Per una Nazionale di Calcio assente “pesante” ai Mondiali di Usa, Messico e Canada, ad una nazionale che, nonostante mille difficoltà, è sempre vincente negli States. Ovvero la “Nazionale italiana del vino”, progetto promosso da Coldiretti in occasione dei Mondiali di Calcio per rafforzare la presenza e la percezione del vino tricolore sui mercati internazionali, a partire dagli Stati Uniti, attraverso un’azione integrata di promozione, comunicazione e presidio istituzionale, presentata al Summer Fancy Food di New York. “Dal Barolo, portiere monumentale e sicuro, al Sagrantino di Montefalco e al Brunello di Montalcino schierati in difesa, fino al Chianti Classico regista del centrocampo, al Prosecco numero 10 capace di conquistare l’America al primo sorso e all’Amarone della Valpolicella, fuoriclasse delle grandi occasioni”, spiega una nota. Un’iniziativa che punta a raccontare al mondo “il valore autentico del vino italiano, troppo spesso demonizzato e messo sotto attacco da campagne ideologiche che finiscono per colpire un prodotto simbolo della Dieta Mediterranea, Patrimonio dell’Unesco, e uno dei principali ambasciatori dello stile di vita italiano nel mondo”.
Il vino, ricorda Coldiretti, “non è soltanto un prodotto agricolo, ma un patrimonio culturale che racchiude storia, tradizioni, paesaggi, biodiversità e lavoro. Dietro ogni bottiglia ci sono territori, famiglie, imprese e comunità che contribuiscono a rendere unico il modello agricolo italiano. Per questo Coldiretti continua a battersi contro ogni tentativo di criminalizzazione del consumo moderato e consapevole, promuovendo invece un approccio fondato sull’educazione, sulla responsabilità e sulla qualità. Il progetto della “Nazionale vini” italiana nasce proprio da questa visione e utilizza il linguaggio universale del calcio per raccontare l’Italia del vino”.
Una squadra ideale, con la “panchina” lunghissima fatta dagli oltre 500 vitigni autoctoni che arricchiscono il patrimonio enologico nazionale e guardano al mondo. Perché, come ricorda il progetto, nessun altro Paese può contare su una “rosa” così ampia e profonda di denominazioni, espressione di una biodiversità vitivinicola unica e irripetibile.
“Gli Stati Uniti rappresentano oggi il “campionato” più difficile e competitivo del mondo per il vino, un mercato strategico dove non basta avere una grande storia alle spalle, ma servono identità, emozione e capacità di fare squadra. Ed è proprio qui che il vino italiano continua a lottare per vincere ogni giorno, nei ristoranti a stelle e strisce così come sulle tavole di milioni di cittadini che scelgono l’Italia non solo per la qualità delle produzioni, ma per ciò che esse rappresentano. Uno stile di vita fondato sulla convivialità, sul legame con il territorio, sulla cultura del cibo e sul consumo consapevole”, conclude la Coldiretti.
Negli Stati Uniti, secondo i dati Istat analizzati da WineNews, nel primo trimestre 2026 l’export ha toccato quota 407,9 milioni di euro e, se il confronto sui 12 mesi è decisamente negativo (-20,5%), non va dimenticato che i primi due “bollettini” dell’anno citavano, rispettivamente, -35,2% a gennaio 2026 e -27,5% a febbraio 2026.
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