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VINO & SOLIDARIETÀ

Il “vino della Gioconda” di Leonardo da Vinci per la Fondazione Ospedale Pediatrico Meyer

Il Consorzio dei Vini Valdarno di Sopra Doc festeggia 15 anni di Denominazione su Ponte Buriano, sostenendo la ricerca scientifica pediatrica

Il “vino della Gioconda” di Leonardo da Vinci, il genio italiano per eccellenza che sullo sfondo del suo capolavoro, l’opera d’arte più ammirata al mondo al Museo del Louvre di Parigi, ha raffigurato uno dei sette ponti che attraversano il fiume Arno, tra Arezzo e Firenze (come WineNews ha raccontato in un video, ndr), una magnifica architettura romanica del XII secolo, attorno al quale si trovano i vigneti, sostiene il centro italiano di eccellenza mondiale per la cura ad alta specializzazione dei bambini e la ricerca scientifica pediatrica. Il Consorzio dei Vini Valdarno di Sopra Doc, nei giorni scorsi, ha festeggiato i 15 anni del riconoscimento della Denominazione nel segno della solidarietà, con “Ponte di Vini”, una cena d’autore sul celebre Ponte Buriano, “sold out” - per oltre 200 partecipanti - che ha riunito attorno alla stessa tavola produttori, chef e interpreti della terra del Valdarno, nel cuore della Toscana, in un racconto corale ed identitario, ed il cui ricavato (dedotte le spese vive di realizzazione, ndr), viene interamente devoluto alla Fondazione Ospedale Pediatrico Meyer di Firenze per il progetto della “Stampa 3d”, una tecnologia d’avanguardia applicata alla pianificazione della chirurgia pediatrica complessa.
Tra le più piccole denominazioni toscane - poco più di 300 ettari di vigneto - già riconosciuta nel bando del 1716 del Granduca di Toscana Cosimo III de’ Medici, la produzione di grandi vini nel Valdarno in Toscana sta cercando di definire al meglio la sua identità e la sua particolarità racchiusa in poco più di 350.000 bottiglie, con la tendenza crescente della produzione da monovitigni e da “vigna”, oltre ad essere l’unica denominazione in Italia ad avere la totalità delle aziende associate al Consorzio (23 produttori), certificate biologiche, che si traduce nella custodia del paesaggio, della biodiversità e della qualità del territorio e dei suoi vini.
Per testimoniare il valore del legame tra eccellenza territoriale e solidarietà, insieme ai produttori della Doc Valdarno di Sopra - 29 i vini nei calici, con i sommelier Fisar - hanno preso parte attiva all’evento i massimi referenti della Fondazione Ospedale Pediatrico Meyer, da Alessandro Benedetti, segretario generale, al professor Flavio Facchini, referente del progetto “Stampa 3D”, che ne hanno raccontato gli straordinari impatti clinici, e dal Presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, ai sindaci del territorio, da Rita Babini, presidente Fivi - Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti alle organizzazioni agricole ed ai media. Nei piatti della cena d’autore, un aperitivo curato dai grandi artigiani del cibo locali (con tanta ispirazione ai principi dello Slow Food, ndr) del Mercato dei Produttori di Montevarchi, da Laura Peri, dall’Azienda Agricola del Borro e dal suo Orto, e da Simone Fracassi, alla guida di una brigata di grandi chef della ristorazione toscana, da Gaetano Trovato (Ristorante Arnolfo, due stelle Michelin) ad Andrea Campani (Executive Chef de Il Borro Relais & Château), da Francesco Berardinelli (Ristorante Barlesh) a Leonardo Norcini (Ristorante Falterona) ed a Fabio Bardelli e Gianni Malentacchi (Pasticceria Fabio e Gianni). Infine, il Club Amici del Toscano con una degustazione di sigari abbinati a Vinsanto e Vermouth del territorio.
“Cenare su questo ponte storico non ha rappresentato solo un momento di grande fascino, ma ha simboleggiato il legame indissolubile tra la terra, la vigna e la nostra tavola - ha detto Luca Sanjust, presidente Consorzio dei Vini Valdarno di Sopra Doc, e alla guida di Petrolo - festeggiare i 15 anni della Doc con un evento totalmente biologico e solidale dimostra che il futuro del vino toscano passa necessariamente dalla sostenibilità e dalla valorizzazione della nostra identità culturale”. Per Ettore Ciancico, direttore del Consorzio, “questa è la dimostrazione che progetto e proposta possono partire significativamente anche dalle denominazioni più piccole come dimensione, ma grandi per la qualità che esprimono. È il territorio che comanda e vince perché esprime vini di grande qualità territoriale”.
“Quando all’inizio, insieme agli altri produttori del territorio, ci siamo riuniti con l’idea di ridare vita a questa antica denominazione, sapevamo di affrontare una sfida importante - ricorda Salvatore Ferragamo, vice presidente Il Borro, l’azienda della storica famiglia della moda italiana, e consigliere della Valdarno di Sopra Doc - Il Borro ha creduto fin da subito in questo progetto e ha voluto esserne protagonista, perché questa rinascita rappresentava, per me e per la mia famiglia, la naturale espressione di una visione che perseguiamo da oltre trent’anni. Crediamo che l’agricoltura biologica, la tutela del paesaggio, la valorizzazione delle produzioni locali e la cultura del vino siano strumenti attraverso cui raccontare l’identità di un territorio, generare valore e preservarne il patrimonio. Questa è una filosofia che trova nella Doc Valdarno di Sopra il suo contesto ideale: un luogo in cui la qualità nasce dalla capacità di fare sistema, dalla collaborazione tra produttori e dalla volontà condivisa di custodire un patrimonio unico, guardando al futuro con responsabilità, visione e spirito di innovazione”.
“Una volontà che ha portato il Consorzio, e la Doc Valdarno di Sopra che da sempre sosteniamo, ad essere in Italia il primo interamente biologico - sottolinea Amedeo Moretti Cuseri, amministratore dell’azienda di famiglia Tenuta Sette Ponti, che recentemente, ha brindato anche ai 25 anni dell’Oreno, il vino di punta scegliendo come sfondo d’eccezione proprio Ponte Buriano, per unire il racconto del vino a quello del suo territorio e dei suoi simboli - perché è importante lavorare insieme e fare sinergia, perché questo vuol dire credere in questo territorio che, oltre alla natura, ha la particolarità di avere delle bellezze storico-culturali come questo ponte raffigurato da Leonardo alle spalle di Monna Lisa, da valorizzare e farne dei simboli, anche con eventi che nascono grazie al vino”.
Un territorio “piccolo”, ma che ha una storia incredibile da raccontare con il vino come “medium” e nel quale la filiera vitivinicola e la comunità fanno sistema trovando nella Doc una sintesi ideale, per costruire il proprio futuro, nel solco di un passato importante ed un presente che lo è altrettanto.

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