Il tema è di quelli che fanno e faranno discutere, e che vanno al di là di quanto, letteralmente, è sul piatto. O non potrà più esserlo. Perché la discussione sul vietare o meno la macellazione della carne di cavallo - secondo alcuni una aberrazione perchè il cavallo è ormai anche un animale d’affezione, secondo altri una tradizione gastronomica da tutelare - inizia il suo iter in Parlamento. Domani, martedì 21 aprile, alla Camera dei Deputati, nella Commissione Agricoltura, avrà luogo la discussione in merito alle proposte di Legge 2270, 48, 2585 e 2187, “Norme per la tutela degli equidi e loro riconoscimento come animali di affezione”. Una proposta bipartisan (i primi firmatari sono Susanna Cherchi del Movimento 5 Stelle, Luana “Luna” Zanella di Alleanza Verdi e Sinistra e Michela Vittoria Brambilla di Noi Moderati), e che punta, in primis, ad inserire gli equidi (come cavalli, asini, muli, bardotti) nell’elenco degli animali di affezione, aumentandone di fatto le tutele, vietarne l’importazione e l’esportazione finalizzate alla macellazione. Cavalli che, se la legge diventerà realtà, non potranno più essere macellati per la produzione di alimenti.
Come già riportato da WineNews al momento della proposta, ormai da qualche settimana, sono in tanti ad essere intervenuti sull’argomento, perché la storia, attraverso la legge può cambiare. E non tutti la pensano allo stesso modo. Animal Equality, organizzazione internazionale che domani interverrà alla Camera, nel 2023 ha lanciato una petizione, che ha attualmente superato le 250.000 firme, per chiedere il divieto di macellazione degli equidi riconoscendoli come animali d’affezione, in linea con le proposte di legge presentate. L’organizzazione, in una nota, ha evidenziato che “in Italia è possibile sia allevare cavalli destinati alla produzione alimentare, sia allevare cavalli non destinati alla produzione alimentare, quindi impiegati per il lavoro, la trazione ippica, gli sport equestri e altre pratiche. Questi animali, non rientrando nella filiera alimentare, possono ricevere trattamenti farmacologici che ne rendono le carni non compatibili con il consumo umano. Tuttavia, molti cavalli a fine carriera rappresentano un costo inutile per i proprietari e finiscono per essere macellati rientrando in modo del tutto illegale nella filiera alimentare. La macellazione illegale di equidi provenienti dall’ippica, in alcuni casi persino risultati positivi al doping, comporta potenziali rischi per la salute pubblica”. Per Matteo Cupi, direttore esecutivo Animal Equality Italia, “le proposte di legge in esame rappresentano un passaggio necessario, non più rinviabile, per colmare un vuoto di tutela e garantire coerenza tra ordinamento giuridico, salute pubblica e sensibilità collettiva. L’iter legislativo in corso ha inoltre una portata storica per i diritti degli animali: dopo vent’anni di attesa per proposte di legge che chiedevano il divieto di macellazione degli equidi, finalmente il tema viene attenzionato dalla politica”. Animal Equality, spiega la nota dell’organizzazione, “ha condotto un’analisi incrociata dei database del Ministero dell’Agricoltura e del Servizio Veterinaria e Benessere Animale del Ministero rilevando che dal 2022 al 2025 sono 180 i cavalli risultati positivi a sostanze dopanti, anche vietate, tra cui la cocaina. Il 10% di questi cavalli, ad inizio 2026, risultava ancora registrato come destinato alla produzione alimentare”.
In un articolo, pubblicato domenica 19 aprile 2026 sullo splendido inserto del “Domenicale” de “Il Sole 24 Ore”, lo storico della cucina, Luca Cesari, ha fatto un excursus storico sulla carne di cavallo, animale che “è uno dei rari casi in cui si è passati da tabù alimentare a specialità locale nel corso di un secolo”. Considerata come “non commestibile”, fino all’inizio del secolo Ottocento, nonostante nelle carestie si trasformasse in una fonte di proteine, dalla seconda metà dell’Ottocento “anche in Italia iniziarono ad aprire macelli pubblici dedicati agli equini, fino alla legge del 1888 che li equiparò agli altri animali da carne”. Un’evoluzione con varie tappe, tanto che “i medici scoprirono ben presto che la carne di cavallo poteva rappresentare un rimedio naturale contro l’anemia. Da quel momento il passo fu breve e alcune Regioni italiane la inserirono in diverse specialità locali”. Ma adesso piatti della tradizione come la pastissada veronese, i bigoli con ragù di cavallo, il cavallo pesto, tipico di Parma, sono a rischio. “La parabola del cavallo - si legge nell’articolo sul “Domenicale” de “Il Sole 24 Ore”, dello storico della cucina Luca Cesari - fino all’ultima proposta di legge, rivela quanto siano mobili i confini del commestibile: ciò che ieri era impensabile può diventare tradizione, e ciò che oggi è tradizione può tornare, improvvisamente, ad essere impensabile”.
Anche Assomacellai Confesercenti Modena aveva espresso, nelle scorse settimane, la propria opinione spiegando che “vietare la macellazione, la commercializzazione e il consumo di carne di cavallo avrebbe ripercussioni immediate su numerose specialità regionali e su una catena produttiva che abbraccia gli allevatori, le botteghe specializzate, la grande distribuzione e il mondo della ristorazione”. Ed ancora, secondo Assomacellai Confesercenti Modena, “nonostante gli acquisti si siano progressivamente ridotti negli anni, la carne equina resta un pilastro di una cultura gastronomica che percorre la Penisola da un capo all’altro: ricette e tecniche tramandate di generazione in generazione, parte integrante di quella cucina italiana che l’Unesco ha inserito tra i Patrimoni Culturali Immateriali dell’Umanità”.
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