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CASE HISTORY

Se il fast food “scopre” il vino: a Londra KFC e La Vieille Ferme aprono un wine bar pop up

La collab tra il brand Usa e il marchio francese è perfetta per i social. Un’ispirazione per rilanciare i consumi tra i giovani? 

Cosa c’entra un calice di rosé accanto ad una cartone di nuggets di pollo? A Londra, per un weekend, la risposta arriva direttamente dal bancone. KFC, tra i brand più noti del fast food mondiale, e il marchio di vino francese La Vieille Ferme (by Famille Perrin), aprono “Coq au Vin”, un wine bar pop up a Shoreditch, quartiere creativo per eccellenza della capitale britannica. L’iniziativa, attiva dal 28 al 31 agosto, non è solo un evento gastronomico: è un’operazione di marketing costruita attorno a un gioco di parole diventato, negli anni, un vero e proprio patrimonio del brand. La collab tra cibo popolare e mondo enologico “alto” genera un effetto sorpresa, perfetto per i social (molto più di una promozione classica), e può forse rappresentare un’ispirazione per rilanciare i consumi di vino, soprattutto tra i giovani, in un momento storico e congiunturale complicato.
Tutto nasce da un’etichetta, La Vieille Ferme, marchio vinicolo della Valle del Rodano fondato da Famille Perrin (proprietaria di Château de Beaucastel e membro della prestigiosa associazione Primum Familiae Vini), che ha da sempre un gallo stampato sulle bottiglie. Il pubblico anglosassone, con quella capacità tutta britannica di trasformare tutto in soprannome, ha iniziato a chiamarlo semplicemente “Chicken Wine”, il “vino del pollo”. Un’etichetta nata per caso che il marchio ha saputo cavalcare invece di correggere, arrivando già nel 2024 a un rebranding temporaneo in cui La Vieille Ferme si è letteralmente trasformata in “Chicken Wine” per un lancio in edizione limitata.
Adesso KFC ha completato il cerchio: se si chiama già il “vino del pollo”, perché non affiancarlo davvero al pollo fritto più famoso del mondo? Da qui nasce “Coq au Vin”, nome che gioca ironicamente anche con il celebre piatto della tradizione francese. L’abbinamento non è lasciato al caso: il menu propone tre pairing precisi, pensati come un vero percorso di degustazione. Il Popcorn Chicken viene servito con uno spumante rosé, le Hot Wings con La Vieille Ferme Rouge, mentre le Original Recipe Tenders possono essere accompagnate a scelta dal rosé o dal bianco. Per l’occasione torna anche l’etichetta speciale “Chicken Wine”, disponibile in esclusiva durante l’evento.
Del resto “Coq au Vin” non è un caso isolato nel panorama del marketing alimentare. Per esempio Greggs, la più nota catena britannica di panetterie e prodotti da forno veloci, fondata nel 1939 e con oltre 2.600 punti vendita dislocati in tutto il Paese, nel 2024 ha aperto il suo primo Champagne Bar a Newcastle. Per due mesi i celebri sausage roll (involtini di pasta sfoglia e salsiccia, considerati un tipico cibo popolare) sono stati serviti accanto a calici di Champagne, in un ambiente ispirato ai bar parigini degli anni Venti. Il successo è stato tale che la collaborazione è proseguita: prima con “Bistro Greggs”, pop-up di alta cucina con gli stessi prodotti da forno, poi nel 2025 con un pub a tema, il “Golden Flake Tavern”, sempre nello stesso store. In ogni caso lo schema è identico: un brand percepito come economico e popolare che si accosta, anche solo per qualche settimana, ad un mondo di consumo percepito come esclusivo, generando un cortocircuito mediatico immediato.
Il denominatore comune di queste iniziative è la capacità di generare copertura social spontanea, a fronte di un investimento contenuto e di una durata volutamente limitata. La scarsità temporale - pochi giorni, poche settimane, un solo locale - alimenta sia il desiderio di partecipare, sia la conversazione online, mentre la partnership con un marchio del mondo del vino permette a catene percepite come basic di associarsi, anche solo per gioco, a un immaginario più ricercato. Per il settore vitivinicolo, dal canto suo, operazioni come questa rappresentano un modo per raggiungere un pubblico più giovane e meno abituato al consumo tradizionale di vino, portandolo a scoprire nuove etichette attraverso un contesto informale e divertente, lontano dalla solennità delle enoteche. Che si tratti di un rosé abbinato al pollo fritto o di Champagne servito con un sausage roll, il messaggio di fondo resta lo stesso: il vino, per conquistare nuovi consumatori, deve saper uscire dai propri codici tradizionali. E il fast food, dal canto suo, ha capito che la strada più breve verso la notorietà passa anche da un’idea capace di stupire, prima ancora di essere assaggiata.

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