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CAOS PANDEMIA

Usa, tornano gli eventi del vino. Ma è quasi impossibile la presenza dei produttori italiani

Con le frontiere ancora chiuse, salvo complesse eccezioni, le preoccupazioni in vista della “New York Wine Experience” di “Wine Spectator” e non solo
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La “New York Wine Experience” 2019, ultima prima del Covid (Ph: “Wine Spectator”)

In un mondo diviso tra la voglia e la necessità di superare la pandemia e di tornare alla normalità, ed i timori per una nuova ondata nell’autunno imminente, anche il vino prova a guardare avanti, con gli eventi di promozione che ripartono, in Italia e nel mondo. E soprattutto in quegli Usa dove i consumi sembrano ripartiti in maniera robusta, con le esportazioni italiane che, secondo i dati Istat sui primi 5 mesi 2021, sono in crescita del +8,7% (sullo stesso periodo 2020). Una crescita da coltivare, con i produttori che vogliono tornare a battere in mercati di persona, incontrando distributori, agenti ed anche consumatori. Cosa, però, tutt’altro che semplice, come si apprende da tanti produttori che guardano con fiducia al mercato americano, ma con qualche preoccupazione e perplessità ai prossimi grandi eventi, prima fra tutte quella “New York Wine Experience”  firmata da “Wine Spectator”, in calendario dal 21 al 23 ottobre, e che vede tante cantine italiane tra le protagoniste, oltre a seminari con produttori icona dell’Italia del vino, come Piero Antinori e Angelo Gaja, ma non solo (in calendario ad inizio ottobre ci sono anche lo Us Tour del Gambero Rosso, che, dall’1 al 12 ottobre, farà tappa a New York, Chicago, San Francisco e Los Angeles, e poi ancora il Top 100 Tasting di “Wine & Spirits”, ancora a San Francisco il 14 ottobre, e infine il Simply Italian Great Wines Us Tour 2021 by Iem - International Exhibition Management di Giancarlo Voglino e Marina Nedic, a New York il 25 ottobre ed a San Francisco il 27 ottobre).
Evento ed eventi che, salvo miracoli, e già con forti limitazioni di accesso per il pubblico nel numero e nelle modalità (per accedere all’evento di “Wine Spectator”, per esempio, sarà necessario il certificato di vaccinazione contro il Covid-19, non basterà più l’esito negativo del tampone molecolare), difficilmente vedranno la presenza personale dei produttori, vero valore aggiunto in queste occasioni, per un pubblico “high-spender”, con la stragrande maggioranza che, da quando apprende WineNews, saranno costretti a presenziare solo attraverso i distributori o gli importatori. Perchè le frontiere Usa, per chi proviene dall’Italia e da tanti altri Paesi dell’area Shenghen, ma non solo, sono di fatto ancora chiuse, come si legge sul sito dell’Ambasciata americana in Italia
: “è sospeso l’ingresso ai cittadini stranieri che si sono recati in uno dei 26 Paesi appartenenti all’area Schengen, inclusa l’Italia, nei 14 giorni precedenti al loro ingresso negli Stati Uniti in base al proclama presidenziale”.
Proclama emanato ad inizio 2021 dal presidente Joe Biden, e ancora in vigore. E che, al netto dell’Esta (Electronic System for Travel Authorization) che serve regolarmente per viaggiare negli Stati Uniti, rende di fatto quasi impossibile ad oggi andare negli Stati Uniti, salvo rare eccezioni spiegate dal Dipartimento di Stato americano, tra cui quelle previste i “viaggiatori che forniscono supporto vitale o direzione esecutiva per una significativa attività economica negli Stati Uniti”. Tradotto, si deve avere un’azienda in Usa o fare parte del Cda, e, al tempo stesso, l’azienda deve essere ritenuta di importanza “significativa”, per ottenere il visto che viene rilasciato tramite Ambasciata o Consolato, in tempi, da quanto si apprende dai produttori, tutt’altro che brevi. E tutto questo, ovviamente al netto delle normative sanitarie da rispettare.
Come spiega il sito “Viaggiare Sicuri” del Ministero degli Affari Esteri, per i vaccinati il Center for Disease Control and Prevention (Cdc) prevede la necessità di effettuare di un test Covid di tipo virale (Pcr o antigenico) non oltre i 3 giorni prima della partenza, per tutti i passeggeri, al di sopra dei 2 anni, in arrivo negli Usa con voli dall’estero. È inoltre previsto un nuovo test Covid tra i 3 e i 5 giorni dall’arrivo nel Paese. Non è previsto isolamento. Per i non vaccinati, invece, è previsto l’obbligo di un test Covid di tipo virale (Pcr o antigenico) non oltre i 3 giorni prima della partenza per gli Stati Uniti. È poi necessario effettuare un test Covid (Pcr o antigenico) tra 3 e 5 giorni dall’arrivo negli Usa. Se il test è negativo l’isolamento si riduce a soli 7 giorni a valere dal giorno dell’ingresso nel Paese. Se invece non viene effettuato il test, l’isolamento si estende a 10 giorni.
Insomma, una babele normativa che tutti vorrebbero vedere superata, ma che ancora pesa, e molto, sugli spostamenti internazionali, che sono strategici per i produttori per coltivare i mercati. Con le modalità di partecipazione “on line” e “a distanza” che se in qualche modo sono state un salvagente nei mesi più duri della pandemia e dei vari lock-down, non possono sostituire a lungo e in toto gli eventi e le iniziative che richiedono la presenza fisica di chi produce di vino, di chi lo vende e di chi lo consuma.

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