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IL TREND

Il packaging cambia la spesa: la sostenibilità degli imballaggi decisiva per oltre 7 italiani su 10

Comieco: nella “triade della convenienza” (cibo pronto da supermercato, take-away e delivery) è un elemento sempre più centrale
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Il packaging cambia la spesa, tra sostenibilità, praticità e riciclo

La sostenibilità non è più un concetto astratto, né un dettaglio marginale: entra con decisione nel carrello della spesa e orienta le scelte alimentari degli italiani, tra scaffali e app di delivery. A dirlo è l’indagine “Stili di vita in trasformazione: gli italiani tra cibo, packaging e sostenibilità”, realizzata da Ipsos Doxa per Comieco (Consorzio nazionale per il recupero e riciclo degli imballaggi cellulosici) e presentata, nei giorni scorsi, a Parma nella Paper Week 2026, la settimana nazionale dedicata alla carta, al cartone e al loro riciclo. La ricerca fotografa una crescente attenzione all’impatto ambientale delle scelte quotidiane in Italia: se qualità e prezzo continuano a guidare le decisioni di acquisto di 9 italiani su 10, infatti, pesa, ormai in modo significativo, anche la sostenibilità del prodotto e dell’imballaggio, tanto che il 77% dei consumatori ne tiene conto, affiancandovi la praticità del packaging - come richiudibilità e porzionatura - indicata dal 75%, e la tipologia di materiale, rilevante per il 72%. L’imballaggio, a lungo invisibile nelle decisioni di consumo, entra così stabilmente nella lista della spesa e diventa a tutti gli effetti un criterio di scelta.
Anche sul fronte dei messaggi si evidenzia un chiaro bisogno di essenzialità e concretezza. Il claim percepito come più efficace è “100% riciclabile”, mentre certificazioni tecniche o affermazioni come “carbon neutral” risultano meno convincenti per una parte consistente dei consumatori. La confezione si conferma, così, il primo e principale punto di contatto tra produttore e consumatore sul tema della sostenibilità, chiamata a trasmettere fiducia con semplicità e chiarezza. E cibo e packaging si confermano due filiere strategiche del made in Italy e della transizione ecologica, storicamente intrecciate e oggi sempre più connesse attraverso i comportamenti quotidiani. L’industria alimentare e delle bevande rappresenta il 15,5% del fatturato della manifattura europea ed è il primo settore manifatturiero dell’Unione Europea. In Italia, inoltre, utilizza circa i due terzi degli imballaggi prodotti e immessi al consumo, rendendo centrale il tema della gestione e del corretto conferimento dei rifiuti.
Il 98% degli italiani continua a cucinare in casa, e per l’83% si tratta di una pratica quotidiana, ma il modello alimentare è sempre più ibrido. Alla cucina domestica si affianca, infatti, la cosiddetta “triade della convenienza”: cibo pronto da supermercato, take-away e delivery, che si è ormai insediata stabilmente nelle abitudini senza scalzare la tradizione. Il take-away coinvolge il 63% della popolazione, il consumo on-the-go il 48%, mentre quasi 1 italiano su 2 utilizza il delivery, percentuale che sale al 73% tra i 18 e i 30 anni. Pratiche diverse, diffuse in modo trasversale, che rendono il packaging un elemento sempre più centrale nell’esperienza di consumo.
In questo scenario l’imballaggio esce definitivamente dall’invisibilità e diventa veicolo di fiducia e di valori. Il 96% degli italiani dichiara di leggere le indicazioni per il corretto conferimento e l’etichetta si afferma come principale fonte informativa sulla raccolta differenziata, superando persino il web: è citata dal 32% degli intervistati, contro il 24% che si affida a Google e un altro 24% al sito del proprio comune. Carta e cartone, largamente utilizzati nel settore alimentare - dalla gastronomia al supermercato fino al take-away e al delivery - sono premiati soprattutto per la loro riciclabilità (48%), la sostenibilità (37%) e la leggerezza (29%).
Accanto a questa consapevolezza diffusa ci sono, però, contraddizioni e fragilità nei comportamenti quotidiani. Sul fronte della raccolta differenziata gli italiani si descrivono come virtuosi nelle intenzioni, ma pragmatici nei fatti: il 74% degli intervistati si assegna un voto alto (8-10) per il proprio impegno nel differenziare correttamente i rifiuti, ma solo il 20% promuove gli italiani nel loro complesso. Il 72% ammette di ricorrere all’indifferenziato per fretta o comodità, una quota che tra i giovani sale all’85%, mentre l’88% confessa di farlo almeno qualche volta quando ha dubbi sul materiale, dato che raggiunge il 94% tra i 18 e i 30 anni, individuati come l’anello debole del riciclo. Solo il 4% degli italiani dichiara di non avere mai dubbi sul corretto conferimento, mentre il 59% li sperimenta almeno qualche volta. Le incertezze riguardano soprattutto gli imballaggi in carta e cartone sporchi di cibo (24%) e quelli composti da più materiali (22%). Eppure le regole, nella maggior parte dei casi, sono semplici: la carta sporca può essere conferita nella raccolta della carta purché priva di residui alimentari, così come gli imballaggi compositi a prevalenza cellulosica - come i cartoni per bevande e alimenti - salvo diverse disposizioni comunali.
Un quadro che restituisce l’immagine di consumatori sempre più attenti, ma anche bisognosi di messaggi chiari, immediati e affidabili, capaci di accompagnarli nelle scelte di acquisto e nei gesti quotidiani. In questa partita la sostenibilità si gioca anche - e sempre di più - sulla confezione.
“Stiamo osservando un cambiamento culturale nel rapporto tra italiani e cibo. La tradizione non è in discussione - la cucina domestica resta centrale - ma si è arricchita di nuove abitudini e, soprattutto, di nuove attenzioni - spiega Alberta Della Bella, senior researcher Ipsos Doxa Public Affairs - l’imballaggio è uscito dall’invisibilità: è diventato criterio di scelta, veicolo di valori, strumento di fiducia. I consumatori premiano la sostenibilità percepita e la comunicazione chiara. La differenziata resta un pilastro del senso civico italiano, stabile da un decennio. È un contesto favorevole per chi innova con responsabilità e trasparenza”.
“Non è un caso che la Strategia Nazionale per l’Economia Circolare annoveri gli imballaggi e la filiera alimentare tra le catene di valore strategiche per la transizione ecologica - commenta Roberto Di Molfetta, dg Comieco - si tratta di due settori che concentrano elevati flussi di materiali e per i quali si rendono particolarmente importanti misure volte a favorire l’uso efficiente delle risorse, la minimizzazione dei rifiuti e la riduzione delle emissioni. Di qui l’importanza di agire sulla leva della prevenzione e l’ecodesign degli imballaggi per favorirne la riciclabilità. Ciò passa da una efficace informazione dei consumatori per metterli nelle condizioni di gestire correttamente il fine vita del packaging per consolidare il 90% di riciclo degli imballaggi cellulosici raggiunto dal nostro Paese attraverso la raccolta differenziata”.

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