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CAMBIAMENTO CLIMATICO

Con il +30% di alberi, città più fresche di -1,5 gradi: la proposta dei Florovivaisti Italiani-Cia

L’Associazione propone di integrare la filiera florovivaistica nell’urbanistica e nei piani clima, mentre le aziende affrontano il caldo per produrre
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Con il 30% di alberi in più, le città sarebbero più fresche di -1,5 gradi (ph: Freepik)

Una filiera florovivaistica made in Italy di eccellenza e che complessivamente muove 3,2 miliardi di euro, e che può essere anche integrata stabilmente nell’urbanistica e nei piani clima, soprattutto di fronte ad ondate di caldo estremo come quelle osservate negli ultimi giorni in Italia. Con il 30% di alberi in più, infatti, si può ridurre la temperatura dell’aria fino a -1,5 gradi nelle aree più esposte, mentre un aumento del 10% di chiome garantisce cali medi attorno a -0,8 gradi. Le zone senza alberi hanno fino a 5 volte più probabilità di superare le soglie critiche di stress termico, proprio nelle ore pomeridiane più calde. Ed è proprio di fronte a questi dati che l’Associazione dei Florovivaisti Italiani-Cia chiede che il verde sia riconosciuto come vera infrastruttura di raffrescamento pubblico, al centro delle politiche climatiche di città e campagne.
“Il condizionatore d’aria offre un sollievo immediato, ma sposta solo il problema all’esterno - ricorda Emanuela Milone, presidente Florovivaisti Italiani-Cia - riversando calore nelle nostre strade, sovraccaricando le reti elettriche e alimentando lo stesso inquinamento che genera il surriscaldamento globale”.
La proposta dell’Associazione, infatti è quella di destinare in modo strutturale una quota dei proventi del mercato europeo delle quote di emissione (Ets) a programmi di forestazione urbana diffusa, alla creazione di microoasi verdi e tetti vegetali per isolare passivamente gli edifici e ridurre l’uso dei condizionatori, e allo sviluppo di sistemi di gestione idrica sostenibile che aiutino le piante urbane e rurali a superare i periodi di siccità. Anche perché, mentre nelle città ci si chiude in casa, le aziende agricole e florovivaistiche continuano a lavorare in campo senza tasti “off”, facendo i conti ogni giorno con caldo estremo e scarsità d’acqua.
“Troppo spesso l’agricoltura viene descritta, in modo errato, come settore inquinante - sottolinea il professor Francesco Ferrini, docente di Arboricoltura all’Università di Firenze - la gestione del patrimonio arboreo non risponde a una semplice esigenza estetica, ma è un investimento strutturale sulla salute pubblica e sulla sostenibilità economica delle nostre città”.
Il cambiamento climatico, spiegano i Florovivaisti Italiani-Cia, “corre veloce e le piante non sono un accessorio, ma la materia prima viva con cui costruire lo scudo climatico delle nostre città e tutelare la salute dei cittadini”.

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