02-Planeta_manchette_175x100
Consorzio Collio 2026 (175x100)
RICERCA

Vino e salute: Irvas e la scienza rileggono il ruolo del bicchiere a tavola

Dallo studio di Università di Navarra e Harvard T.H. Chan School of Public Health nuove chiavi sul consumo moderato
CONSUMO MODERATO, DIETA MEDITERRANEA, RICERCA, SALUTE, SCIENZA, vino, Italia
Vino e salute: Irvas e la scienza rileggono il ruolo del bicchiere a tavola

Il vino torna al centro del dibattito scientifico sulla salute, ma con una prospettiva profondamente rinnovata che supera slogan e semplificazioni: non conta solo quanto si beve, ma come, quando e dentro quale stile di vita. È questo il messaggio che emerge da un nuovo studio pubblicato sulla rivista “Nutrients” nel 2026, a firma del gruppo dell’Università di Navarra e dell’Harvard T.H. Chan School of Public Health, che invita a ripensare il rapporto tra vino e benessere alla luce del modello complessivo di consumo. A partire dalle evidenze discusse al congresso internazionale “Lifestyle, Diet, Wine & Health” 2025 promosso dall’Istituto per la Ricerca su Vino, Alimentazione e Salute (Irvas), i ricercatori sottolineano come l’approccio tradizionale, che tende a considerare l’alcol come una categoria unica e indifferenziata, non sia più adeguato a descrivere la complessità dei dati disponibili. Il consumo moderato di vino ai pasti, inserito nel contesto della Dieta Mediterranea, mostra infatti caratteristiche epidemiologiche specifiche, non sovrapponibili ad altri modelli di assunzione, soprattutto quando si tengono in conto fattori come abitudini alimentari, stile di vita complessivo, metabolismo individuale e contesto culturale. Lo studio evidenzia anche i limiti metodologici di molte analisi osservazionali e la difficoltà di ricavare raccomandazioni valide per tutta la popolazione, ribadendo che esistono condizioni - come la gravidanza o particolari patologie - in cui l’astensione resta necessaria, ma che al tempo stesso le evidenze attuali non supportano affermazioni generalizzate e univoche. In linea con questa impostazione, i dati presentati all’American College of Cardiology e basati sulla Uk Biobank - che ha seguito oltre 340.000 adulti per più di 13 anni - offrono un quadro più articolato sugli effetti dell’alcol sulla salute, come riportato anche da WineNews . Lo studio, presentato da Zhangling Chen, professore di Medicina cardiovascolare presso il Second Xiangya Hospital della Central South University in Cina, mostra che un consumo elevato di alcol è associato a un aumento significativo del rischio di mortalità per tutte le cause (+24%), per tumori (+36%) e per malattie cardiovascolari (+14%). A livelli bassi e moderati, invece, emergono differenze rilevanti tra le diverse bevande: a parità di quantità di alcol, il consumo di vino risulta associato a un profilo di rischio più favorevole, mentre birra, sidro e superalcolici mostrano associazioni meno positive. In particolare - continua il professore - il consumo moderato di vino è associato a una riduzione del -21% del rischio di mortalità cardiovascolare rispetto ai non consumatori o ai consumatori occasionali, mentre anche un consumo contenuto di altre bevande alcoliche risulta collegato a un aumento del rischio (+9%). Gli autori interpretano queste differenze come il risultato di una combinazione di fattori: da un lato la presenza nel vino di composti bioattivi, come polifenoli e antiossidanti, dall’altro modalità di assunzione più frequentemente legate ai pasti e inserite in contesti alimentari e comportamentali complessivamente più equilibrati. Nel complesso, il quadro che emerge non assolve né condanna il vino in modo astratto, ma rafforza l’idea che la salute passi da modelli di vita coerenti, nei quali anche il bicchiere a tavola va letto come parte di un insieme e non come un fattore isolato.
“Il dibattito su vino e salute è spesso polarizzato da semplificazioni che non aiutano né la ricerca né una corretta informazione al pubblico - osserva il professor Attilio Giacosa, presidente di Irvas - le evidenze più recenti suggeriscono invece di leggere il tema con maggiore precisione: la quantità conta, ma contano anche il contesto, la frequenza e il modello alimentare complessivo. Il consumo moderato ai pasti, inserito nella Dieta Mediterranea, si colloca all’interno di uno stile di vita che include qualità della dieta, attività fisica e relazioni sociali: è questo insieme di fattori che contribuisce agli effetti osservati. È su queste differenze che la ricerca sta lavorando, anche in ambito cardiovascolare, dove emergono associazioni favorevoli nei contesti di consumo più equilibrati”, conclude Giacosa. Irvas invita quindi a promuovere un confronto più articolato e aderente alle evidenze disponibili, capace di distinguere tra modelli di consumo e di riportare al centro il ruolo della dieta mediterranea come riferimento culturale e scientifico per una valutazione integrata del rapporto tra alimentazione, vino e salute.

Copyright © 2000/2026


Contatti: info@winenews.it
Seguici anche su Twitter: @WineNewsIt
Seguici anche su Facebook: @winenewsit


Questo articolo è tratto dall'archivio di WineNews - Tutti i diritti riservati - Copyright © 2000/2026

Altri articoli