Protagonista assoluto della “galassia Prosecco”, locomotiva dell’export enoico del Belpaese, il Prosecco Doc - il cui Consorzio abbraccia 28.100 ettari di vigneti, 12.322 viticoltori, 1.110 aziende vinicole e 350 case spumantistiche, distribuiti su 5 province della Regione Veneto (Treviso, Belluno, Padova, Venezia e Vicenza) e 4 province della Regione Friuli Venezia Giulia (Gorizia, Pordenone, Trieste e Udine) - è uno dei simboli dell’enologia italiana, tra i più affermati all’estero. Così è anche in Oriente e, in particolar modo in Corea del Sud, mercato che per l’export del vino italiano, nel 2025, ha avuto un valore di 49,3 milioni di euro, secondo i dati Istat analizzati da WineNews. E proprio nella capitale, Seoul, il Prosecco Doc ha incontrato la vivace scena gastronomica della metropoli con “Uncorking Prosecco Doc” 2026, il progetto promosso dal Consorzio del Prosecco Doc per raccontare al pubblico coreano una visione dell’Italia fondata sull’ospitalità, sulla convivialità e sull’arte del buon vivere.
In Corea, questi valori trovano una particolare sintonia con un mercato dinamico e sofisticato, sempre più orientato verso esperienze lifestyle premium, ma al tempo stesso profondamente attento ai momenti di socialità, alla condivisione e al piacere di scoprire nuove espressioni di gusto e cultura. D’altronde l’interesse del mercato sudcoreano per il Prosecco Doc continua a crescere. Il presidente del Consorzio del Prosecco Doc, Giancarlo Guidolin, ha dichiarato che “la Corea del Sud si conferma un mercato dinamico e potenzialmente strategico per la nostra denominazione, come testimonia la crescita del +9,8% delle vendite registrata tra gennaio e aprile 2026. Con la campagna “Uncorking Prosecco Doc” 2026 puntiamo a consolidare questo posizionamento d’eccellenza e ad ampliare ulteriormente le nostre opportunità commerciali e distributive. Attraverso la collaborazione con oltre 35 ristoranti, masterclass formative per gli operatori del settore e le prestigiose sinergie con partner del mondo della moda e della cultura, il Prosecco Doc si propone non solo come bollicina di eccezionale qualità, ma come il vero ambasciatore del moderno stile di vita italiano in Corea”.
Attraverso la campagna “Uncorking Prosecco Doc”, Prosecco Doc conferma, infatti, il proprio ruolo di autentico ambasciatore culturale dell’Italia nel mondo: accessibile, ma elegante, contemporaneo, ma profondamente legato alla tradizione, raccontando con coerenza e passione il proprio territorio, coniugando gusto, stile e identità in un’esperienza riconosciuta e apprezzata a livello globale. Il progetto ha preso il via il 31 agosto con un evento inaugurale al Conrad Seoul Hotel, dove gli ospiti hanno potuto scoprire la versatilità del Prosecco Doc attraverso degustazioni in abbinamento alla cucina coreana. Protagoniste, cantine come Biasiotto, La Gioiosa, La Marca, Serena Wines 1881, Tenuta Santomè e Torresella, che fino al 13 settembre sono presenti in oltre 35 tra ristoranti e bar d’eccellenza della capitale coreana, presentate attraverso percorsi gastronomici dedicati, pensati per valorizzare sia le specialità della tradizione coreana sia la cucina italiana, da sempre particolarmente apprezzata nel Paese, creando un dialogo tra culture e sapori all’insegna dell’eccellenza enogastronomica.
Tra i ristoranti aderenti figurano alcune delle realtà più interessanti e rappresentative della scena gastronomica di Seoul. Accanto a indirizzi iconici della ristorazione coreana come “Won Grandma Bossam”, storico marchio fondato a Seoul nel 1975 e riconosciuto come uno dei principali interpreti della tradizione del bossam, la celebre specialità a base di maiale servita con kimchi e contorni tipici, presente con oltre 200 punti vendita in Corea, partecipa all’iniziativa anche Bistro Anthro, guidato dalla chef Areum Yoon, nota al grande pubblico per la partecipazione a MasterChef Korea 1, Culinary Class Wars 2 e MasterChef Asia 2026, nonché protagonista della Prosecco Doc Chef Residency Corea svoltasi a Milano lo scorso luglio. Tra le personalità presenti anche chef Jang Hanyi, alla guida del ristorante che porta il suo nome, e chef Choi Ji Hyung del ristorante Leebukbang, inserito nella Guida Michelin, entrambi concorrenti della celebre serie Netflix Culinary Class Wars. La presenza di questi chef testimonia il crescente dialogo tra l’alta cucina coreana e il Prosecco Doc, sempre più apprezzato come partner versatile negli abbinamenti gastronomici internazionali.
Il programma prevedeva, inoltre, 4 masterclass dedicate ai professionisti del settore horeca, sommelier, buyer e operatori specializzati, guidate dagli esperti Sungjin Kwak, Miyeon Hong, Luke Kim e Jaejun Kim. Gli incontri approfondiscono le caratteristiche distintive del Prosecco Doc e le sue potenzialità negli abbinamenti gastronomici, offrendo ai partecipanti un’occasione di formazione e confronto altamente qualificata. Le masterclass si sono svolte in prestigiose location della capitale coreana, tra cui Mishmash, un tradizionale e caratteristico hanok coreano, Cmb Wine Experience, Jl Dessert Bar e Negroni Seoul.
La presenza del Prosecco Doc a Seoul è proseguita anche in una serie di collaborazioni con importanti appuntamenti culturali e lifestyle della capitale coreana. Il 1 settembre il Prosecco Doc è stato, infatti, protagonista di “Italy at Frieze Seoul - The Golden Trace”, iniziativa organizzata dall’Ambasciata d’Italia e dall’Istituto Italiano di Cultura in occasione della prestigiosa fiera internazionale d’arte Frieze Seoul. Inoltre, la denominazione sarà nuovamente Official Sparkling Wine Partner della terza edizione di “Milan Loves Seoul”, progetto che promuove lo scambio tra Italia e Corea del Sud attraverso moda, creatività e innovazione nella “Seoul Fashion Week”. Attraverso degustazioni dedicate, momenti di networking e attività rivolte a buyer, stampa, influencer e operatori del settore, Prosecco Doc consoliderà la propria presenza presso un pubblico internazionale altamente qualificato, confermando la naturale affinità tra le sue bollicine e i contesti contemporanei del fashion e del lifestyle premium.
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