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Il Ddl caccia passa al Senato, la parola ora alla Camera. Il plauso della rappresentanza agricola

Per Coldiretti è “necessario far fronte alle nuove problematiche emerse”. Confagricoltura: “maggiore equilibrio tra natura e attività produttive”
Coldiretti, Confagricoltura, DDL CACCIA, Non Solo Vino
Il Ddl caccia passa al Senato, la parola ora alla Camera

Nuovo passo avanti per la riforma sulla caccia. Il Senato, il 23 giugno 2026, ha approvato il disegno di legge 1552 (presentato nel 2025 con primo firmatario il senatore di Fratelli d’Italia Lucio Malan) che propone la modifica alla legge n. 157 dell’11 febbraio 1992, “Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio”. Il testo passa ora alla Camera dei deputati. La riforma della caccia, che da giorni è al centro del dibattito, come raccontato da WineNews, presenta molte novità come, giusto per citarne alcune, la ridefinizione delle competenze delle Regioni (che avranno, a livello generale, maggiore autonomia) nella pianificazione faunistico-venatoria; l’eliminazione dell’obbligo, per i cacciatori, di scegliere per un’unica forma di caccia; l’ampliamento della stagione venatoria; il rafforzamento delle misure di controllo della fauna selvatica con gli imprenditori agricoli, muniti di licenza per l’esercizio venatorio e previa frequenza di corsi di formazione autorizzati, che potranno svolgere, a determinate condizioni, le attività di controllo dei cinghiali.
Tra i favorevoli al disegno di legge c’è Coldiretti che ha spiegato come “davanti alla devastazione dei campi da parte dei cinghiali che causano anche incidenti mortali nelle aree urbane e periurbane, il ddl caccia approvato in Senato rappresenta una riforma importante di una normativa ferma agli Anni Novanta del Novecento. Coldiretti ha sempre chiesto di attualizzare gli strumenti di gestione della fauna selvatica incontrollata a partire dall’emergenza cinghiali, che causa ogni anno perdite per oltre 200 milioni di euro nelle campagne, tra danni diretti e indiretti, con un impatto pesante anche sugli ecosistemi”. L’associazione ha spiegato che “la riforma interessa anche gli ambiti territoriali promuovendo una più efficace collaborazione tra agricoltori, ambientalisti e attività venatoria per il ripristino degli habitat,valorizzando al contempo la multifunzionalità agricola. A trent’anni di distanza dal varo della vecchia legge era necessario far fronte alle nuove problematiche emerse, a partire dalla proliferazione fuori controllo di alcune specie come i cinghiali, saliti al numero di 2,3 milioni, che continuano a causare gravi danni alle coltivazioni ma anche a mettere a rischio la vita dei cittadini, nei centri urbani come nelle aree interne. Nel 2024, secondo Asaps, sono stati ben 181 gli incidenti stradali causati dai selvatici, con 14 vittime e oltre 200 feriti”. Coldiretti ha affermato che “nelle zone montane e collinari la presenza di cinghiali in maniera così invasiva ha creato nel corso degli anni le condizioni per l’abbandono delle coltivazioni in praticamente tutte le filiere produttive, con un impatto anche sulla presenza di quei giovani che cercavano di costruirsi un futuro in agricoltura e che si sono visti distruggere fino al 70% dei raccolti. Ma l’emergenza cinghiali pesa anche sugli allevamenti, considerato che sono il primo veicolo di diffusione della peste suina africana, con l’abbattimento di decine di migliaia di animali e le restrizioni alla movimentazione che hanno di fatto paralizzato la normale attività aziendale”.
Per Confagricoltura, “il ddl 1552, approvato al Senato, va nell’auspicata direzione di avviare un percorso di aggiornamento della legge 157/92. Una legge che ha oltre 30 anni e non è più adeguata alle diverse esigenze che si stanno delineando nel territorio e che pertanto non può affrontare le numerose criticità relative alla proliferazione di alcune specie di fauna selvatica”. Confagricoltura “evidenzia che le attuali difficoltà sono legate alla perdita di redditività delle attività agricole in alcune aree del Paese, con conseguente abbandono dei territori montani e collinari, ma anche alla diffusione della Peste Suina Africana e agli squilibri ambientali causati dalla densità della fauna non compatibile con l’ambiente stesso. Senza tralasciare la salute e la sicurezza pubblica. Il ddl approvato al Senato - rimarca la Confederazione - coglie la necessità di creare un maggiore equilibrio tra la natura e le attività produttive: questo significa protezione della fauna selvatica che implica anche la sua gestione attiva. In tal senso è positivo l’ampliamento del novero dei soggetti attuatori nell’ambito dei piani di controllo che comprende ora anche gli imprenditori agricoli, i proprietari e i conduttori dei fondi in cui i piani vengono attuati, contribuendo così a una migliore gestione del territorio. Come è anche positiva la conferma del ruolo rilevante svolto dalle Aziende Faunistico Venatorie e Agrituristico Venatorie. La peculiare e strategica funzione di questi istituti, ad avviso di Confagricoltura, deve essere rafforzata e protetta anche in un’ottica di tutela ambientale, vista l'importanza che potrebbero avere per migliorare la gestione dell’ambiente e per tutelarne gli ecosistemi, contribuendo anche alla prevenzione degli incendi, del dissesto idrogeologico, e a combattere il cambiamento climatico valorizzando il ruolo dei boschi, dei pascoli e del suolo a catturare la CO2”.

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