C’è una parte della vita di Gabriele D’Annunzio che passa lontano dai salotti, dalla poesia e dalle imprese del Vate, e che si può ritrovare tra i fornelli del Vittoriale. È questo ciò che raccontano gli oltre 2.000 biglietti indirizzati alla sua cuoca, Albina Lucarelli Becevello, affettuosamente ribattezzata “Suor Intingola”: richieste, desideri, ricette, improvvise voglie e indicazioni gastronomiche che restituiscono il volto più quotidiano e privato del grande poeta. È proprio a questa storia che sarà dedicato “Ricette di Famiglia”, il format curato dalla critica enogastronomica Annamaria Tossani, in “Artigianato e Palazzo” n. 32, la storica e prestigiosa mostra sull’artigianato contemporaneo curata da Sabina Corsini e Neri Torrigiani, con 100 artigiani e giovani designer nel Giardino Corsini della famiglia Corsini (storici produttori di vino con Principe Corsini nella rinascimentale Villa Le Corti in Chianti Classico, ndr) nel cuore di Firenze (11-13 settembre). Un viaggio nella cucina e nelle abitudini del Vate che, attraverso la figura della donna che per oltre vent’anni ne governò il “regno del fuoco”, racconta anche un rapporto fatto di fiducia, complicità e affetto.
Albina Lucarelli Becevello conobbe D’Annunzio a Venezia, dove lavorava come cuoca alla Casetta Rossa. Lo seguì, poi, a Fiume e, infine, al Vittoriale di Gardone Riviera, dove rimase al suo fianco fino alla morte del poeta, nel 1938, con l’incarico di responsabile della cambusa e di cuoca personale. Era lei a governare quello che D’Annunzio considerava il proprio “regno del fuoco”: una cucina ampia e luminosa, curata nei dettagli e attrezzata per preparare i piatti più diversi. E dove “Suor Intingola” era pronta a mettersi ai fornelli a qualsiasi ora del giorno e della notte, anche per soddisfare le richieste più imprevedibili del Vate.
E imprevedibile era anche il rapporto di D’Annunzio con il cibo. Attento alla propria forma fisica e incline a periodi di digiuno quasi completo, il poeta era, allo stesso tempo, un raffinato gourmet, capace di alternare alla frugalità improvvise scorpacciate. Erano soprattutto le occasioni in cui al Vittoriale arrivava qualche amante a modificare i ritmi della tavola, con menù più ricchi e disposizioni culinarie sempre più dettagliate, dove il cibo finiva spesso per intrecciarsi con gli umori, i desideri e persino la vita sentimentale del Vate.
Ma è soprattutto la corrispondenza che racconta la singolarità del rapporto tra D’Annunzio e la sua cuoca. Nel corso degli anni furono oltre 2.000 i biglietti e messaggi che il poeta le affidò, scritti su foglietti o sulla carta intestata del Vittoriale, dove D’Annunzio si rivolgeva a “Suor Intingola” con un tono confidenziale, affettuoso e scherzoso, chiamandola con alcuni dei suoi soprannomi più fantasiosi: “Suor Ghiottizia”, “Cuoca Pingue”, “Regina del biscotto”. Piccoli nomi che, più ancora delle ricette, raccontano la familiarità costruita nel tempo tra il poeta e la donna che conosceva meglio di chiunque altro i suoi gusti a tavola. Quei biglietti diventano, così, una sorta di diario involontario della quotidianità dannunziana. Raccontano ciò che il poeta mangiava, ma anche ciò che desiderava, ciò che rifiutava, i suoi periodi di digiuno e le improvvise voglie. Restituiscono un D’Annunzio lontano dalla dimensione monumentale con cui siamo abituati a ricordarlo e, allo stesso tempo, permettono di riportare alla luce una donna rimasta per lungo tempo nell’ombra.
“Quello di “Ricette di Famiglia” è un racconto che, partendo dagli aneddoti e dalle consuetudini della tavola dannunziana, ci permette di entrare nella dimensione più privata della vita del poeta e di riscoprire una figura femminile rimasta a lungo nell’ombra, ma per lui assolutamente preziosa”, spiega la curatrice di “Ricette di Famiglia” Annamaria Tossani. A raccontare la figura di “Suor Intingola” e il suo rapporto con D’Annunzio sarà, in particolare, Maddalena Santeroni, autrice e studiosa, anche attraverso il volume scritto insieme alla giornalista e scrittrice Donatella Miliani, “La cuoca di D’Annunzio. I biglietti del Vate a “Suor Intingola”. Cibi, menù, desideri e inappetenze al Vittoriale” (Utet Libri). Sarà, invece, Federico D’Annunzio, pronipote del poeta, a raccontare aneddoti e curiosità legati alla sua vita domestica e alla sontuosa, talvolta bizzarra, tavola del Vittoriale. Agli incontri si affiancheranno le letture di alcuni tra i più curiosi messaggi dell’epistolario, affidate all’attrice toscana Maria Cassi.
Le parole del poeta torneranno, così, a vivere attraverso quei biglietti destinati alla sua cuoca, restituendo la vivacità, l’ironia e la complicità di una relazione costruita anche intorno al piacere della tavola. Così, tra le sale del Giardino Corsini e i sapori del Vittoriale, la storia di “Suor Intingola” torna a tavola. E con lei torna alla luce una parte del mondo di D’Annunzio che non passa dai grandi gesti o dalle imprese del Vate, ma da qualcosa di molto più semplice e umano: una richiesta lasciata su un biglietto, una cuoca che la legge e la trasforma in un piatto, e una lunga storia di fiducia costruita attorno al fuoco.
Copyright © 2000/2026
Contatti: info@winenews.it
Seguici anche su Twitter: @WineNewsIt
Seguici anche su Facebook: @winenewsit
Questo articolo è tratto dall'archivio di WineNews - Tutti i diritti riservati - Copyright © 2000/2026