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Conad tra i brand di maggior valore. Kinder e Birra Moretti nella top 10 dei marchi più potenti

“Italy 100 2022” by Brand Finance: i marchi del made in Italy tornano a correre, guidati dalla moda. E l’Italia cresce sul “Global Soft Power Index”

C’è anche Conad, alla posizione n. 9, proprio come un anno fa, nella top 10 dei brand italiani di maggior valore messi in in fila dalla “Italy 100 2022”, il report annuale dei marchi del made in Italy più forti e di maggior valore sul mercato secondo Brand Finance, società di consulenza indipendente, leader mondiale della valutazione dei brand. Il valore dell’insegna della Gdo - che nel 2021 ha fatturato 17 miliardi di euro (+56% negli ultimi dieci anni) e rappresenta il 15% del mercato dopo l’acquisizione di Auchan nel 2020 - cresce del +29%, e vale oggi 4,1 miliardi di euro.
Al primo posto, in termini di valore, troviamo invece Gucci (15,6 miliardi di euro, +18%), seguito da Enel (11,7 miliardi di euro, +15%) ed Eni (8,7 miliardi di euro, +20%). Fuori dal podio Intesa Sanpaolo (8,4 miliardi di euro, +33%), Generali (7,3 miliardi di euro, +13%, Ferrari (6,9 miliardi di euro, -12%), unico brand in calo dei primi dieci, che perde tre posizioni. E ancora, Poste Italiane (6,8 miliardi di euro, +28%), Tim (6,4 miliardi di euro, +24%) e, dietro a Conad, Ray Ban (3,8 miliardi di euro, +29%). Spostando l’analisi sui 10 brand più forti, invece, alla posizione n. 6 sale Kinder, un anno fa alla n. 10, con un punteggio di 84,5 (+2,1), mentre a chiudere la top ten è una new entry come Birra Moretti, con 82,5 punti. Sul podio, Ferrari (90,9 punti, -3 sul 2021), UnipolSai (89,6 punti, +5,7) e Poste Italiane (88,6 punti, +2,4). Perde una posizione Gucci, al n. 4 con 87 punti (-0,1), seguito da Enel (85,1 punti, +7,5), Maserati (83,4 punti, +0,2) e Moncler (83 punti, +4,4).
Un aspetto fondamentale, per il successo di un brand, riguarda l’effetto dell’immagine nazionale di un Paese sui suoi marchi e sull’economia nel suo insieme, come è ormai ampiamente riconosciuto. In un mercato globale, è uno degli asset più importanti che uno Stato ha a disposizione: incoraggia gli investimenti interni, aggiunge valore alle esportazioni e attrae turisti e migranti qualificati. A “pesare” il ruolo che 120 Paesi al mondo esercitano sul successo dei propri marchi è il “Global Soft Power Index 2022”, che esamina le opinioni del grande pubblico e del pubblico specializzato. In questa classifica, l’Italia si piazza al decimo posto, con un punteggio di 54,7, in crescita enorme sul 2021, quando si fermò alla posizione n. 19, ed entrando così nella top 10 delle nazioni sia con maggiore soft power del mondo sia tra quelle che crescono di più anno su anno. Sul podio troviamo invece Stati Uniti, Gran Bretagna e Germania, seguite da Cina, Giappone, Francia, Canada, Svizzera e Russia, davanti all’Italia, ma in base a giudizi raccolti a fine 2021.

Focus - Valore dei brand italiani in ripresa

In crescita il valore dei principali trademark anno su anno (+14%) e rispetto a prima della pandemia (+2%). Bene abbigliamento, assicurazioni e banche. Meno bene alimentari. Gucci il brand italiano di maggiore valore (15,6 miliardi di euro). Tra i big in forte crescita di valore: Intesa (+33%), Poste (+28%), Conad (+29%), Ray-Ban (+29%) e TIM (+25%). Bene anche Dolce & Gabbana (+57%), Fendi (+33%), Moncler (+33%), Ray-Ban (29%) e Bottega Veneta (+27%) in forte crescita di valore. Ferrari si conferma il brand italiano più forte, seguono Unipol e Poste, molto attente alla collettività.
Il valore complessivo dei 100 principali marchi italiani - composto soprattutto da marche di abbigliamento, banche & assicurazione e alimentari - è aumentato rispetto allo scorso anno del 14% e rispetto ai valori pre-covid del 2%. La buona crescita del valore dei trademark italiani è dovuta soprattutto all’abbigliamento, che anno su anno ha guadagnato il 17%, e al comparto bancario assicurativo, che ha guadagnato il 18% rispetto allo scorso anno.
Diversamente il valore dei marchi di alimenti & bevande è aumentato mediamente del 9% rispetto al 2021. I principali marchi italiani sono in ripresa anche rispetto ai valori pre-covid, quando hanno perso il 10% del valore: infatti, gli italiani rispetto all’1 gennaio 2020, hanno incrementato il proprio valore del 2%. Molto meglio degli spagnoli, ma decisamente peggio della media dei principali brand del mondo che viaggia con incrementi a due cifre.

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