Per molto tempo la cucina professionale è stata raccontata come un territorio maschile. Eppure, dietro le porte delle grandi case, delle cucine aristocratiche e dei luoghi in cui si prendevano decisioni destinate a cambiare il corso della storia, il lavoro di tante donne è rimasto silenzioso, essenziale e quasi sempre invisibile. Georgina Landemare fu una delle rare cuoche a conquistarsi un ruolo in un mondo declinato al maschile, fino a entrare al servizio del Primo Ministro britannico Winston Churchill. È da qui che prende avvio “La cuoca di Churchill. Una vittoria in cucina”, il libro di Annie Gray (Slow Food Editore, giugno 2026, pp. 352, prezzo di copertina 19,90 euro) che restituisce voce ad una figura rimasta a lungo nell’ombra e, insieme, racconta un’epoca attraverso la storia di chi la visse dietro i fornelli.
Georgina Landemare entrò al servizio di Winston e Clementine Churchill nel 1940 e rimase nella loro casa per 14 anni, più a lungo di chiunque altro. Nel pieno della Seconda Guerra Mondiale, mentre il Regno Unito affrontava bombardamenti e razionamenti, fu lei a garantire al Primo Ministro britannico non soltanto pasti memorabili, ma anche quella convivialità che Churchill considerava parte integrante della diplomazia, e che ne faceva anche un grande estimatore dei migliori vini europei, a partire dallo Champagne. Perché, spesso, le decisioni destinate a cambiare la storia passavano anche da una tavola ben apparecchiata, da un calice di vino e da un piatto preparato con cura.
Ma “La cuoca di Churchill” non si limita a raccontare chi cucinò per uno dei più grandi protagonisti del Novecento. Annie Gray riporta alla luce l’esistenza di una donna partita da un piccolo villaggio dell’Inghilterra vittoriana, cresciuta tra lavori durissimi e cucine economiche, fino a diventare una delle rare cuoche ad affermarsi in un mestiere quasi interamente riservato agli uomini. Con il rigore della storica e il passo della narratrice, Gray ricostruisce non solo una biografia rimasta a lungo nell’ombra, ma anche un intero mondo: quello del servizio domestico inglese, delle dimore aristocratiche, della cucina britannica tra gli splendori dell’età edoardiana e l’austerità della guerra. Tra ricette, memorie e piccoli dettagli del quotidiano prende forma una figura fiera, ironica e profondamente consapevole del proprio mestiere, ricordandoci che, a volte, la storia non si scrive soltanto nelle sale del potere, ma anche nelle cucine che le hanno silenziosamente sostenute.
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