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AGRICOLTURA E POLITICA

Braccianti, le regolarizzazioni non bastano al mondo agricolo: pochi e troppo tardi

Coldiretti, Cia e Confagricoltura al Ministro Bellanova: soluzione insufficiente, serve manodopera attraverso corridoi verdi e voucher
BRACCIANTI, Cia, Coldiretti, Confagricoltura, CORRIDOI VERDI, MIGRANTI, REOLARIZZAIZONI, TERESA BELLANOVA, VOUCHER, Non Solo Vino
I braccianti, ultimo anello di una filiera malata

Tra le misure più dibattute del Decreto Rilancio, la regolamentazione dei braccianti extracomunitari, risorse fondamentale per l’agricoltura italiana, è stata per il Ministro delle Politiche Agricole Teresa Bellanova una battaglia personale, che però, alla luce delle reazioni del mondo agricolo, rischia di rivelarsi una vittoria dimezzata. Da ambo i fronti. Si parla di 2.000 regolarizzazioni, troppo poche per le decine di migliaia di braccianti che permettono ogni anno la raccolta di frutta e verdura, specie al Sud Italia, e che il 21 maggio, come annunciato dal sindacalista Usb Aboubakar Soumahoro, sono pronti a scioperare. Troppo pochi, come detto, e troppo tardi, dal punto di vista delle associazioni agricole, perché prima di settembre l’iter non arriverà certamente a compimento.
“Secondo il nostro Centro Studi, solo 2.000 delle persone che potranno essere regolarizzate hanno lavorato nei campi. E lo potranno fare per la fine della vendemmia, non prima di metà settembre 2020”, commenta il presidente Coldiretti, Ettore Prandini. “La regolarizzazione dei migranti decisa dal Governo non risolverà il problema della mancanza di 200.000 braccianti a causa del Coronavirus, con gli stagionali stranieri rientrati nei Paesi di origine che non possono tornare in Italia”. La soluzione, per Prandini, è ancora tra i percettori del Reddito di Cittadinanza e tra chi non ha lavoro, “ma anche in questo caso la politica resta distante dai tempi delle imprese: l`idea è buona, ma manca lo strumento. Per questo noi insistiamo, oltre che sui corridoi verdi dai Paesi dell`Est, sui voucher”.
“Noi siamo sempre stati a favore della regolarizzazione dei migranti, anche quando c’era qualcuno che aveva dubbi. Ma a fronte di quanto sta accadendo, il gioco non vale più la candela. Sia per i contenuti ma soprattutto i tempi tecnici che non garantirebbero comunque la raccolta nei campi. È una partita che a questo punto non conviene più a nessuno ma che è diventata, prima che una battaglia ideologica e di principio - o economica - soltanto un braccio di ferro tra forze politiche. È meglio che il governo si concentri su soluzioni alternative, efficaci ed immediate per il comparto agricolo e per coloro che vi lavorano a tutti i livelli”, dice Dino Scanavino, alla guida di Cia - Agricoltori italiani.
“La regolarizzazione dei lavoratori immigrati è un fatto di civiltà, ma temo che il numero di lavoratori che regolarizzeremo non sarà così significativo rispetto a quello che potremmo portare a casa dando effettiva attuazione ai corridoi verdi europei. Che restano la nostra priorità: all’agricoltura italiana serve manodopera qualificata, che conosce il settore e ci lavora da anni. Si tratta di persone che ogni primavera arrivano in Italia e hanno tutte un regolare contratto di lavoro. E io ad oggi non vedo nessun provvedimento del governo che vada in questo senso”, commenta, infine, il presidente Confagricoltura, Massimiliano Giansanti.

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