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CONFLITTO

Onu: la guerra in Ucraina minaccia la sicurezza alimentare del mondo, solo Putin può fermarla

La denuncia del Consiglio di Sicurezza Onu. Coldiretti: il 28% degli scambi mondiali di grano da Kiev e Mosca. Allarme in Africa e Medio Oriente

La guerra scatenata dalla Russia in Ucraina getta il mondo nella peggior crisi alimentare degli ultimi quindici anni. Come ricorda la Coldiretti, infatti, Kiev e Mosca rappresentano, insieme, il 28% degli scambi mondiali di grano, con oltre 55 milioni di tonnellate movimentate, ma anche il 16 % sugli scambi di mais (30 milioni di tonnellate) per l’alimentazione degli animali negli allevamenti e ben il 65% sugli scambi di olio di girasole (10 milioni di tonnellate). Una crisi che, secondo la vice Segretaria di Stato Usa Wendy Sherman, intervenuta in una riunione del Consiglio di Sicurezza Onu dedicato alla situazione umanitaria in Ucraina, hanno un responsabile ben preciso: “Vladimir Putin ha iniziato questa guerra, ha creato questa crisi alimentare globale ed è lui che può fermarla. La Russia e il presidente Putin, loro soltanto, portano la responsabilità di aver fatto la guerra all’Ucraina e delle conseguenze di questa guerra sulla sicurezza alimentare mondiale”, ha aggiunto Wendy Sherman.

I prezzi dei generi alimentari stanno già salendo alle stelle nei Paesi a basso e medio reddito, poiché la Russia soffoca le esportazioni ucraine. In tutto il Medio Oriente e l’Africa, i prezzi già elevati delle materie prime di base, compreso il grano, sono aumentati tra il 20% e il 50% quest’anno”, prosegue la Vice Segretaria di Stato Usa, che si dice “particolarmente preoccupata per Paesi come Libano, Pakistan, Libia, Tunisia, Yemen e Marocco, che dipendono fortemente dalle importazioni ucraine per nutrire le loro popolazioni”. “50 milioni di chili di cereali che acquistiamo arrivano dall’Ucraina e nutrivamo 125 milioni di persone prima della guerra”, ha invece ricordato David Beasley, direttore del Programma Alimentare Mondiale dell’Onu, mettendo in guardia contro l’impatto “devastante” che la crisi avrà sulle sue operazioni.

Come ricorda ancora la Coldiretti, senza la fine della guerra le semine primaverili di cereali in Ucraina saranno praticamente dimezzate, su una superficie di 7 milioni di ettari rispetto ai 15 milioni precedenti all’invasione della Russia, che sta inoltre bloccando le spedizioni dai porti del Mar Nero, dove 94 navi per il trasporto di prodotti alimentari nel Mediterraneo sono state bloccate e 3 bombardate. Si tratta di un taglio significativo anche alla luce delle difficoltà del commercio internazionale di materie prime agricole in, una situazione in cui molti Paesi stanno adottato misure protezionistiche, bloccando le esportazioni

A preoccupare sono le speculazioni che, spiega la Coldiretti, si spostano dai mercati finanziari in difficoltà ai metalli preziosi come l’oro fino ai prodotti agricoli, dove le quotazioni dipendono sempre meno dall’andamento reale della domanda e dell’offerta e sempre più dai movimenti finanziari e dalle strategie di mercato che trovano nei contratti derivati “future” uno strumento su cui chiunque può investire acquistando e vendendo solo virtualmente il prodotto. Una speculazione sulla fame che nei Paesi più ricchi provoca inflazione e povertà ma anche gravi carestie e rivolte nei Paesi meno sviluppati, come emerge dall’analisi delle Nazioni Unite.

Una emergenza internazionale che riguarda, però, direttamente l’Italia che è un Paese deficitario ed importa addirittura il 64% del proprio fabbisogno di grano per la produzione di pane e biscotti e il 53% del mais di cui ha bisogno per l’alimentazione del bestiame, secondo l’analisi della Coldiretti. Dall’Ucraina in Italia arriva appena il 2,7% delle importazioni di grano tenero per la panificazione, per un totale di 122 milioni di chili ma anche ben il 15% delle importazioni di mais destinato all’alimentazione degli animali per un totale di 785 milioni di chili, secondo l’analisi Coldiretti su dati Istat relativi al 2021. L’Italia importa circa la metà del mais di cui ha bisogno.

Va tuttavia segnalato, continua la Coldiretti, che tra pochi mesi inizierà la raccolta del grano seminato in autunno in Italia, dove secondo l’Istat si stimano 500.596 ettari a grano tenero per il pane, con un incremento dello 0,5% mentre la superficie del grano duro risulta in leggera flessione (-1,4%) per un totale di 1,21 milioni di ettari, anche se su questa prima analisi pesano i ritardi delle semine per le avverse condizioni climatiche, che potrebbero portare a rivedere il dato al rialzo. Positiva è anche la notizia della prima spedizione di migliaia di tonnellate di mais dall’Ucraina attraverso il treno diretto ai confini Ovest: una notizia importante per l’Italia che acquista mais sui mercati esteri per oltre 6 milioni di tonnellate, provenienti prevalentemente da Ungheria (30%, 1,85 milioni di tonnellate), Slovenia (13%, 780.000 tonnellate) e appunto Ucraina (13%, 770.000 tonnellate), secondo lo studio Divulga.

“L’Unione Europea gioca dunque un ruolo determinante per garantire gli approvvigionamenti alimentari e bisogna evitare comportamenti protezionistici come il blocco delle esportazioni annunciato dall’Ungheria e superato solo grazie all’intervento diretto del Premier Draghi”, commenta il presidente Coldiretti Ettore Prandini, a Bruxelles, per incontrare il Commissario agli Affari Economici Paolo Gentiloni e il Commissario all’Agricoltura Janusz Wojciechowski. “Bisogna intervenire per contenere il caro energia ed i costi di produzione con interventi immediati per salvare aziende e stalle e strutturali per programmare il futuro, occorre sostenere gli investimenti per aumentare produzione e le rese dei terreni con bacini di accumulo delle acque piovane per combattere la siccità ma anche l’innovazione tecnologica e le Nbt a supporto delle produzioni come strumento in risposta ai cambiamenti climatici. L’Italia - conclude Prandini - ha bisogno di accelerare sui progetti del Pnrr e di avere una prospettiva a medio termine per investire sempre di più nel settore agricolo in termini di sicurezza alimentare ma anche di indipendenza energetica”.

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