Cina? “I cinesi stanno incominciando a capire la bontà e la qualità dei vini italiani”, spiega Stefano Deng di Cucina Srl, e anche ad Hong Kong “il vino italiano è molto apprezzato, anche da piccole denominazioni meno conosciute, per il suo rapporto qualità/prezzo”, aggiunge Paul Yeung di Mc Caine Wine Education. E anche il Brasile, altra economia in crescita, promette bene: “in tanti bevono vini toscani, Prosecco e Lambrusco, ma si sta formando una classe media importante che promette bene per tanti vini italiani”, sottolinea Homero Sodrè di Consulte Vinho. E anche in mercati per ora minori come quelli scandinavi o dell’Est Europa, o del Giappone e del Vietnam, la musica non cambia.

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