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1,36 miliardi di fatturato (+6,7%) e 12,7 milioni di presenze nel 2017: vola l’agriturismo in Italia

A dirlo, il “Rapporto 2018 agriturismo e multifunzionalità” dell’Ismea su un settore in crescita ininterrotta grazie soprattutto ai turisti stranieri
AGRITURISMO, ISMEA, TURISMO, Non Solo Vino
Crescono le aziende e cresce il fatturato dell’agriturismo in Italia

Con 1,36 miliardi di euro di fatturato, in aumento del 6,7% sul 2016, e 12,7 milioni di presenze (+5,3%) con una media di 3,9 giorni di permanenza e Sicilia, Puglia e Toscana in testa tra le mete predilette, nel 2017, vola l’agriturismo in Italia: a dirlo, il “Rapporto 2018 agriturismo e multifunzionalità” dell’Ismea, dal quale emerge il quadro di un settore in crescita ininterrotta negli ultimi 20 anni, oggi maturo ma in continua evoluzione. A sostenere la domanda sono soprattutto i turisti stranieri (il 58% delle presenze, in crescita del 6,5%), tra i quali, accanto ai tradizionali Paesi di provenienza (Germania, Paesi Bassi, Francia e Stati Uniti) si evidenziano incrementi a doppia cifra di ospiti dal Brasile, Russia, Cina Croazia e Danimarca.
L’offerta italiana, secondo l’Ismea, conta 23.406 aziende attive (+3,3% sul 2016, per 253.328 posti letto disponibili), concentrate per lo più al Nord (45%), quindi al Centro (35%) e al Sud (20%), ma con in testa Toscana, Alto Adige e Lombardia. E con l’agriturismo che si conferma una delle componenti principali delle attività di supporto e secondarie che nel 2017 rappresentano il 22,4% del valore della produzione agricola nazionale, contro il 18,6% del 2010 . A livello europeo il nostro Paese da solo detiene il 27,4% del valore delle attività secondarie complessivamente prodotto nella Ue, mantenendo il primato.
È comunque interessante notare come, proprio nel biennio 2016-17 l’agriturismo evidenzia una contrazione della propria quota di mercato (11% degli arrivi e 8,7% delle presenze totali) in favore degli alloggi privati e dei bed and breakfast, che fanno registrare un aumento, rispettivamente, del 9,1% e del 2,2% sugli arrivi e del 5,5% e del 5,3% sulle presenze. Uno dei fattori determinanti di tale tendenza, manifestatasi in tempi rapidissimi, si lega al fenomeno dell’home sharing e al successo di portali come Airbnb, Booking.com e altri siti che promuovono anche gli alloggi privati.
Ma, di pari passo, aumenta anche la richiesta di pacchetti turistici legati all’enogastronomia e si registra una crescente domanda di esperienza: sono sempre più richiesti i tour enogastronomici, le degustazioni e i corsi di cucina. Tuttavia la ristorazione è proposta da poco meno della metà delle aziende (i posti a sedere complessivi in Italia sono 441.771, in testa Veneto, Sardegna e Lombardia, ma con un lieve calo dello 0,5% sul 2016; la media nazionale di posti a sedere per azienda è pari a 38,7, ndr), e solo un’azienda su 5 fa degustazioni. Ma quando si accompagna alla vendita diretta dei prodotti (+220,2% in soli 5 anni dal 2011 al 2016), contribuisce al grande successo del turismo enogastronomico.
Nel 2017, cresce anche l’attività didattica, proposta da 1.547 aziende agricole con autorizzazione per agriturismo (+3,3% sul 2016), mentre risultano più che raddoppiate rispetto al 2010 (anno della prima rilevazione). Esistono complessivamente 2.680 fattorie didattiche (+17% nel 2018 sul 2017) e 213 fattorie sociali/operatori di agricoltura sociale iscritti (+129% sul 2017) negli elenchi regionali a testimonianza di come l’incremento degli operatori di agricoltura sociale coinvolti sia anche accompagnato da un crescente riconoscimento da parte del sistema pubblico.
Ma ad oltre trent’anni dall’istituzione dell’agriturismo italiano, riflette il Rapporto, di fronte a un panorama competitivo totalmente mutato e agguerrito e all’affermarsi di nuovi servizi, sempre di più sarà necessario che il Governo e le norme rimangano al passo con i tempi e con il mutato scenario al fine di non perdere il treno delle opportunità.

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