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LA CURIOSITÀ

Non solo collezionismo per valore, i giovani statunitensi (“Henry”) amano bere il vino acquistato

Lo studio Chubb: “l’81% consuma attivamente i vini della propria collezione”. Retailers, case d’asta e piattaforme online i canali di acquisto top
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I giovani statunitensi amano bere il vino che collezionano

Si dice spesso, ed è citata come una delle cause più rilevanti del calo dei consumi, che il vino non rientri tra i desideri e gli interessi delle nuove generazioni. Ma, in realtà, il fascino del vino riesce ad attrarre i collezionisti più giovani, perlomeno quelli più benestanti, che non si limitano, però, al solo atto di collezionare, ma guardano anche al consumo come parte fondamentale dell’esperienza. Chubb, importante player nel settore assicurativo americano, ha pubblicato i risultati di uno studio sui giovani collezionisti di oggetti di lusso in Usa, rivelando che il 78% di questi facoltosi americani considera il valore futuro di un oggetto un fattore determinante nella scelta d’acquisto. L’indagine Chubb ha rilevato, infatti, che il collezionismo tra queste persone con redditi elevati non è un hobby passeggero, bensì un’attività a lungo termine, orientata all’investimento. Tanto che, per quanto riguarda il vino, il 47% dichiara di collezionarlo da almeno 5 anni e il 21% da almeno un decennio. I giovani collezionisti acquistano non solo per il valore d’investimento: la sfera delle motivazioni coinvolge anche il piacere personale, lo status e il prestigio, il legame emotivo. E sempre guardando al vino, il 45% lo colleziona per status, prestigio e per accrescere la propria competenza, ma l’81% consuma anche attivamente i vini della propria collezione, e si tratta del livello di coinvolgimento e fruizione più alto di qualsiasi altra categoria. Nel complesso, il 38% del campione del sondaggio dichiara di collezionare vino, ed il 26% indica nell’influenza di un genitore, di un parente stretto o del partner il fattore determinante nella decisione di iniziare a collezionarlo. I tre principali canali di acquisto sono i retailers, le case d’asta e le piattaforme online.
Il nuovo rapporto Chubb, “La nuova era del collezionismo e degli investimenti di lusso”, ha coinvolto 1.000 americani benestanti, soprannominati “Henry” (“High Earners, Not Rich Yet”), di età compresa tra i 20 e i 45 anni (l’88% ha un reddito annuo compreso tra 300.000 e 750.000 dollari), che collezionano attivamente oggetti di lusso come orologi, gioielli, opere d’arte, antiquariato, vini e cimeli sportivi. Lo studio si proponeva di comprendere le loro motivazioni di collezionismo, i comportamenti d’acquisto e l’atteggiamento nei confronti della protezione dei beni di alto valore. Complessivamente, per le categorie analizzate, il 43% delle collezioni dei partecipanti al sondaggio ha un valore compreso tra 10.000 e 50.000 dollari, il 14% vale tra 50.000 e 100.000 dollari, il 5% ha un valore superiore a 100.000 dollari.

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