Il mondo del vino, con una vendemmia ormai alle porte anche se i primi grappoli sono già entrati in cantina, sta facendo i conti con un 2026 difficile, ma comunque da analizzare caso per caso e mese per mese, sicuramente in negativo sul 2025, anno che già era andato in perdita sul 2024. A testimoniarlo sono anche i dati dell’export che WineNews analizza mensilmente per il mercato italiano, e che comunque appare in lieve ripresa rispetto ad inizio anno, pur con le sue problematiche che restano.
Ma lo stallo del mercato, su cui pesa la forte frenata degli Stati Uniti a causa dei dazi, abbraccia, nel grande mosaico delle Dop, cioè il massimo della qualità e della territorialità certificata, tutti i principali player del mercato, dalla Francia alla Spagna, con le esportazioni che, a livello generale, pagano un “gap” con il 2025. Ma a portare la bilancia in negativo sono principalmente i vini rossi, categoria che sta più soffrendo un cambiamento dei consumi da tempo in atto, considerato che non mancano, a livello internazionale, casi virtuosi ma che sembrano prevalentemente limitarsi ad alcune denominazioni di vini bianchi e bollicine (soprattutto francesi ma anche la spumantistica italiana resiste meglio dei vini fermi) mentre sono molto più rari gli exploit delle espressioni “rossiste” come, ad esempio, i vini della Borgogna.
Non sorprende, pertanto, che il nuovo report Nomisma Wine Monitor dedicato alle esportazioni dei vini Dop europei fotografi un primo quadrimestre 2026 all’insegna del calo. Non c’è, tra i top exporter europei, una nazione che registri un aumento nelle esportazioni complessive dei propri vini a denominazione: sul valore dello stesso periodo dell’anno precedente, l’Italia lascia sul campo il -6,2%, la Francia il -3,4%, la Germania il -5,5%. Peggio di tutti, la Spagna, che fa segnare un -8,5%. Nel primo quadrimestre del 2026 le esportazioni dall’Italia di vini Dop hanno registrato un valore complessivo di 1,5 miliardi di euro, in flessione del -6,2% rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre i volumi esportati sono stati pari a 318,9 milioni di litri con un calo del -3%.
Il Prosecco resta il vino Dop italiano più esportato, con 506,7 milioni di euro e 120 milioni di litri (4,22 euro il prezzo medio al litro, -3,1%), registrando una contrazione a valore del -3,9% e un leggero calo nei volumi dello -0,8%. Seguono i vini rossi fermi della Toscana, con 202,9 milioni di euro esportati (-10,2% a valore e -5,1% a volume), ed i rossi fermi del Piemonte, che totalizzano 123,9 milioni di euro (-2,5% a valore e +8,8% a volume). Tra i bianchi, quelli fermi del Veneto registrano 103,2 milioni di euro (-4,7% e -3,5% a volume) e i bianchi fermi di Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia 86,4 milioni di euro (-16,5%) per 16,7 milioni di litri (-5,2%). L’export dei vini frizzanti Dop, a 65,1 milioni di euro, mostra un calo a valore del -8,3% e a volumi del -4,6% mentre c’è un recupero per l’export dell’Asti spumante a 42,1 milioni di euro (+19,6% a valore e +0,9% a volume) dopo un 2025 chiuso in calo. Merito anche degli acquisti cinesi dove gli spumanti, per quanto ancora una nicchia, stanno vivendo un trend di consumi crescenti; l’Asti può festeggiare anche un aumento del prezzo medio al litro del +18,5% nel primo quadrimestre a 4,65 euro al litro. Altri trend significativi riguardano i rossi fermi di Sicilia che scendono a 20,6 milioni di euro (-9,2%) e 5,1 milioni di litri (-11,8%) mentre i bianchi della stessa regione continuano a crescere a 15,4 milioni di euro (+2,8% a valore e +0,4% a volume), al pari di quelli toscani a 7,8 milioni di euro (+3,3% in valore), pur perdendo in volume (-4,9%).
La Francia, per i vini Dop, tocca 2,8 miliardi di euro di export in valore (-3,4%) e 182,5 milioni di litri (+1,5%), unica nazione “top” in crescita nei volumi ma con un prezzo medio in calo del -4,9% (15,4 euro al litro). Lo Champagne supera 1 miliardo di euro di export nei primi quattro mesi del 2026 (-0,2%) e cresce nei volumi (32,4 milioni di litri, +2,7%) e con un prezzo medio al litro sceso del -2,9% a 33,58 euro, ma pur sempre elevatissimo. Bene in valore, pur perdendo in volume, le spedizioni oltre frontiera dei Cremant francesi (+19,4%) a 95,7 milioni di euro. Sul fronte rossista, la Borgogna, vede il valore di export di vini rossi Dop aumentare del +2,7% (230,9 milioni di euro) a fronte, però, di una diminuzione nei volumi del -2,9%. Continua, invece, il trend negativo dell’export dei rossi di Bordeaux, la cui riduzione a valore è arrivata a toccare il -18,9% a 545,1 milioni di euro in corrispondenza di una diminuzione del -8,1% nelle quantità esportate e di un prezzo medio sceso a 16,4 euro al litro (-11,7%). Bene i bianchi della Borgogna (+5% in valore a 271 milioni di euro e +5,8% in volume) e della Loira (+4,5% in valore e +6,2% in volume) e, soprattutto, di Bordeaux (+10,8% in valore a 43,9 milioni di euro e +15,6% in volume). La Spagna segna un export di vini Dop nel primo quadrimestre di 435,1 milioni di euro (-8,5%) e 90,9 milioni di litri (-11,4%) nonostante un prezzo medio salito a 4,78 euro al litro (+3,4%). Ma anche il Cava spagnolo, spumante e tra i vini più identificativi del Paese, ha visto ridursi il volume del proprio export del -9,4% a 91,5 milioni di euro.
“I dati evidenziati nell’ultimo Report Wine Monitor - dichiara Denis Pantini, responsabile Nomisma Wine Monitor - mettono in luce un export dei vini Dop a doppia velocità dove, in uno scenario di mercato complessivamente in recessione, i bianchi e gli spumanti limitano le perdite mentre molti vini rossi continuano a calare, per quanto non manchino, nella categoria, alcune denominazioni con vendite oltreconfine in aumento. Per quanto il trend di mercato sia abbastanza delineato a seconda della categoria di vino considerata, l’andamento nell’export delle singole denominazioni suggerisce comunque di non generalizzare, dimostrando come i fattori responsabili delle performances di mercato siano di natura congiunturale e strutturale nello stesso tempo, con la seconda componente che in molti casi sta prevalendo, purtroppo, sulla prima”.
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